IL MEGA GASDOTTO NEL CUORE VERDE D’ITALIA4 min read

Daniele Silvestri | 20-06-2018 | Attualità - Locale - Nazionale

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Giunti nel 2018 sarebbe forse il caso di iniziare a ridisegnare la politica energetica, con l’obiettivo di svincolarsi gradualmente dalle fonti fossili. Ma se da una parte il buon senso e gli accordi di Parigi dovrebbero spingere in questa direzione, dall’altra c’è chi ha in progetto nuovi gasdotti di grandi dimensioni per l’Italia. E’ infatti giunto quasi alle fasi finali l’iter autorizzativo per un tubo da 120 centimetri di diametro che percorrerà centinaia di chilometri della fascia appenninica, trasportando gas a 75 bar di pressione. Partirà dalla Puglia per arrivare sino alla periferia di Bologna attraversando tutte le zone più sismiche del centro Italia: da Sulmona e L’Aquila, fino ai territori di Amatrice, Cascia, Norcia, Visso, Colfiorito, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e Gubbio. Il tracciato toccherà tre parchi nazionali (tra cui quello dei monti Sibillini) e tantissime zone dall’inestimabile valenza naturalistica e storico-artistica.

I lavori di costruzione arrecherebbero un danno ben visibile al paesaggio, il rischio di esplosioni, quando il gasdotto sarà a regime, potrebbe mettere in pericolo gli abitanti che risiedono a ridosso di esso. Le zone agricole e boschive potrebbero subire conseguenze drammatiche per ambiente e biodiversità, con inevitabili ricadute anche sull’economia locale. L’elevata sismicità delle zone interessate dal tracciato non farebbe altro che incrementare fortemente questi rischi.

Altopiano di Cesi e Colfiorito la cui valle sarà attraversata dal gasdotto

Eppure tutto ciò sembra non esser preso in considerazione dalla Snam, società costruttrice dell’opera, e neanche dagli ultimi governi, decisi a consentire la realizzazione del progetto. Sì, perché chiaramente si tratta di un’opera “strategica”!             Strategica in quanto volta ad aprire il cosiddetto corridoio sud del gas insieme al contestatissimo gasdotto TAP (Snam possiede il 20% delle quote di TAP), che dall’Azerbaijan porterà il gas in Puglia. In poche parole il gasdotto della Snam riceverà il gas azero dal TAP e lo porterà nel nord Italia, dove il gas sarà a sua volta immesso nella rete europea. A questo punto però sorge una domanda: le opere sono strategiche perché abbiamo bisogno di più gas? Per rispondere basta consultare il sito del Ministero dello Sviluppo Economico e verificare l’andamento dei consumi in Italia: se nel 2005 abbiamo raggiunto il picco massimo arrivando a consumare 86 miliardi di standard metri cubi di gas, dall’anno successivo è iniziata una lenta diminuzione, tanto da arrivare nel 2014 ai 61 miliardi di SMC. Attualmente i consumi si sono assestati intorno ai 70 miliardi di SMC annui.

Immagini dal cantiere in Puglia

Chiaramente Snam prevede un rialzo della domanda interna per gli anni a venire; secondo le sue previsioni, infatti, i consumi subirebbero un graduale incremento fino a raggiungere, nel 2035, quota 83,5 miliardi. Ora, pur prendendo per buone tali previsioni, ci chiediamo perché le infrastrutture che per anni ci hanno garantito approvvigionamenti per 84 mld di SMC non potrebbero garantirci, nel 2035, un quantitativo di poco minore. Tra l’altro sarebbe da far notare che le previsioni di Snam, mentre danno in riduzione i consumi del settore industriale, prevedono un sensibile aumento nel settore termoelettrico: ma come? proprio il settore in cui le rinnovabili possono da subito intervenire per abbattere il fossile!?

Qui però la Snam e l’ormai ex governo risponderebbero che i nuovi gasdotti sono comunque necessari per diminuire la dipendenza dal gas russo e per aumentare la diversificazione degli approvvigionamenti. Peccato che l’Azerbaijan abbia rapporti strettissimi con la Russia e che il governo azero sia accusato dagli osservatori internazionali di violare i diritti umani fondamentali. L’ Azerbaijan è inoltre finito al centro di un’inchiesta giornalistica condotta dall’OCCRP (organized crime and corruption reporting project) dalla quale emergerebbe un inquietante giro di tangenti pagate, attraverso conti off-shore, da soggetti riconducibili al governo azero a politici europei (di ciò parlò anche “Report” nel 2016 in una puntata intitolata “Caviar democracy”).

Insomma, la strategicità dell’opera sembra esserci solo per Snam, che farebbe dell’Italia un hub del gas, mentre territorio e cittadini si farebbero carico dei rischi che questo comporta. Purtroppo l’attenzione mediatica sul tema è molto bassa e pertanto le popolazioni interessate non sono adeguatamente informate. Eppure è fondamentale opporsi alla realizzazione di quest’opera, come tra l’altro hanno già fatto vari enti locali esprimendo parere negativo a quest’ultima.

Visto che attualmente non sono ancora arrivate le autorizzazioni definitive (fatta eccezione per la centrale di compressione di Sulmona) e visto che la decisione finale passa ora al nuovo governo, noi cittadini abbiamo il dovere e la possibilità di far sentire la nostra voce. A questo proposito stanno lavorando le associazioni studentesche di Perugia, che hanno indetto una conferenza giovedì 28 giugno alle ore 21 presso Umbrò, in via Sant’Ercolano, cui parteciperanno la giornalista Elena Gerebizza, autrice di inchieste sulla questione, l’ingegnere Alessandro Manuelli e il geologo Francesco Aucone, esperti in materia e in possesso di informazioni utili per comprendere gli impatti ambientali e lo stato degli iter istituzionali. L’Italia è un paese che, per ricchezza naturale e culturale, non può permettersi di diventare un crocevia del gas!

 

(immagine in evidenza: costruzione del gasdotto in Grecia, fonte: https://www.recommon.org/tapcorridoio-sud-del-gas-la-spinta-di-fine-anno/ )


Daniele Silvestri

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