I 6 tipi umani che incontri in biblioteca4 min read

Micaela Chiagano | 05-12-2015 | Tipi Umani

Dalla notte dei tempi, se pensi ad uno studente universitario il primo ambiente che si delinea nella tua testa è l’Urban. Ah no. Il Mercoledì Rock? …forse no. Vediamo… il Bangla e il suo vino disintegra-fegato? No? Ah! La Biblioteca! Pile di volumi ordinatamente incasellati tra le mensole di un bunker antiatomico a prova di gioia e giubilo. Se è inverno, non te ne accorgi. Se è estate, non te ne accorgi. Se vivi a Perugia, in ogni caso piove, quindi sticazzi. Fatto sta che la temporanea convivenza con decine di sconosciuti in uno spazio relativamente ridotto porta a fare delle riflessioni (soprattutto se davanti a te troneggia la scritta “VESCICA SPASTICA”). Ecco quindi che vi propongo quali sono i sei tipi umani che rischiate di incontrare in biblioteca.
Immaginate la biblioteca in piazza Morlacchi (quella di Lettere, per intenderci). Immaginate questa grande struttura seminuova, semisilenziosa, semicarina. Immaginate che siano le 8.30, la testa di una ragazzetta assonnata spunta incerta dal bancone all’ingresso. 

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Il primo che incontrerete è lui, il SECCHIONE. E lì, trasuda ansia da tutti i pori, l’occhio assatanato alla ricerca del posto migliore per dare inizio alla sua maratona di studio. Croce e delizia dei fisioterapisti, ortopedici e posturologi (per le versioni un po più hippie e un po meno avvezze alla cultura scientifica), lo trovi chino sul suo manuale, no-stop. La versione più avanzata è quella cateterizzata (tuseipazzoio3minutiemezzopermingerenonlisprecoooooh). Sostanzialmente il secchione è il più innocuo. Non parla, non sporca, non si muove, alimenta un sano senso di colpa nella folla circostante che ti spinge a guardare con sospetto quella “vescica spastica” che ti ritrovi sul foglio.

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Tuttavia, siccome sono una persona difficilmente influenzabile, ecco che vi presento il secondo tipo. La STRAFIGA. Ad onor di cronaca è una femmina eterosessuale che vi parla, quindi la mia analisi verterà soprattutto su quanto di merda ti facciano sentire quelle che tutte le sacrosante mattine si svegliano col capello di seta e il culo di marmo. Entra, la pioggia non le ha increspato manco il pelo del cappuccio, diffonde una fragranza di balsamo e lillà, si guarda intorno togliendosi il cappotto. Spunta fuori una Chiara Ferragni de n’oantri, lo stile sprizza da tutti i pori. Tu quel giorno, invece, hai ben pensato di rubare un saio della linea S. Francesco couture. A quel punto la tua parte oca si sente triste, ferita. Cerchi il supporto morale del secchione, ne vedi solo il cuoio capelluto.

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Colpita nell’orgoglio volgi lo sguardo verso l’ala est della stanza in cerca di conforto e spunta lui, il campione dei campioni. QUELLO CHE GUARDA LE SERIE IN STREAMING. Sta lì con i cuffioni e una linea di autismo sulla faccia. Per lui la matricola universitaria e la password della segreteria online sono solo una porta per il paradiso. “Cazzomene del SOL, ce sta deuolchindedd, zì”. Con questa specie è impossibile stabilire un contatto umano, tuttavia il mio animo da cialtrona prova sempre tanta simpatia per ‘sti soggetti.

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 Il momento-empatia e le mie nobili riflessioni vengono interrotti da un vociare molesto. È lì. IL TENORE SORDO. Parla, parla ad alta voce, noncurante degli sguardi assassini del secchione, del broncio da cerbiatto della strafiga, delle imprecazioni dello streaming addicted (“porcoddue manco l volume salza”). Lui è lì e parla, generalmente ad un ascoltatore imbarazzato che cerca di dissimulare con un sorriso spiritato la voglia di infilargli una palla in bocca. Oppure risponde al telefono. “A maaaa t’ho detto che non me devi rompe er cazzo sto a studià” Rientrano (a mio avviso) a buon titolo nella categoria “bestie strappate alla giungla e inserite sommariamente in società”.

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Esiste anche un sottoinsieme del tenore sordo e ne fa parte QUELLO CHE RIPETE AD ALTA VOCE. La sua presenza è segnalata da un ronzio costante e da un tripudio di mani gesticolanti. In pratica ti costringe ad assistere ad una lezione sulla coltivazione intensiva di cicoria in Papuasia, anche se non vuoi. Anche se non te ne frega una cippa. Anche se non sai cosa sia la cicoria e credi che “Papuasia” sia il titolo di un manga giapponese. Una variante di questa specie odiosa è rappresentata da quello che ripete sottovoce, che secondo me è ancora più irritante. Gutturali e dentali pronunciate sibilando emergono dal silenzio del bunker, ti sottraggono al quaderno per andare a solleticare la tua parte più curiosa. In sostanza lo senti parlare, ti infastidisce, ma non puoi nemmeno capire che dice (metti che stesse ripetendo, che ne so, la vescica spastica…).

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Infine c’è lui. Quello che non sai che faccia abbia, che quando arrivi è già lì, che addirittura varca la soglia della biblioteca prima del secchione. L’unico indizio, un quadernino striminzito di Monella Vagabonda. Vuoto. IL FANTASMA. Il fantasma semplicemente decide di essere non essendoci. E dimostra comunque più coerenza di tante persone. Incluse quelle che scrivono articoli facendosi i cazzi degli altri quando probabilmente dovrebbero studiare.

 

vignette a cura di Anna Di Prima


Micaela Chiagano

Micaela Chiagano

Inizia come collaboratrice con la rubrica “Tipi Umani” e diventa co-caporedattrice nel Gennaio 2017. Originaria di Eboli, oltre a condividere la terra natia con Cristo, studia Medicina ed è appassionata di letteratura e disegno.