FLESSIBILITÀ E DETERMINAZIONE3 min read

Larissa Apone | 27-06-2017 | UNIVERSITÀ

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Intervista al dott. Vito Veca, specializzando in Medicina Interna all’Università degli Studi di Perugia.

Di cosa si occupa uno specializzando?
“Lo specializzando è un medico e, allo stesso tempo, uno studente. Ha il dovere di studiare e approfondire tutto, perciò nel complesso gestisce e studia il paziente.”

Quanto pensi sia importante la figura dello specializzando per il Sistema Sanitario Nazionale?
“In alcuni settori, come quello degli ospedali universitari, la figura dello specializzando è fondamentale per gestire la mole di pazienti che sono presenti nei diversi reparti. In un momento in cui si taglia molto in Sanità, siamo vera e propria forza lavoro. Qualche anno fa, c’è stato un grande sciopero per il contratto di lavoro e per il concorso d’ammissione alle Scuole di Specializzazione, in seguito al quale c’è stata una paralisi degli ospedali. Questo è molto importante perché ti fa capire quanto lo specializzando ottimizzi la gestione del malato.”

“Lo specializzando lavora di giorno e studia di notte” ho letto da qualche parte, “non dorme, tutt’al più riposa, non mangia si nutre, non beve si disseta”, tratteggiando bene una vita di sacrificio.
“In realtà non è la regola, perché uno specializzando lavora anche di notte. E studia quando può. È una vita di sacrifici certo, ma se piace, la si fa anche volentieri.”

Quante ore lavorate al giorno?
“In generale nella nostra clinica vengono rispettate le normative europee. Ma il mestiere del medico non è un’attività commerciale, dove si apre alle 8.30 e si chiude alle 19.30. Quando si può si rispettano gli orari. Spesso per seguire un paziente, per curiosità intellettuale, per vedere come va a finire un caso clinico, si resta anche di più.”

Ritieni che il vostro trattamento economico, considerato il fatto che siete tenuti a pagare la retta universitaria, sia proporzionale al lavoro che svolgete in ospedale?
“Le tasse universitarie degli specializzandi qui sono più alte rispetto agli standard italiani. È giusto pagare una retta se la Scuola ti offre una buona formazione, perciò deve essere sempre relazionata alle strutture e agli strumenti che mette a disposizione per la tua formazione. Per quanto riguarda il trattamento economico, rispetto agli altri coetanei, posso dire di avere un ottimo stipendio. Penso anche che sia un compenso giusto nel momento in cui si è un medico in formazione specialistica e non un lavoratore a tutti gli effetti.”

Come pensi si possa aumentare la qualità della formazione specialistica in Italia?
“Semplicemente rispettando le regole che sono già state stipulate. Uno specializzando deve avere la possibilità di imparare, formarsi e studiare, non deve avere solo l’onere di lavorare. Non siamo strutturati, ma medici in formazione specialistica. Quando gli ospedali e le cliniche universitarie ci metteranno in condizione di poter apprendere e di poterci formare, la formazione italiana avrà raggiunto un buon livello.”

Cosa pensi del concorso di specializzazione?
“La mia esperienza con il concorso non è stata bella, perché ci sono stati tanti errori e tanti punti non chiari. La graduatoria nazionale è un grande passo avanti rispetto al sistema baronale che avevamo qualche anno fa. A mio modesto avviso, dovremmo prendere spunto dai modelli esteri. Nel modello tedesco non si accede direttamente alla specializzazione, si frequentano i diversi reparti ed ospedali fin quando non si acquisiscono delle “skills” che ti attestano come uno specialista. In Francia e Inghilterra esiste una graduatoria unica nazionale, nella quale, in relazione al punteggio che ottieni, decidi sede e specializzazione. Avranno sicuramente le loro criticità, ma mi sembrano più meritocratici del nostro sistema.”

Hai mai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso?
“Sì, soprattutto all’inizio. Non conoscevo la clinica di Perugia, e penso sia fisiologico andarsi a scontrare con una realtà nuova e con le contraddizioni che ogni posto può avere. Non sempre i sogni coincidono con la realtà. Oramai sono al terzo anno, e al momento mi trovo molto bene.”

Quali consigli dai a chi intraprenderà il tuo stesso percorso?
“Non scoraggiarsi, non avere paura di spostarsi e avere fiducia nella proprie capacità. Flessibilità e determinazione sono la chiave per riuscire in questo percorso. Sono uno specializzando fuori sede, a 18 anni ho lasciato casa e sono andato a studiare fuori. Sono un grande fan e sostenitore della mobilità.”


Larissa Apone

Larissa Apone

Responsabile Diritto allo Studio della Sinistra Universitaria - UdU Perugia