Fluctuat nec mergitur: Incendio a Notre Dame de Paris3 min read

Vito Girelli | 18-04-2019 | Attualità

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Luogo di mitiche leggende, romanzi e ricordi di innumerevoli viaggiatori, la cattedrale di Notre Dame, simbolo della cristianità francese, è stata vittima di un disastroso incendio che ha lasciato una ferita fisica e morale in tutto il mondo dell’arte.

La costruzione della cattedrale ebbe inizio nel 1163, i lavori furono ultimati solo nel 1250 per poi essere sottoposta a numerosi interventi di restauro. In più di 800 anni di storia la cattedrale non era mai stata colpita da un evento così catastrofico, ma dalle ore 18:50 del 15 aprile 2019 la Francia e il mondo intero sono stati con il fiato sospeso per un giorno intero nella speranza che il fuoco non divorasse interamente un monumento dal valore artistico e religioso incommensurabile. L’incendio, a discapito di quanto alcuni allarmisti possano immaginare, sembra sia stato causato da problemi dell’impalcatura di circa 500 tonnellate adibita al restauro della cattedrale. La procura di Parigi ha già avviato un’indagine per distruzione involontaria escludendo così teorie di stampo terroristico.

Alle ore 19:51 è la flèche a crollare, seguita alle 20:07 dal tetto in legno che sovrastava il complesso, chiamato la “foresta” poiché costruito con il legno di un’intera foresta. Nonostante in un primo momento si pensava al peggio, grazie all’instancabile lavoro di cinquecento vigili del fuoco, l’incendio è stato domato poco prima della mezzanotte, continuando però a lambire la cattedrale sino alle prime luci dell’alba del 16 Aprile. La struttura, le torri e l’iconica facciata sono salve, ma ci vorranno decenni prima di rivedere la cattedrale interamente restaurata. Il presidente della nazione Macron ha affermato che molto presto inizierà una sottoscrizione nazionale in favore della ricostruzione del simbolo di una Francia che da alcuni anni è bersagliata da catastrofi di diverso tipo. Sono salvi i numerosi elementi artistici al suo interno come la corona di spine che, secondo la tradizione ecclesiastica, sarebbe la stessa corona poggiata sul capo di Gesù dai soldati romani in segno di umiliazione. Fortuna per le statue che erano presenti sulla flèche che sono state rimosse da una gru solamente il giovedì prima del disastro per agevolare i lavori in corso.

Ciò che è degno di menzione in questo triste accadimento è il movimento di amore nei confronti dell’arte da parte di tutto il mondo. I social si sono espressi in maniera calorosa e senza differenze di razza o religione, nei confronti di uno dei luoghi più visitati ed amati del mondo. Volutamente non citerò l’odio espresso verso il popolo francese o la comunità religiosa, semplicemente non meritano di essere argomentate e appoggiate in nessuna maniera. L’odio resta un esempio di poca intelligenza e affoga nella sua stessa piccolezza.

Il motto francese recita così: Fluctuat nec mergitur, ossia è sbattuta dalle onde ma non affonda. Proprio come nella peggiore delle tempeste, Parigi sta vacillando tra le onde ma continua, con immensa dignità, a restare in piedi.

Nell’attesa di rivedere lo splendore della cattedrale di Notre Dame, tale magia sarà conservata nelle parole di Victor Hugo, nei dipinti che la vedono protagonista camaleontica lungo i secoli, nelle musiche di Cocciante con l’omonimo musical e nel classico Disney “il gobbo di notre dame”. L’arte non è immortale purtroppo, ma è un immenso ciclo che non può avere fine e che è in grado di rigenerarsi su sé stesso grazie alla potenza di un linguaggio universale che, proprio come in questo caso, può solamente unire tutti nella speranza di poter gioire ancora di una vista mozzafiato come quella che La nostra signora di Parigi può regalare.


Vito Girelli

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