FIGLI DI UN DIO MINORE3 min read

Amministratore | 05-04-2015 | Senza categoria

All’alba di giovedì 2 aprile, degli uomini armati hanno fatto irruzione nel Campus universitario di Garissa, città situata nell’est del Kenya. Sono entrati negli alloggi, nelle stanze per la preghiera, nei bagni ed hanno iniziato a sparare sugli studenti. “Quando gli assalitori sono arrivati nel dormitorio hanno iniziato a chiedere se eravamo cristiani o musulmani. Ai primi sparavano sul posto” racconta Collins Wetangula, uno dei superstiti. 148 sono le vittime finora accertate, di cui 142 studenti, 3 professori e 3 poliziotti. Fonti non ufficiali forniscono numeri differenti: circa 200 morti, 70 feriti e 300 studenti di cui non si hanno notizie. A rivendicare quest’azione disumana è stato il gruppo somalo Al Shabaab, costola di Al Qaeda. “Nessuna precauzione o misura di sicurezza sarà in grado di garantire la vostra sicurezza, di sventare un altro attacco o di prevenire un altro bagno di sangue nelle vostre città finché il Kenya non ritirerà le sue truppe dalla Somalia” ha affermato il portavoce del gruppo islamista Ali Mohamud Rage, riferendosi al coinvolgimento dei militari di Nairobi nella missione dell’Unione Africana dispiegata in Somalia a sostegno del governo locale. Al Shabaab è autore anche del sanguinoso attacco ad un centro commerciale di Nairobi nel settembre 2013, dove ha provocato decine di morti. Inoltre, il gruppo ha recentemente rivendicato attacchi avvenuti sul confine della Somalia, in cui sono rimaste uccise 12 persone. Dati forniti dalla polizia indicano 312 persone che sono rimaste uccise in attacchi sferrati da Al Shabaab in Kenya dal 2012 al 2014. Di certo Al Shabaab non è noto come l’Isis, Al Qaeda e Boko Haram, ma l’efferatezza dei suoi crimini gli permette di occupare una posizione di primo piano all’interno del network jihadista mondiale. Il Kenya precipita così, ancora, nell’incubo dell’estremismo.

Secondo Helen Titus, un’altra studentessa sopravvissuta, i carnefici avevano pianificato l’operazione e sapevano esattamente dove colpire. Per scampare all’attacco, Helen si è vista costretta a cospargersi del sangue dei suoi compagni di classe e fare finta di essere morta durante quello che è stato il più violento attacco degli Shabaab in Kenya. È un momento di grande tensione per il Governo che si trova ad essere accusato di non aver fatto abbastanza per evitare la strage. Nei giorni precedenti, erano arrivati degli avvertimenti circa un possibile attacco ad uno studentato. Sono state sospese le lezioni ed il college è stato chiuso, solo il Campus è rimasto aperto. Sorgono molte perplessità anche riguardo la questione delle frontiere, così difficili da valicare per chi soffre, ma permeabili agli agenti del terrore.

Siamo davanti all’ennesima carneficina, l’ennesimo atto di violenza che ci pone difronte ad una delle angosce più grandi del nostro tempo: l’implacabile odio verso l’identità dell’altro e la sua strumentalizzazione. Persecuzione cristiana? No, non si tratta di religione, di Dio, dell’Islam, del Cristianesimo, non siamo ad un bivio tra Croce e Mezzaluna. Paghiamo la superficialità e le conseguenze della deculturizzazione dei valori fondamentali che sono stati perduti. Attraverso le persone colpire le idee, la cultura, la libertà nel nome di un Dio che io identifico con “fanatismo”. Un fanatismo alimentato per scopi politici ed economici. Non credo esista qualcosa di più miserabile in questo mondo. O forse si? Forse, ancor più miserabile è la cappa di silenzio che si è formata attorno a questa realtà. Ah, quant’è bravo l’Occidente a far l’indifferente! I “vertici” dei vari Paesi hanno scritto il loro tweet, Obama ha annunciato la sua visita in Kenya per il prossimo luglio, il Papa ha dedicato il suo Angelus alle vittime, i giornali hanno speso a stento qualche riga. Insomma, è chiaro, evidente, cristallino che l’Occidente ha fatto tutto il possibile. Intendiamoci, mica siamo tutti Charlie Hebdo?!


Amministratore

Descrizione non presente.