IL KURDISTAN: TERRA RIVENDICATA, PER NULLA ASCOLTATA10 min read

Alessio Smacchi | 21-11-2015 | Internazionale

Le vicende storico politiche in questa area sono molteplici e fanno emergere l’esigenza di conoscere più a fondo tanti aspetti. Tutt’oggi è impossibile dotare il Kurdistan di confini ben precisi, anche perché si tratta più che altro di una questione politica. Aggiungiamo che poi tali conflitti coinvolgono anche interessi economici, è opportuno fornire una breve sintesi storica che ha portato alla definizione di questi scenari. La regione del Kurdistan è divisa fra quattro stati

Turchia, Iran, Iraq e Siria.

Storicamente i rispettivi governi, non hanno quasi mai riconosciuto le varie minoranze curde, e spesso sono state oggetto di una politica di disprezzo, violando numerosi diritti umani, tra i quali il più rivendicato, il principio di autodeterminazione.

Per questo è opportuno analizzare le seguenti domande:

  • Il popolo curdo può legittimamente aspirare a questo titolo?
  • Come è possibile non considerare come popolo una comunità che occupa 250.000 Kmq per un totale di 13 milioni di persone?

Le rivendicazioni di autonomia del Kurdistan hanno istanze politiche, ma anche religiose, linguistiche e culturali. Il popolo curdo può aspirare in teoria a questo diritto, perché possiede una propria identità etnica e una tradizione storica comune, ma il principio è applicabile ai popoli soggetti ad una potenza coloniale, al dominio straniero, non per una popolazione residente all’interno di uno stato sovrano, dotato di un governo oppressivo ed autoritario. Tutto iniziò nel 1922, con il trattato di Losanna, dove i territori abitati dalla popolazione di etnia curda vennero divisi fra i quattro stati detti in precedenza. E gli venne conferito lo status di minoranza.

Ora andremo ad analizzare i principali attori di questo scenario

 

PKK: È un movimento politico di estrema sinistra che dal 1984 al 2013 ha combattuto un’insurrezione contro il governo turco. Nel conflitto l’esercito turco ha compiuto numerose violazioni dei diritti umani, come l’espulsione di centinaia di migliaia di curdi dai loro villaggi, arresti ed esecuzioni arbitrarie. Da parte sua il PKK ha adottato tattiche tipiche dei movimenti terroristici: assassinii mirati, uccisioni per rappresaglia e attentati in luoghi pubblici.

PDP: Il PDP è un partito moderato e In passato ha spesso svolto il ruolo di mediatore tra PKK e governo turco e il ruolo del suo leader Selhattin Demirtas è stato ritenuto da molti fondamentale per il raggiungimento del cessate il fuoco del 2013.

KRG: È il governo della regione autonoma del kurdistan iracheno, formalmente sottoposto al governo di Baghdad, ma di fatto praticamente indipendente. I famosi “peshmerga” sono l’esercito del KRG (è un errore utilizzare questa parola per indicare i miliziani dell’YPG e del PKK). A differenza degli altri gruppi curdi, il KRG ha relazioni stabili con la Turchia e un rapporto ambiguo, non sempre di amicizia, nei confronti di YPG e PKK.

YPG: È il braccio armato del partito curdo che governa il Rojava, la regione della Siria settentrionale dove abita la maggior parte dei curdi siriani. L’YPG ha forti legami ideologici con il PKK curdo e in passato diversi miliziani di quest’ultima organizzazione hanno combattuto in Siria. I principali nemici dell’YPG sono i ribelli siriani islamisti e in particolare l’ISIS che nel 2014 ha cercato senza successo di conquistare Kobane, una delle città più importanti nelle mani dell’YPG

Ora andremo ad analizzare di come il principio di autodetrminazione curdo è stato spesso oggetto di contenzioso tra i vari stati dove sono presenti le minoranze curde

I CURDI IN TURCHIA: È la parte più grande del Kurdistan, occupante un terzo dell’attuale repubblica turca. È la regione economicamente e socialmente più depressa dello stato. La posizione ufficiale della Turchia può essere nel discorso tenuto nel Maggio del 1971 dal primo ministro Nihat Erim.

“Non accettiamo altra nazione abitante la Turchia se non quella turca. Come possiamo vedere c’è una ed una sola nazione in Turchia: la nazione turca. Tutti i cittadini che vivono in varie parti dello stato sono soddisfatti di essere Turchi”.

Per dare concretezza alle parole, si posso riportare numerosi esempi. Ad esempio nel 1938 circa 70.000 curdi sono stati uccisi nel processo di turchificazione. Nel 1978 assistiamo alla nascita del PKK, identificato subito dalla Turchia come una organizzazione terroristica. Il leader è Abdullah Ocalan. Oltre che con il governo turco dal 2013, il PKK è impegnato nella lotta armata contro lo stato islamico assieme ai pashmerga curdi; il partito è anche famoso per la sua difesa convinta dei diritti delle donne e la sua forte contrarietà al fondamentalismo islamico. Come ulteriore prova della negazione del principio di autodeterminazione, il governo turco ha ordinato unilateralmente la costruzione di una diga nella zona curda, la diga di Ilisù, che causerebbe linondazione di più di 33 Kmq di terreno lungo il Tigri, compresi 101 paesi e città curde. I lavori sono completati all’80% e più di 16.000 curdi hanno potuto lasciare le proprie case grazie al PKK.

I CURDI IN IRAQ: Sono il 17% della popolazione irachena, stanziati nel nord-nordest della regione. Essi hanno subito e subiscono tuttora le repressioni di più ampia portata, ma hanno sempre mostrato di avere le resistenza più matura ed organizzata. I rapporti tra lo stato iracheno e i curdi hanno subito delle variazioni secondo il regime di governo. Di nota sono le rivolte capeggiate dai fratelli Barzani, che riuscirono a battere le truppe irachene e a controllare le regioni desrcitte in immagine. La repubblica cessò di esistere a causa della R.A.F e Mustafà Barzani esiliò in Russia per 11 mesi. Al suo rientro venne formato il Partito Democratico Turco (PDK), fondamentale per il colpo di stato nel 1958 che portò il generale Kassen ad un miglioramento della condizione curda in Iraq. Barzani ritornò dall’esilio e il PDK venne legitimato e nella costituzione venne riconosciuta la compartecipazione curda allo stato Iracheno. I rapporti andarono in frantumi tra il 1961-1975, quando ebbero luogo cinque guerre curdo-irachene che terminarono con l’imposizione irachena di Al-Bakr come presidente della repubblca e Saddam Hussein come suo vice. Il 1980 si aggravò ulteriormente la posizione curda; iniziò una campagna di distruzione sistematica di villaggi e campagne, anche con l’uso delle armi chimiche. L’obiettivo finale iracheno era quello di impossessarsi dei giacimenti petroliferi di Mosul e Kirkuk. Con lo scoppio della guerra del Golfo nel 1990, in Iraq si assiste alla guerra civile tra Il PDP di Bazani e lUPK di Jalal Talabani per affermare il proprio controllo nell’unico lembo di terra libera, facendo il gioco sia dei turchi che dell’Iraq.

I CURDI IN IRAN: Possiam
o dire che la situazione curda in Iran si avvicina molto a quella turca. Hanno subito numerose ondate repressive da parte del governo e si è assistito alla nascita del partito gemello del PKK, il PJAK nel 2004 (The party for a free life in Kurdistan). Forte è il movimento separatista in Iran, ma il governo, nonostante la sua strenua opposizione al riconoscimento della minoranza curda in Iran, non ha mai utilizzato un livello di brutalità paragonabile a quello turco. In linea con gli obbiettivi del PKK, il PJAK ha enunciato il suo piano a lungo termine al fine di stabilire una regione autonoma dentro lo stato iraniano, concentrandosi nel rimpiazzare la teocrazia iraniana con un governo democratico e federalista nel quale proteggere la minoranza curda. La guerra che iniziò nel 2004 è ancora in corso.

I CURDI IN SIRIA: I Curdi sono il 5% della popolazione siriana, per un totale di 600.000 persone, questo fa di loro la più grande minoranza etnica del paese, sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est del paese, ma sono presenti anche in maniera significativa sia ad Aleppo che a Damasco. Il 12 marzo 2004 a Qamişlo, durante una partita di calcio le forze governative siriane aiutate dai nazionalisti arabi hanno attaccato con violenza i curdi. Nel corso di questi scontri una trentina di curdi sono stati uccisi, centinaia feriti e imprigionati. Le manifestazioni di protesta sono durate per dieci giorni; in seguito a questi tragici eventi i curdi hanno deciso di organizzarsi nel modo che ha portato agli sviluppi attuali. Il Partito dell’Unità Democratica (PYD) è stato fondato nel 2003 e, nello stesso periodo, sono state poste le premesse per la fondazione delle Unità di Difesa del Popolo (YPG). Il PYD – che è la più grande delle forze politiche della regione – rilevando, dopo diversi incontri, una concreta evoluzione, si è riunito all’Assemblea del popolo del Kurdistan occidentale e ha formato con altri sedici partiti curdi l’Assemblea nazionale curda della Siria (ENKS). A seguito di questo importante incontro, che si è tenuto l’11 luglio a Erbil, nel Kurdistan meridionale, le due assemblee hanno deciso di lavorare insieme e hanno annunciato ufficialmente il 24 luglio la fondazione dell’Alto Consiglio Curdo.

Questa nuova situazione è stata ben accolta a livello internazionale.Funzionari del Consiglio hanno avuto l’opportunità di condividere la loro visione politica con l’opinione pubblica internazionale durante le visite nei paesi europei. I più importanti sviluppi diplomatici sono avvenuti nel maggio 2013, quando, su proposta del PYD, l’Alto Consiglio Curdo è stato ufficialmente invitato a partecipare alla Conferenza di Ginevra, alla quale hanno partecipato gli Stati Uniti, la Russia, l’Unione europea e le forze dell’opposizione siriana. I curdi, la cui esistenza non è stata fino ad ora riconosciuta, potranno partecipare per proprio conto a una piattaforma internazionale e finalmente essere riconosciuti come comunità.

Alcune delle più importanti vittorie contro l’ISIS sono state ottenute proprio dai curdi. In siria l’YPG respinse l’attacco a Kobane e nei mesi successivi è riuscito a conquistare gran parte della Siria. Questo però non significa che i curdi siano disposti a combattere l’ISIS ovunque e in ogni momento; tutte queste vittorie sono avvenute durante la riconquista dei territori curdi o per conquistare luoghi strategici per la loro difesa. Di fatto sia L’YPG che i Peshmerga hanno finora dimostrato meno interesse nel liberare territori a maggiornaza araba.

Perché la Turchia attacca i curdi e contemporaneamente anche l’ISIS?

Secondo molti esiste una contraddizione nel fatto che la Turchia stia attaccando contemporaneamente l’ISIS e i curdi, cioè i principali avversari dello Stato Islamico. In molti, in particolare curdi, spiegano questa situazione dicendo che in realtà la Turchia sta solo facendo finta di attaccare l’ISIS, mentre concentra tutti i suoi sforzi contro il PKK. È vero che i curdi hanno subito la maggioranza degli attacchi aerei in questi giorni, ma sono oramai settimane che la Turchia ha iniziato un vero e proprio giro di vite nei confronti dell’ISIS e dei suoi simpatizzanti, bloccando il confine con maggior decisione e arrestando centinaia di persone. La Turchia ha inoltre concesso la base aerea di Incirlik agli aerei americani e questo migliorerà notevolmente la capacità statunitense di attaccare l’ISIS.

Inoltre bisogna sottolineare che i curdi del PKK sono stati impegnati soltanto in maniera secondaria contro l’ISIS rispetto all’YPG e al KRG e queste ultime due forze non sono state attaccate dall’esercito turco (anche se sembra che l’YPG si stato oggetto di un singolo attacco, compiuto forse per errore). Probabilmente dietro le ragioni dell’attacco turco all’ISIS c’è la pressione degli Stati Uniti e la necessità di mostrare all’opinione pubblica interna la mano ferma del governo dopo l’attacco di Suruc. Da tempo il partito nazionalista turco MHP erode la base elettorale di Erdogan accusandolo di non aver combattuto abbastanza l’estremismo islamico e, soprattutto, di aver concesso troppo ai curdi. Mostrando la sua faccia feroce all’ISIS e ai curdi, Erdogan probabilmente sperava di recuperare i voti dell’estrema destra necessari a vincere le elezioni. Da come abbiamo visto, tutto ha funzionato come programmato.

Va trovato un punto d’equilibrio giusto tra le rivendicazioni curde all’autodeterminazione e la sovranità degli Stati. È ineludibile il coinvolgimento degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’ONU. L’Europa può fornire un contributo importante per la soluzione della questione curda, anche perché coltiva una politica di alleanza con la Turchia e perché in Europa vivono circa 4 milioni di Curdi. L’Europa può contribuire alla stabilizzazione della regione, considerato che a livello internazionale ha un peso politico ed economico di assoluto rilievo. Da parte loro, i Curdi sanno ciò che vogliono. Si sono liberati, grazie a una lotta decennale, dal loro ruolo di vittime in balia di forze dell’area e mondiali, stanno combattendo strenuamente e si stanno trasformando in consapevoli soggetti della politica nel Medio Oriente.


Alessio Smacchi

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