Il viaggio musicale di Linfante, la nostra intervista3 min read

Marco Meniconi Letizia Fiorelli ed Enrico Guarducci | 04-11-2016 | Cultura

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“Piccolo e malato” è il nuovo EP di LinFante per La Fame Dischi in collaborazione con Sinusite Records e Winter Beach. Cinque brani che racchiudono la storia dell’autore, il viaggio, il cambiamento dalla giovinezza nel borgo natale fino a tuffarsi nel buio del mondo esterno dove tutte le proprie certezze decadono. L’EP sembra una metafora di tutta la propria vita e carriera artistica, una sorta di diario di bordo. LinFante nasce a Cremona e nel 2009 inizia il suo percorso artistico che lo ha visto esibirsi in tutta l’Italia fino a decidere di stabilirsi in Spagna per condurre una nuova vita. Ma la scena musicale italiana lo richiama a sé, a Roma, dove ora vive. Di seguito, la nostra intervista in esclusiva per il giornale universitario di Perugia.

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A quanto pare la tua vita è un viaggio tra varie città e stili di vita. Quanto questo ha influito sulla tua vita privata e quanto invece sulla carriera?
Se decidi di muoverti, conoscere nuovi mondi lasciandotene dietro altri, devi mettere in conto che perderai qualcosa (a volte anche qualcuno) e che dovrai rincominciare tutto da capo. Sono un irrequieto, non posso cambiare la mia natura.

L’amore, quello un po’ nostalgico, è un filo conduttore nelle tue canzoni: quali donne e storie hanno influenzato quest’album?
Più di una donna e più di una storia mi hanno spinto a scrivere le canzoni di questo disco. Parliamo di qualche anno fa, dei miei vent’anni, quando vedevo nell’amore, insieme alla musica, l’unica via d’uscita da un’esistenza opprimente, macchiata da un’ipocrisia diffusa ovunque. Queste canzoni oggi mantengono lo stesso significato, non sono mai guarito.

Il tuo album è composto da 5 canzoni: c’è un motivo dietro questa “consistenza”?
Sono le cinque canzoni che chiudono un ciclo, quello del mio primo album “Non mi piace niente”. Le suono da diversi anni, in giro, ma per vari motivi non le avevo ancora registrate (a parte “Una pianta carnivora mi ha detto che non mi ami più”, ora reincisa per “Piccolo e malato”, che compariva come ultima traccia nell’album “Duende” dei Sydrojé – mia band).

Al tuo album hai dato il nome “Piccolo e Malato”: come mai questa scelta? Qual è la canzone alla quale sei più legato?
Faccio molta fatica a scegliere una sola canzone, sono legato a tutte, a ognuna per un motivo diverso. “Piccolo e malato” non è solo una raccolta di canzoni, ma i miei vent’anni in musica. L’ho chiamato così perché rispecchia la mia attitudine nei confronti dell’esistenza: mi sento piccolo e costantemente contro, schiacciato dalla prepotenza del mondo, e malato, inadeguato a questo assurdo gioco.
Promuoverai live il tuo album? Quali viaggi ti aspettano?
Sì certo, ho già iniziato a farlo e non vedo l’ora di continuare. Mi aspetto di portare la mia musica il più lontano possibile. Ultimamente sono molto affascinato dalle piccole realtà, dove vivono e lavorano tante persone appassionate di musica con la voglia di dare spazio agli artisti emergenti.