Game of Thrones5 min read

Giorgio Casella | 15-04-2019 | Recensioni

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“ Se solo stai sperando in un lieto fine non sei stato abbastanza attento. “

Avrei potuto usare delle altre mille mila citazioni ben più iconiche della serie, dal preoccupante motto degli Stark al celebre “Un Lannister paga sempre i propri debiti” e chissà quanti altri, molto probabilmente sfornati dalla sagace lingua di Tyrion, ma questo, in vista dell’ultima stagione, mi è sembrato il più appropriato. Parole di Ramsay Bolton, una di quelle personcine che ti restano veramente nel cuore. Più o meno. Ma torniamo a noi. La recensione di oggi, ovviamente, è su Game Of Thrones.
Game Of Thrones, Il Trono di Spade, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e già qui mi sembro Daenerys, pronto a sciorinare tutti i miei titoli. Ma da dove cominciare? Parlare di un’opera così mastodontica e ormai così radicata nel nostro quotidiano collettivo è molto difficile, in questo momento ancora di più, essendo alle porte del primo episodio dell’ultima stagione (almeno per il me che sta scrivendo ciò, visto che il me di quando sarà uscito l’articolo avrà già visto suddetto episodio!). Si parla della serie tv che è considerata la serie tv per antonomasia, la serie tv più premiata della storia con ben 47 Emmy Awards su 128 nomination totali. La serie tv che nella scorsa stagione ha registrato circa 10 milioni di spettatori ad episodio, la cui ultima stagione è costata 100 milioni di dollari, dieci mesi di riprese e due anni di lavoro. Quindi, di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una svolta epocale sul piccolo schermo, stiamo parlando di un qualcosa di enorme che non si era mai visto prima e che non si vedrà almeno in tempi brevi.
Trasmessa per la prima volta nel lontano 2011, nasce dalla folle idea di David Benioff e D.B. Weiss
di portare sullo schermo l’immensa collana di libri di George R.R. Martin, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco,  sul piccolo schermo. Lo stesso Martin quando li incontrò per la prima volta e loro gli parlarono di quest’idea disse loro che erano dei pazzi. Neanche egli aveva idea di come potessero fare. Eppure lo fecero. Il primo episodio pilota fu addirittura scartato. Insomma, questi due uomini ne hanno dovute affrontare parecchie, soprattutto ultimamente quando la serie tv ha raggiunto i libri e si sono ritrovati privi della guida cartacea. Compresi i sei dell’ultima stagione in arrivo, il telefilm conta ben 73 episodi da almeno 50 minuti ciascuno. Superiori al numero degli episodi vi è sicuramente il numero di attori principali nel cast, che già riducendoli al minimo ne potremmo contare senza tanto sforzo una quarantina. Per non parlare delle ambientazioni spettacolari dell’Irlanda del Nord e della Scozia o della bellezza delle scene girate in Spagna, a Malta o in Islanda.
Qual è il segreto del successo di Game Of Thrones? Qualcuno potrebbe dire la trama coinvolgente, gli intrecci narrativi così intriganti e affascinanti, qualcuno potrebbe dire la forza e la drammaticità di alcune scene, qualcun altro potrebbe parlare delle ambientazioni meravigliose e le musiche perfettamente immersive, altri ancora semplicemente i draghi perché chi non ama i draghi? Ma probabilmente il vero segreto di questo successo è il realismo. Si, perché in mezzo ai non morti, a magie, a risorti, a draghi e a metalupi c’è un realismo di un’importanza e di un livello unico. I personaggi sono veri, si sentono, si toccano con mano nella loro caratterizzazione umana più di qualsiasi altra cosa. Non c’è il buono e il cattivo, non c’è il bianco e il nero, ma ci sono mille sfumature di grigio in decine di personaggi diversi, ognuno con un proprio pensiero ed una propria morale, che usano come bussola per muoversi all’interno di un contesto più grande. E’ stata questa la grande forza di Game Of Thrones, una sceneggiatura studiata e curata, la creazione di persone vere, con pregi e difetti, punti di forza e debolezze.
Purtroppo, nella settima stagione parte di questo spirito si è un po’ perso e si è potuta notare una maggiore piattezza, dove il “cosa” ha preso il posto del “come”, come se si dovessero mettere i tasselli tutti al loro posto in vista della stagione finale. Giusto così, ma comunque un po’ triste vedere Game Of Thrones perdere un po’ della propria essenza, di quello spirito così imprevedibile, cinico e unico, soverchiato da un più importante e mero intrattenimento per i fan e necessità di preparare il campo all’ottava stagione, a costo di tagliare trame in maniera più o meno affrettata. Una necessaria evoluzione certo, ma che fa storcere il naso nel vedere dialoghi a momenti fin troppo banali, situazioni forzate e scelte poco chiare, guidate solo dal portare ogni cosa al suo posto. Questo in cambio di spettacolari momenti ed un ritmo crescente e ricco di avvenimenti. Scambio equo? Chissà.
In ogni caso, Game Of Thrones resta un vero e proprio colossal del piccolo schermo, una pietra miliare che ha cambiato il modo di vedere e fare serie tv. E piace a tutti. Non ho mai sentito una persona dire che non gli piace. Ho sentito persone che non l’hanno mai visto, che non sono attirati, che non Game Of Thrones non le ispira o non è il loro genere. Quelli che però hanno detto tutte queste cose ma lo hanno guardato, alla fine però hanno cambiato idea. Perché? Perché ti prende. Ti carpisce in una maniera tale dopo pochi episodi che tu non riesci più a venire fuori da quegli intrighi, da quelle lotte, da quel gioco del trono di cui diventi dipendente. Ha il potere di rapire come pochissime altre cose hanno. E questo è parte del suo grande segreto.
Detto questo, vi auguro una buona ottava e ultima stagione e con tutti voi figli dell’estate ci ritroveremo di nuovo su questo argomento tra sei lunedì, il 19 maggio, per l’episodio finale.
Valar Morghulis.


Giorgio Casella

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