Fidanzat* fantastic* e dove trovarl*5 min read

Federica Cozzella | 30-04-2017 | Over the rainbow

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(immagine di anteprima di Evan Kirby)

Ieri ho lavorato con gli occhi incollati allo schermo per 9 ore filate. Ho pensato di meritare una pausa, così sono uscita a prendere un caffè.
L’ideale sarebbe stato sorseggiare al sole una fumante tazza di caffè americano (e non espresso annacquato) e sfogliare Wired sul mio iPad, ma poi è finita che il caffè era solo espresso annacquato e il sole era andato via e l’iPad era scarico e la stanchezza era al livello imprecazione greve.
Mi sono incamminata verso il fiume. Niente di meglio di una passeggiata nel quasi-bosco dietr…BAAAAM.
Cuore a mille. Ansia. Ho ancora le braccia, le uso per una rapida esploratina: sono tutta intera.
Il parabrezza gigante di un autobus nasconde fra i riflessi il volto corrugato e un po’ infastidito dell’autista, che mi ha quasi investita, che ha fretta, che pensa “levati, deficiente.”
Alzo le mani: “colpa mia”.
Sono un tipo distratto, di quelli che dimenticano le chiavi dietro la porta prima di uscire, la pentola sul fuoco prima di entrare nella doccia… e che attraversano la strada pensando agli unicorni rosa.
Sono distratta, ma sento tutto, come uno scolapasta. Mi attraversa ogni cosa, mi cambia ogni cosa, mi colpisce, mi morde, mi mastica ogni cosa. Mi costringe a terra, con le mani alla gola.
È questa la sensazione che ho provato ad ascoltare la storia di Maria la prima volta. E anche la seconda. E anche adesso che sto qui, con la mia tazza di vero, meraviglioso, corposo caffè americano fumante e il gatto che si lecca le parti intime sul mio divano, sento di soffocare. Di paura, di rabbia, di indignazione.
Le mani di questo mondo cinico, presuntuoso, oscuro strette intorno al collo.

“La prima esperienza, e forse la più significativa, è stata qui in Umbria.”
Maria si racconta senza dolore, senza paura, come se parlasse di una persona lontana.
“Un corso di diversi giorni, organizzato dai frati francescani, per trovare l’amore. Ovviamente eterosessuale. Ovviamente a pagamento. Non ricordo il nome del corso, ma le lezioni, che si alternavano alla preghiera, erano un panel esplicitamente contro le persone LGBTQI. L’omosessualità, questa malattia dalla quale bisognava guarire, curarsi. Bisognava superare quella fase per tornare ad essere normali, per tornare ad essere persone sane. Così vuole Dio. La famiglia, la prole…”.
Fidanzat* fantastic* e dove trovarl*, penso.
La freddura che ho scritto nei miei pensieri mi fa ridere per poco. Questo teatro dell’orrore è a 15,3 km da casa mia.
Mentre racconta mi tornano in mente le parole di Joseph Nicolosi, co-fondatore e promotore del National Association for Research and Therapy of Homosexuality (NARTH), famoso per numerosi testi e tecniche funzionali a quelle che definisce teorie “riparative”: “L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, [..] non penso che l’omosessualità sia normale. [..] La terapia riparativa è un particolare tipo di psicoterapia che è applicata agli individui che vogliono superare la loro attrazione omosessuale.” Mi tornano in mente le persone che dopo queste “cure” hanno intrapreso una vita di repressione affettiva, una vita di isolamento. Mi tornano in mente quelle centinaia di giovani e meno giovani che hanno smesso di percepire se stessi come esseri umani, persone normali, sane, giuste, e hanno deciso di togliersi la vita. Non solo in America, ma nel mondo.
“Successivamente i miei genitori hanno organizzato un incontro con un esorcista umbro, per farmi rinsavire, purificare. Magari pensavano che fossi posseduta… In realtà il sacerdote è stato davvero fantastico: mi ha ascoltata, mi ha detto di accettare la mia natura. Una bellissima esperienza, nonostante l’intento dei miei genitori fosse differente.”
La religione, rivelatasi inefficace per ritrovare la retta via, per la prima volta viene sostituita dalla scienza, dallo studio, dalla competenza: siamo nella fase “psicologo”.
“Mi hanno portata da una psicologa, pensando che potesse guarirmi. Un flop! Una donna competente, che ha tentato di aiutarmi ad accettare la mia omosessualità!”
La sfiducia nei confronti della scienza riporta al percorso spirituale e arrivano i pellegrinaggi: “Lourdes, Medjugorje.. dove ogni cosa viene identificata e catalogata come segnale divino. Un business senza fine.”
Chiacchieriamo ancora per un po’, mi racconta di vecchi docufilm in VHS, regali del fratello, per guarirla dall’omosessualità. Rabbrividisco, fa un gran freddo in questo mondo. In questo mondo di etichette prefabbricate, da incollare su scatole di plastica trasparente: giusto, sbagliato; normale, anormale; naturale, contro natura. Puoi guardarci dentro e giudicare. A prescindere da quanto tu sia competente. Perché la libertà di espressione è un diritto, anche se diventa libertà di discriminare, insultare, denigrare. Spingere all’isolamento e al suicidio.

Maria oggi è una donna mediamente felice, come me e te. Forse è stata forte, forse solo fortunata. In ogni caso porterà con sé questa storia, che fa un po’ ridere e un po’ incazzare, per sempre. E migliaia di altre, con storie simili ricorderanno qualcosa di simile, ripetendo parole simili in lingue diverse.
Almeno finché uomini e donne si porranno al di sopra della legge e degli studi, della storia e delle vittime, per promuovere la guarigione del divers*, l’omologazione, la normalizzazione, a suon di sacra, illuminata, maledetta discriminazione.
19 luglio 2011 – Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dott. Giuseppe Luigi Palma.
“Affermare che l’omosessualità si ‘curi’ o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare è non solo scientificamente infondato, ma anche socialmente pericoloso, in quanto alimenta lo stigma e la condanna sociale che secondo i modelli più accreditati, sarebbe alla base del rifiuto del proprio orientamento omosessuale in molti soggetti (‘omofobia interiorizzata’). I tentativi di ‘conversione’ dell’orientamento sessuale non solo falliscono, ma sono iatrogeni (ovvero dannosi) per il soggetto. Gli psicologi non derogano al loro codice deontologico e non si prestano a questi tentativi, condotti molto spesso su base ideologico-religiosa o su modelli scientifici ormai datati.”

L’omosessualità è stata derubricata dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dall’American Psychiatric Association nel 1973.


Federica Cozzella

Federica Cozzella

Salita a bordo a Gennaio 2017 come Art Director e Rappresentante dell'Associazione Omphalos, oggi ricopre il ruolo di Direttora della Redazione. Caleidoscopica, dinamica, distratta. Rappresentate delle vittime di Sindrome di Stendhal in Italia, a volte cinica fino al livello bicarbonato di sodio. Femminista, politicamente scorretta, avida bevitrice di caffè americano, groupie segreta di Iggy Pop dai tempi degli Stooges e di W.A. Mozart (gli anni se li porta comunque molto bene).