Giornalismo per l’ambiente8 min read

Anna Mellino | 29-04-2019 | Festival del giornalismo

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Il Festival del Giornalismo quest’anno ha dato molto spazio alle tematiche ambientali. Come è stato sottolineato dai relatori nei loro interventi il giornalismo ambientale non riguarda soltanto notizie incentrate sul clima e sulla natura ma è molto più trasversale, abbraccia l’agricoltura, l’energia, le tecnologie. Ma come si deve approcciare un giornalista a questo tema senza sembrare né troppo sensazionalista o catastrofista né troppo ottimista o minimalista? Come bisogna rivolgersi alle persone per far recepire dei messaggi importanti per il futuro del pianeta? Quali sono gli interventi che si propongono di attuare gli Stati membri dell’Unione Europea e quelli delle potenze mondiali riguardo l’argomento? A questi ed altri quesiti hanno risposto persone del calibro di: Mauro Buonocore (Fondazione CMCC), Daisy Dunne (Carbon Brief), Emmanuel Vincent (fondatore Climate Feedback), Arthur Wins (Climate Traker), Vitalba Crivello (Parlamento Europeo), Angelo Romano (Valigia Blu), Guido Romeo (giornalista e scrittore), Bel Trew (The Indipendent), Sven Egenter (direttore del Clean Energy Wire), Louise Sarant (giornalista freelance), Wim Zwijnenenburg (project leader PAX), Nick Waters (Bellingcat).
Nonostante qualcosa stia cambiando negli ultimi tempi, dopo la pubblicazione dei dati sull’aumento delle temperature e la manifestazione ambientalista partita dall’iniziativa di Greta Thunberg, Friday for Future, da parte delle testate giornalistiche c’è una scarsa attenzione sugli argomenti riguardanti l’ambiente e la natura. I giornali ne parlano solo quando si tratta di eventi catastrofici come terremoti, alluvioni, frane, valanghe e per brevi periodi di tempo. Nel 2017, dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, come evidenzia Angelo Romano, fece notizia la dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti di non firmare l’accordo di Parigi ma, se non altro, questa dichiarazione riaccese nei media l’interesse verso l’ambiente. I giornalisti sono abituati a conoscere il fatto e cercarne le cause immediate, come per la finanza pubblica si cerca di dare la par condicio ma, non sempre tutto ciò è valido per le notizie ambientali perché le cause spesso non sono rintracciabili nell’immediato. Si passa dall’allarmismo con titoli come Climate disaster porn o mostrando foto ad effetto come l’immagine dell’Orso Polare in fin di vita che però non sempre si dimostrano scientificamente veritiere.
Proprio in merito alle notizie e al modo di fare giornalismo ne parla Guido Romeo, che con FACTA, un’organizzazione no profit con fini giornalistici e con sedi sia in Italia che negli Stati Uniti, si pone come obiettivo, molto ambizioso, di dare un metodo al giornalismo. Si propone di applicare il metodo scientifico al modo di fare notizia. Un’idea interessante che, se sfruttata bene, potrebbe fornire a chi si occupa di argomenti scientifici per fini giornalistici di avere lo stesso metro di chi invece lo fa da un punto di vista analitico.
Mauro Buonocore ha invece illustrato come lavora la Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), un ente di ricerca no profit, unico nel suo genere, in cui attraverso dei modelli gli scienziati ricostruiscono dei possibili scenari sul futuro dei cambiamenti climatici, su questi si effettuano ulteriori previsioni per cercare di prevedere come gli stessi possano impattare su varie settori: sull’economia e la finanza, sull’agricoltura, sul rischio riguardante i fenomeni meteorologici, sul dissesto idrogeologico, sull’Oceano. La peculiarità del CMCC è la multidisciplinarietà che si attua attraverso la coesione di vari scienziati da matematici, geologi, fisici, economisti.
Quando si parla di cambiamenti climatici si usano due pilastri: mitigazione e adattamento. La mitigazione riguarda tutte le politiche finalizzate alla diminuzione delle immissioni di CO2 e degli altri gas serra nell’atmosfera; l’adattamento che si fonda su due parole chiave: benessere e sviluppo sostenibile. Adattarsi ai cambiamenti climatici vuol dire garantire a noi e alle generazioni future il benessere, questo è possibile solo se siamo pronti a gestire i cambiamenti climatici che oggi e in futuro si potrebbero verificare.
L’ultimo report dell’ipcc ci ha detto che, dal punto di vista della mitigazione non stiamo lavorando molto bene, è un problema globale e se Cina e Sati Uniti non collaborano non riusciamo a risolvere il problema. L’adattamento invece ha una dimensione locale, riguarda principalmente i cambiamenti climatici che interessano il nostro territorio e, come tali, sono socialmente più sentiti perché impattano l’economia e le realtà che si possono vedere e toccare con mano. Su questo le politiche locali e le stesse aziende spesso si muovono tempestivamente e riescono ad arginare i possibili danni economici dovuti ai cambiamenti climatici. Spesso si usa il termine resilienza: diventare resilienti vuol dire spendere in infrastrutture.
La presenza di Vitalba Crivello, parlamentare europea e divulgatrice scientifica, apre nuove prospettive alla tematica sul clima. Oltre ad illustrare il progetto l’European Science-Media Hub, si parla di finanziamenti e prospettive future in ambito europeo sulle politiche climatiche. L’European Science-Media Hub nasce dall’esigenza di comunicare al meglio le informazioni scientifiche in termini qualitativi, si pone come obiettivo primario non quello di raggiungere la verità ma di fornire più dati scientifici possibili per arrivare a comprendere quello che, ad oggi, rimane un argomento “caldo” all’interno del parlamento europeo e non solo. Il nuovo parlamento europeo si insedierà a breve e attualmente ci sono delle negoziazioni sul nuovo programma di finanziamento che erogherà un budget per un periodo che va dal 2021 al 2027 pari al 25% del totale, per progetti riguardanti i cambiamenti climatici o con fini ambientali. Si parla non di euro ma di bilioni, cifre significative che vengono erogate dall’Unione Europea per queste tematiche. Viene ricordato anche che a maggio si terranno le europee e che si insedierà il nuovo parlamento europeo con la speranza che, chi succederà, seguirà le linee guida tracciate fino ad ora.

Si passa agli ospiti internazionali che hanno dato il loro apporto al tema ambientale illustrando i progetti che portano avanti ed hanno spiegato il loro modo di trattare l’argomento.
Nella sala Priori del Brufani, gremita in ogni ordine di posto, Wim Zwijnenenburg e Nick Waters, hanno tenuto un workshop incentrato su un approccio tecnologico al tema. Come utilizzare internet e gli strumenti che la rete ci mette a disposizione per monitorare i cambiamenti climatici? La possibilità di accedere a mappe, immagini satellitari, confrontare foto e i video che gli stessi utenti postano sui social fornisce una marea di dati che, se osservati da occhi allenati, possono darci un’infinità di informazioni.
Google Earth ci permette di geolocalizzare edifici, strade, indirizzi, ma ci permette anche di scovare luoghi in cui sono avvenute esecuzioni o trovare i responsabili di inquinamento atmosferico e ambientale. Da immagini satellitari spesso è possibile rintracciare da quali edifici è partita la perdita di petrolio o quali invece sono responsabili di emissioni di gas dannosi per la salute. Non meno importante è il confronto temporale di immagini: intere aree disboscate, cambio di corsi di un fiume o della sua portata, degrado di territori, cambio da aree boschive ad aree coltivate, desertificazione, ecc…tutto questo è possibile vederlo semplicemente mettendo a confronto foto di anni o epoche diverse.
Di cosa si occupano invece un climate tracker o climate feedback lo spiegano rispettivamente Arthur Wyns e Emmanuel Vincent: il primo collabora per un network globale composto da giornalisti ambientali ma che accoglie e consente anche ad altre testate giornalistiche, studenti e numerose altre realtà di scrivere e diffondere notizie su tematiche ambientali. Il gran numero di collaborazioni permette di dare notizie su larga scala, anche di luoghi non facilmente raggiungibili e che interessano tutto il mondo. Il secondo invece ci spiega cosa sia un tracker feedback e su cosa è incentrato il suo lavoro: non si tratta di analizzare la notizia come viene scritta, pubblicata, postata sui social ma sul modo in cui viene recepita dal lettore. Analizzando questi dati si può capire come lavorare sulla notizia stessa per migliorare la comunicazione e fare in modo che venga recepita nel modo più comprensibile possibile. Ovviamente tutto ciò è costruito su base statistica e riguarda un gran numero di lettori.
Daisy Dunne è una giornalista scientifica e ambientale a Carbon Brief, un sito dedicato alle notizie sul cambiamento climatico e all’analisi, per cui scrive storie dettagliate, inchieste e articoli.
Giornalisti del calibro di Bel Trew, mettono in campo la loro professionalità e quello che dovrebbe essere alla base del loro mestiere: l’informazione. Corrispondente per il giornale The Indipendent e precedentemente per il Times, pur non essendo una giornalista ambientale, avendo lavorato in territori come Egitto, Yemen, Arabia, Marocco, Israele ha una propensione e una deontologia che la spingono a porre l’accento su qualsiasi cosa sia importante riportare e, il cambiamento climatico lo è. Dall’alto della sua esperienza in territori di guerra e conoscendo bene la natura umana, ha evidenziato come la crisi idrica, l’aumento di epidemie, la carenza di risorse sarebbero dei pretesti per scatenare delle guerre locali e anche mondiali e spera che questi temi vengano trattati dai giornali mondiali. Anche la giornalista Louise Sarant pone l’accento sulle stesse argomentazioni.
Sven Egenter dirige, invece, Clean Energy Wire(CLEW) una piattaforma di giornalismo ambientale dedicata alla transizione energetica in Germania e all’estero, e che promuove la collaborazione transnazionale tra giornalisti che si occupano di questioni climatiche.

Qui si riportano i link dei siti per i quali lavorano o collaborano i relatori di questi eventi per chiunque volesse approfondire e tenersi aggiornato sulle notizie riguardanti il cambiamento climatico. Non è ancora troppo tardi e, partendo dal basso, possiamo cambiare qualcosa e dobbiamo farlo adesso.


Anna Mellino

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