GLI ATTENTATI DI MANCHESTER; IL CAMBIO DI STRATEGIA DELLO STATO ISLAMICO4 min read

Francesco Pisanò | 29-05-2017 | Attualità - Internazionale

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Gli attacchi terroristici di Manchester nella notte tra il 22 e 23 di maggio avranno certamente forti ripercussioni nel quadro di sicurezza europeo e mediterraneo. L’attentato, rivendicato dallo Stato Islamico, ha un principale messaggio: “non siete al sicuro”. L’intensificarsi delle stragi nel Vecchio Continente, sulla scia degli eventi di Parigi, Nizza, Bruxelles, Berlino, Istanbul, Stoccolma, Londra e Manchester ha un comune denominatore: colpire civili, ignari passanti.

La scelta della location e del target dell’attacco della notte tra il 22 e 23 di maggio non sono casuali. Innanzitutto, in concerti e spettacoli, momenti di relax e di gioia, l’attenzione alla sicurezza terroristica è notevolmente più bassa. Il palazzetto di Manchester rimane l’indoor più grande di Europa, con una capienza massima di 21.000 spettatori. Sarebbe semplice sfruttare il panico diffuso a seguito dell’attentato, che creerebbe un via di fuga cruciale per eludere le forze dell’ordine. Secondo, il target è emblematico. Colpire le giovani generazioni vuol dire colpire alla base l’assetto statale, colpire il futuro, creare un vuoto destabilizzante nello Stato. Uccidere figli, fratelli e nipoti vuol dire distruggere psicologicamente famiglie e scalfire il tessuto sociale in maniera duratura. Un attentato di queste proporzioni creerebbe un orda d’urto sociale e politica non indifferente, capace di influenzare e modificare decisioni governative.

Il metodo d’attacco e la dinamica, inoltre, fanno anche intuire una lunga preparazione ed organizzazione dell’attacco. Se inizialmente si è pensato ad un attacco suicida, la menomazione degli arti inferiori delle vittime e le prime foto trapelate dell’incidente hanno smentito questa ipotesi. L’attentato ha visto l’utilizzo del shrapnel, l’aggiunta di chiodi e dadi all’esterno dell’ordigno, al fine di migliorarne traiettoria e potenza. Una morte straziante, che rende l’attentato ancora più d’effetto e spettacolare agli occhi dell’opinione pubblica.

Le decisioni di politica estera che il governo britannico prenderà nei prossimi giorni saranno di estrema importanza e avranno ripercussioni importanti non solo sul Regno ma sull’Europa tutta. Come negli attacchi di Parigi al Bataclan, gli attentati terroristici potrebbero offrire a Theresa May una possibilità per rafforzare la propria leadership, potendo contare su una popolazione impaurita e con le spalle al muro che tenderebbe a stringersi attorno al proprio leader. Una debole ed insicura risposta potrebbe rappresentare un clamoroso autogoal politico per il partito conservatore della leader britannica, in piena campagna elettorale (al momento interrotta per gli attacchi) per le elezioni generali di giugno.

Viste anche le passate reazioni di leader europei ad attacchi terroristici, è possibile però tentare di prevedere le prossime mosse del governo britannico. Oltre ad un aumento del livello di sicurezza, cosa tempestivamente avvenuta[1], proprio come gli attacchi del 2015, è possibile prevedere un’intensificazione degli sforzi del Regno contro lo Stato Islamico nel Levante. Bisognerà, però, capire come questi verranno portati avanti, anche alla luce della già difficile crisi migratoria che vedrebbe un sicuro peggioramento in un Medioriente ancora più instabile.

Indipendentemente da ciò che Londra deciderà, è importante sottolineare che quello che può semplicemente sembrare un attacco ai valori occidentali e alla tranquillità europea nasconde una complicata verità; lo Stato Islamico sta perdendo rovinosamente perdendo terreno nel Levante.

Questi attacchi dimostrano l’intenzione del Califfato di spostare l’attenzione internazionale in Occidente dimostrando di poter ancora pianificare attacchi spettacolare dove e quando vuole, creando un clima di panico che attacca direttamente i difficili equilibri interni degli stati colpiti. Questo spiegherebbe il cambio di strategia dell’organizzazione, che spinge da tempo affinché i propri seguaci colpiscano nei loro paesi di appartenenza ed evitino di andare in Medioriente, dove la situazione deteriora sempre di più. Raqqa e Mosul, le due principali città del Califfato, sembrerebbero sul punto di cadere.

Un maggiore sforzo militare in Siria e la caduta dello Stato Islamico potrebbe, secondo questa teoria, portare ad un peggioramento delle dinamiche di sicurezza europee oltre che ad un deterioramento della già difficile situazione migratoria. La sconfitta del Califfato, data ormai per vicina, non risolverà le instabili situazioni della regione ma aprirà scenari ancora difficilmente prevedibili, a cui la Comunità Internazionale dovrà porre rimedio nei prossimi anni.

Gli attacchi di Manchester, dunque, si pongono come anello di congiunzione di un cambio di strategia e mentalità del Califfato. La difficoltà nel resistere alle pressioni internazionali nel Levante ha portato Daesh ad intensificare i propri sforzi di terrore nel Vecchio Continente. Sarà compito dell’Europa tutta tentare di neutralizzare queste minacce, soprattutto alla luce di uno scenario regionale post-ISIS.


[1] BBC, Manchester attack: UK terror threat level raised to critical, http://www.bbc.com/news/uk-40023488


Francesco Pisanò

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