GAME OF THRONES Finale della serie18 min read

Giorgio Casella | 29-05-2019 | Recensioni

immagine GAME OF THRONES Finale della serie18 min read

“Le storie esistono, prima di me e dopo di me, anche prima di te”

La frase che usai poco più di un mese fa è risultata cupamente profetica. Ma nel verso sbagliato. Erano parole di Ramsay Bolton in cui ci avvertiva di non sperare in un lieto fine. Le usai in maniera ironica, pensando al massimo ad un finale agrodolce, per via di una quantità spropositata di morti, ma senza davvero immaginare qualcosa di diverso da un lieto fine. Dopotutto Martin è un grandissimo fan di Tolkien e ha più a cuore di quanto sembri un finale felice ed una morale di fondo, di un karma di cui i libri sono pregni. Ah, piccolo avviso: se già non lo avete capito, tutto l’articolo sarà pieno di spoiler, per cui se non l’avete vista tutta non leggete.
Invero però, vi scrivo profondamente deluso e amareggiato. Dopo più di due anni di attesa, dopo la miriade di aspettative che si sono create attorno a quest’ultima stagione, dopo la settima in cui già ci sono state delle avvisaglie di calo… Non è accettabile. Quello che hanno fatto a Game Of Thrones non è assolutamente accettabile. Una totale mancanza di rispetto verso qualcosa che milioni e milioni di persone amano.
Ma procediamo con ordine, cominciando dal primo episodio di quest’ottava stagione.

L’hype è a mille, migliaia di schermi sono accesi a qualsiasi ora del giorno e della notte in tutto il globo per persone che non aspettano altro di poter rivedere Westeros e i suoi abitanti. La nuova grafica della sigla è già il primo segnale della conclusione in arrivo. L’episodio comincia. Procede bene, scorre, complice l’attesa a cui il pubblico è stata sottoposta. La scena molto “Beatiful: Westeros Edition” tra Jon e Daenerys fa storcere il muso praticamente a tutti, pochi spunti e puntata molto riassuntiva della situazione, in cui però assistiamo alla scoperta di Jon riguardo le sue vere origini. Ottimo però il finale che ti lascia con il fiato sospeso, con quello sguardo tra Jaime e Bran che ti lascia intendere un secondo episodio scoppiettante e molto bella la reunion Jon e Arya.

E per il secondo episodio è così. 54 minuti che sono piaciuti a molti, sicuramente si è avuta un’impennata rispetto al precedente, complice la presenza di Jaime che spezza quella situazione abbastanza monotona al Nord, portando con sé una marea di ricordi. Daenerys finalmente può incontrare colui che è diventato famoso per aver ucciso suo padre, viene fatta luce sulle scelte di lui e sul fatto che è davvero un uomo d’onore. Bello il confronto tra lui e Bran, ottima presenza di Sansa che attenzione diventa sempre più padrona della situazione, in maniera lucida e ponderata. Tormund è meraviglioso, perfetto per spezzare la tensione e la scena in cui Jaime fa cavaliere Brienne appena prima della grande battaglia finale è meravigliosa solo quanto la voce di Podrick. Ma il Re della Notte e il suo esercito incombe su di loro.

E’ l’episodio della svolta della stagione, dell’intera serie. I non-morti attaccano Grande Inverno, roccaforte dei vivi e baluardo contro quella mortifera invasione. L’obbiettivo del Night King a quanto pare è Bran. Tutti quelli che possono aiutare alla causa dei vivi ci sono. Abbiamo le prime morti della stagione e alcune fanno veramente male. Ma muore anche il Night King, con tutto il suo esercito, ucciso da Arya Stark, mandando all’aria qualsiasi profezia precedentemente concepita. Lo sgomento è generale perché non si comprende dove si voglia andare a parare. Una minaccia apocalittica di circa 10.000 anni, sconfitta dal nulla dalla più giovane delle figlie del fu Eddard Stark. L’hype cala, terribilmente. Perché Cersei non è assolutamente una minaccia pericolosa come il Re della Notte, la storyline degli estranei viene troncata bruscamente e senza nessuna spiegazione e, tirando le somme, a parte qualche bella scena, è un episodio che delude vista la stupidità della maggior parte delle scelte dei nostri protagonisti, dell’assoluta mancanza di una spiegazione e su una plot armor terrificante sui nostri beniamini. Si, perché in quella situazione sarebbero dovuti morire eppure, in maniera del tutto inconcepibile restano in vita. Non è il Trono di Spade a cui siamo abituati.

Il quarto episodio è quello del tracollo, quello che probabilmente ha fatto capire che le cose stanno veramente prendendo una brutta piega. Fino alla comparsa di Euron, tutto il pezzo prima ha ben poco di  di sesso tra Jaime e Brienne che è veramente patetica. Lui vive ormai da tantissimo tempo senza una mano, la sera prima ci ha combattuto un esercito di non morti e ora mi state dicendo che non può togliersi una camicia da solo? Ma soprattutto… Il metodo di approccio che pare quello di un ragazzino in piena crisi ormonale. Non potete farmi questo a Jaime. Scena molto bella quella però tra Sansa e il Mastino e fortuna Arya mantiene il carattere da ragazza indipendente. I piani di guerra sono veramente privo di fondamenta quasi quanto quelli dell’episodio prima, ma stavolta (per ammissione stessa degli showrunner) Daenerys si dimentica di quella flotta di ferro che Tyrion le nomina 3 minuti di episodio prima. Risultato? “Imboscata” della flotta di navi di Euron e Rhaegal morto, con Missandei catturata. La Targaryen comincia a dare di matto. Finale: Cersei inspiegabilmente non fa fuori quei 30 immacolati e tutta la corte di Daenerys che ha comodamente sottotiro e si “limita” a decapitare Missandei, dando il via alla follia dell’altra e del suo fido combattente Verme Grigio. Allo stesso tempo però, Arya, Sansa, e grazie a quest’ultima anche Tyrion e Varys vengono a sapere delle origini Targaryen di Jon. Il nostro caro eunuco vorrebbe tradire la sua regina per appoggiare il legittimo e meno folle erede maschio.

L’assalto ad Approdo del Re. Ma prima, Varys viene giustiziato. Bruciato vivo da Drogon per tradimento perché Tyrion fa la spia. Wow. Una combo di cose che ti lascia veramente schifato da Tyrion e Jon per essere così ciechi dinanzi alla follia della loro regina e dalla scrittura del personaggio di Varys che nonostante sia rimasto coerente è diventato di colpo un idiota nel farsi beccare così.
La battaglia, o meglio il massacro, la vediamo attraverso cinque paia di occhi: Arya e Sandor, che cercano di raggiungere la Fortezza Rossa per compiere le loro vendette, fino a quando quest’ultimo non manda via la giovane Stark per proseguire da solo e finalmente vendicarsi del suo odiato fratello, morendo nell’atto. Mi è piaciuto, davvero molto. Il problema è che poi Arya diventa una specie di ragazzina indifesa in fuga dalla città in fiamme dopo che due episodi prima ha ammazzato il Night King e ora doveva essere quella che avrebbe risolto tutto. Ma perché la città in fiamme? In realtà i soldati Lannister si erano arresi dopo che Drogon aveva distrutto le mura, i balestroni e la flotta di ferro, si la stessa flotta di ferro che con un decimo delle navi presenti ora aveva ucciso Rhaegal l’episodio prima e quasi fatto fuori anche lui. Ma andiamo avanti. Nonostante la resa, Daenerys da di matto e cominciando a bruciare tutta la città, compresi gli innocenti. Verme Grigio si lancia nel massacro di gente disarmata e ormai arresa davanti agli occhi di Jon, che finalmente comprende chi è la sua regina. Tenta anche di fermare la cosa ma ormai è tardi. Infine, attraverso gli occhi di Jaime che, liberato da Tyrion dalla prigionia dell’accampamento degli immacolati e regalandoci anche una bellissima scena tra i due fratelli, raggiunge Cersei, dopo aver ucciso Euron, e vuole portarla in salvo. Peccato che nella distruzione di massa, il passaggio segreto crolli e i due muoiano insieme sotto le macerie. Straziante.

Il grande finale. C’è chi lo vive privo di aspettative per non restare deluso, c’è chi ancora nutre speranza e c’è chi addirittura si prende un giorno dal lavoro per poterlo guardare in diretta. Tyrion che ritrova i corpi di Jaime e Cersei è una scena coinvolgente, splendida, struggente. Meravigliosa inquadratura della folle dittatrice con dietro le ali del suo Drogon, che promette al suo esercito di dothraki e immacolati (completamente spuntati dal nulla dopo l’ecatombe del terzo episodio) di liberare il mondo intero. Ma Tyrion si ribella e sono pronti a condannarlo. Ma Jon uccide Daenerys, in una scena frettolosa, troppo frettolosa. E resta zerbino fino alla fine. Inspiegabilmente, Drogon capisce che la fonte di tutti quei problemi è il trono di spade e lo scioglie, ma a quanto pare non sembra capire che l’uomo gli ha appena ucciso la madre e se ne va, con il cadavere della Targaryen. Verme Grigio, il massacratore di innocenti per pura vendetta contro Cersei in nome di Missandei, si limita ad imprigionare l’uccisore della sua regina. Sono confuso. Bran poi viene nominato Re, in una scena che veramente faccio fatica a capire e in cui Sansa riesce ad ottenere l’indipendenza del Nord senza che nessuno dica una sola parola. E compare anche il nuovo principe di Dorne che però non si degnano neanche di dire come si chiama. Mi è piaciuta molto la scena in cui Brienne aggiorna il libro della Guardia Reale, quale nuovo comandante di quest’ultima. E il finale è un tripudio Stark con Jon libero oltre la Barriera, insieme a Tormund e Spettro che aveva abbandonato due episodi prima, Sansa nuova regina del Nord in una scena che è tutto fanservice (e ve lo dice uno che ha amato Sansa in questa stagione) e Arya che, da donna indipendente qual è, parte verso le terre ad Ovest di Westeros, per scoprirle (spoiler: qualcuno l’ha già fatto ed è finito ad Asshai delle Ombre, il mondo è sferico). Fine.
Davvero? È davvero questa la fine di Game Of Thrones? Deludente. Perché Bran sul trono che non c’è più, senza neanche farci vedere una singola inquadratura con lui con la corona e nella sala del trono dopo tutte le menate sul fatto che tutto gira attorno a quella cosa, è un qualcosa che non capisco. Chi mi conosce, sa che da mesi sto dicendo che il trono sarebbe stato distrutto e ironicamente, ma forse nemmeno troppo, si sarebbero formati gli Stati Uniti di Westeros, USW. Invece abbiamo una monarchia con elezione popolare e un Nord autonomo perché Sansa fa’ la voce grossa essendo la sorella del nuovo re. E nessuno protesta. Neanche Greyjoy e Martell che sono morti e rimorti in ribellioni contro il trono. Ma Bran? Tutto un percorso per diventare il Corvo a Tre Occhi, due stagioni di “io non sono più Brandon Stark”, “io non desidero niente”, “io non erediterò niente”, “io non sono uno Stark”, “io sono il Corvo a Tre Occhi” e poi alla proposta di Tyrion risponde “perché pensi che io abbia fatto tutta questa strada?”. Scherziamo spero.
L’inutilità di Bran. Perché non posso davvero credere che lui abbia affrontato tutto questo, che Jojen, Hodor e Summer siano morti non per una causa superiore, per fermare gli Estranei, ma affinché lui diventasse re. Inaccettabile.

Jon altra immensa delusione. Fa’ poco e niente per tutta la stagione. Un uomo totalmente in balia degli eventi, incapace di prendere una decisione sua. Diventa la marionetta di Daenerys dopo aver raggiunto il suo scopo di fermare il Night King e semplicemente fa tutto ciò che lei gli dice. Anche la decisione di ucciderla non è sua, ma frutto di Tyrion e Varys e della crudezza dei fatti che gli vengono spiattellati in faccia. Il contentino finale poi lo trovo riduttivo e quasi offensivo. Il principe che fu promesso, Azor Ai, la canzone del ghiaccio e del fuoco… Zero. Le profezie totalmente ignorate, tutto andato come se non fossero mai esistite.

Daenerys rende meglio di Jon. È pazza, crudele, ma è mossa dagli istinti, dagli istinti di una donna a cui è stato portato via il suo compagno più fedele, suo figlio e la sua migliore amica, in un posto in cui non è amata e in cui ha perso le sue armate. Più o meno, perché dothraki e immacolati a quanto pare risorgono meglio di Jon perché nel quinto e nel sesto episodio sono inspiegabilmente migliaia e migliaia, quando dopo la battaglia di Grande Inverno un centinaio sarebbero stati anche troppi. Fondamentalmente Daenerys si è mostrata per quello che è sempre stata, visto che non è mai stata gentile o magnanima. Basti pensare al suo sguardo davanti alla morte di Viserys, alla baia degli schiavisti, alla crocifissione dei nobili di Meeren, alla morte dei Khal. Semplicemente loro erano cattivi, quindi tutti hanno pensato è cattiva con i cattivi. Poi però brucia vivi il padre e il fratello di Samwell Tarly, suoi prigionieri. Brucia vivo Varys, suo consigliere colpevole di tradimento certo, ma aveva fatto così tanto per lei che poteva anche concedergli una morte meno dolorosa. E poi mette a ferro, fuoco e sangue una città di innocenti. Non mi stupisco onestamente, me lo aspettavo.

Sansa e Arya sono due delle poche persone che ho apprezzato. La prima è coerente con sé stessa, con quel suo unico obbiettivo di rendere libero il Nord, di vivere a Grande Inverno, disinteressandosi totalmente di ciò che accade a Sud. La seconda invece cerca la sua vendetta, vuole la sua vita da libera e indipendente donna, fredda e matura. È molto bello anche il legame che le unisce, da vere sorelle come non lo sono mai state, complice probabilmente anche il bellissimo rapporto che hanno le due fuori dal set.

Cersei e Jaime sono un tasto dolente. Dolente perché alla prima è stato dato poco spazio, molto poco spazio nonostante le grandi capacità attoriali di Lena Headey e il secondo è una delle poche cose che ho amato di quest’ottava stagione, nonostante quel basso punto di incoerenza totale nel farlo andare a letto con Brienne in quella patetica scena. Partiamo da questo presupposto: lui ama Cersei, non Brienne verso la quale prova solo stima e rispetto. Lui ha fatto un percorso di redenzione, un percorso di redenzione sul suo onore, sul fatto di essersi macchiato della vergogna di aver infranto il suo giuramento, nonostante lo abbia fatto per ottime ragioni. Non si fanno percorsi di redenzione sulla sfera sentimentale. Lui è andato a Nord per mantenere la promessa di combattere fianco a fianco con i vivi contro i morti. Poi, vivi contro vivi ognuno combatte per chi vuole. E tra l’altro lui voleva soltanto salvare la persona che ama da morte certa, avendo ammesso più volte in passato che avrebbe fatto questo e altro per lei, Bran ne è un esempio, ma come anche l’assedio di Delta delle Acque, ripetendole addirittura al suo processo quando ammette che le rifarebbe perché lui le ha fatto per il bene della sua famiglia, un po’ come hanno sempre fatto tutti. In più ci ha regalato bellissime scene, complice la bravura di Nikolaj Coster-Waldau che non smetterò mai di lodare, come Brienne che diventa cavaliere, il suo processo, la scena tra lui e Tyrion all’inizio del quinto episodio e la sua morte insieme alla gemella, per non parlare dell’incontro con Bran quando arriva, che in una sola espressione riesce a dire molte più cose di quanto altri riescano a fare.

Tyrion è stato l’ombra di ciò che era prima e glielo dice persino Sansa, sbattendoglielo in faccia con una tale crudeltà da farci impallidire. Alla fine, risolvono tutto dicendo che lui non riusciva ad agire diversamente per amore. Un po’ poco come scusa ai miei occhi, visto che si, si è ravveduto alla fine ma a quale prezzo? L’arguzia di Tyrion Lannister è scemata, fin troppo e lo si vede anche dai piani di guerra, ma se a comandare è Daenerys, che di strategia militare ne capisce il giusto, questo è il risultato. Ma Peter Dinklage è comunque bravissimo e quando trova i corpi morti di fratello e sorella è davvero difficile non piangere.

Degli altri se ne potrebbe comunque parlare per ore.
Ho trovato incomprensibile come Varys sia diventato così sciocco da rivelare il suo piano e poi attuarlo, nonostante mi è piaciuto molto il suo restare coerente con quello che è sempre stato: fedele al regno. Uno dei pochi che mi sono piaciuti fino in fondo.
Un altro di questa piccola schiera è Sandor Clegane, che mostra le sue debolezze e le affronta alla fine, lanciandosi nelle fiamme pur di uccidere il fratello e proteggendo Arya, sempre.
Jorah, a quanto pare l’unico in grado di frenare la sua Khaleesi dal suo gene Targaryen, morendo nell’unico modo in cui sarebbe voluto morire, da vero cavaliere.
Theon che offre la sua vita agli Stark, per ripagarli del male che ha fatto loro, per espiare le sue colpe, in un bellissimo rapporto tra lui e Sansa.
Tormund ahimè, è stato fin troppo usato come intermezzo comico e questa cosa non mi è piaciuta, perché si, rendere il suo personaggio meno serio degli altri per sdrammatizzare e far ridere mi piace, sono d’accordo, ma a momenti si è arrivati al ridicolo.
Qualcuno che invece non riesco a capire se mi è piaciuta o meno è Brienne, lei come anche Sam, Davos, Missandei, Euron o Gendry. Non sono riusciti a lasciarmi qualcosa dopo questa stagione e dubito che ciò sia una cosa positiva.
Bronn l’ho apprezzato molto invece, nonostante il pochissimo spazio avuto, visto che è rimasto coerente con il proprio personaggio, non venendo snaturato dagli eventi. Ed è tutto dire visto l’andazzo di quest’ultima stagione. Come lui anche Melisandre e Beric, che adempiono al loro compito di servi del Signore della Luce fino alla loro morte.
Uno che veramente ho odiato e non ho compreso come sia stato possibile che è rimasto in vita alla fine di tutto dopo la strage di innocenti che ha perpetrato è Verme Grigio, totalmente accecato dalla vendetta, ma non abbastanza poi da uccidere Jon.
Menzione d’onore a Edd, Lyanna e Podrick.

Ma andiamo al grosso problema di quest’ottava stagione: la storyline degli Estranei. Allora, premettendo che già odiai lo scempio che fecero delle storyline dei Greyjoy e dei Martell in passato, con un totale smembramento dei veri avvenimenti e delle vere caratterizzazioni, ma questo no. Questo è inammissibile. È la tua storyline centrale, la prima scena del primo episodio di tutta la serie parla di loro, sono la minaccia apocalittica che deve distruggere il continente ed il mondo intero da più di ottomila anni, sono sette stagioni di “L’Inverno sta arrivando” … E viene chiusa così. Al terzo episodio, in una scena totalmente priva di senso in cui Arya fa un salto chilometrico evitando un plotone di estranei messi a cerchio attorno al Night King e uccidendolo con una pugnalata, dopo che venti minuti di episodio prima Drogon gli aveva eruttato addosso un quantitativo spropositato di fiamme e lui se l’era prese senza battere ciglio, anzi con tanto di sorrisetto. Nessuna spiegazione, nessun chiarimento, nemmeno una parola su cosa fosse il vero obiettivo del Re della Notte o sul ruolo di Bran che è a tutti gli effetti soltanto un’esca. Troppo poco. Veramente troppo poco.

È stata una stagione deludente, piena di cose senza senso, come questa, come il cavallo alla fine del quinto episodio comparso dal nulla, come il continuo avere un esercito da parte di Daenerys che sembra avere nuovi immacolati e dothraki ogni episodio, come il fatto che quindici navi possano tendere un’imboscata a due draghi in volo e uno solo l’episodio successivo distruggere centinaia di navi. Come la morte frettolosa e priva di parole di Daenerys, come il plot armor che ha impedito a Sam, Jaime, Podrick, Tormund e Brienne di morire a Grande Inverno, come la stupida morte dei dothraki mezzo episodio prima, come la scena totalmente fanservice del primo episodio con zia e nipote che volano, come la scelta di votare un re e rendere indipendente un regno senza dire nulla, come aver buttato a caso un principe di Dorne affianco a Yara che mai ha speso una parola per la morte del fratello. E potrei continuare, ancora e ancora, perché ci sono mille cose che non funzionano in quest’ultima stagione.

Una di queste per fortuna è la regia, che ci regala momenti veramente splendidi. A parte la scelta poco condivisibile di girare il terzo episodio di notte, per emulare il Fosso di Helm di Peter Jackson ne Il Signore degli Anelli. Peccato che quest’ultimo ha avuto il buonsenso di usare le luci, ma alla fine non è così grave, perché poi ci regala inquadrature bellissime come quelle del Cleganbowl o di Daenerys con le ali di Drogon o la distruzione stessa del trono. Ma questo forse fa ancora più rabbia perché nonostante una regia talmente meravigliosa l’ottava stagione non si può apprezzare.

La sceneggiatura è pigra, frettolosa, irrispettosa nei confronti della serie e di quello che è stato per tutti questi anni. Game Of Thrones è ovunque nella nostra cultura ormai ed il fatto che abbia avuto una fine così indegna fa rabbia e fa male. Perché non puoi ignorare pezzi di un’intera storia solo perché non ti va di spiegare, non puoi fare cose solo perché ti vanno se hai delle linee guida piuttosto importanti. Non puoi prendere in giro lo spettatore, pensando che si goda qualsiasi cosa solo perché c’è scritto “Game Of Thrones”. Perché de Il Trono di Spade c’è ben poco in quest’ultima stagione, c’è pochissimo. E nonostante ci siano dei momenti molto alti e belli, sono troppo rari per salvare questi sei episodi finali che dovevano consacrare tutto il lavoro di quasi dieci anni. La pigrizia di Benioff e Weiss regna sovrana e si vede. Perché non puoi spendere decine di milioni ad episodio e poi dimenticarti sul set coppette di Starbucks, bottigliette d’acqua e Jaime con tre mani. È ridicolo. Anche perché per loro stessa ammissione non sono cameo voluti, ma dimenticanze. Mi dispiace ma questo non è veramente accettabile.

Mi dispiace ammetterlo ma in questo momento non mi sentirei sicuro neanche di consigliarla perché il rammarico finale è veramente tanto. Le ultime due stagioni, questa soprattutto non annullano l’ottimo lavoro fatto in precedenza, certo, ma si sa, i finali sono fondamentali e sono ciò che dividono le cose “molto belle ma” dai capolavori. E ho tanta paura che Game Of Thrones sia appena diventato un “molto bello ma”.

And now my watch is ended.
Valar Dohaeris.


Giorgio Casella

Descrizione non presente.