FESTA DELLA LIBERAZIONE-UN SIGNIFICATO6 min read

Filippo Alunno Rossetti | 25-04-2019 | Attualità

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IL GIORNO DEL 25 Aprile è, ormai da 74 anni, una delle festività principali del nostro calendario. Giornata sorella della Costituzione, giornata nata con la Repubblica democratica in cui tutti noi attualmente viviamo. Credo sarebbe difficile riportare i precisi avvenimenti storici che questa data simboleggia, avvenimenti che certo non si sono svolti nel giorno 25 Aprile, o nell’anno 1945, ma in un arco di più di 30 anni: la sanguinosa fine di una grande guerra, la crisi dilagante degli anni ’20, due imperi dispotici fondati dalla (e sulla) paura, una guerra ancora più grande, l’armistizio per un paese sull’orlo della catastrofe, e infine quasi 300.000 uomini comuni e di ogni estrazione che decidono di imbracciare, anche per la prima volta, le armi contro coloro i quali avevano negato ogni libertà ai loro stessi popoli. Una resistenza armata, intanto, contro un popolo invasore, ma soprattutto Una tragica guerra civile contro coloro che per primi e a prescindere da qualunque occupazione straniera avevano negato e sfruttato la libertà dei propri fratelli, oppressi dal giogo della paura e della violenza, fisica e morale. Tuttavia, l’errore che voglio evitare è quello di scrivere della giornata della liberazione tanto quanto come una semplice data del calendario, tanto quanto massa di avvenimenti storici e date da imparare a memoria. Vorrei scriverne cercando di cogliere lo spirito di quella croce sul calendario, il motivo per cui tanti uomini che avevano tutto da perdere hanno deciso di alzare la testa e rivendicare con tutte le loro forze una libertà, una dignità, negate da ideali di forza e prevaricazione. Penso ai noti Fratelli Cervi, penso al futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, quando con il suo discorso accese la miccia delle insurrezioni milanesi. Ma soprattutto penso alle migliaia di persona anonime, comuni, non dedite alla politica o ai giochi di potere, che tuttavia hanno percepito e compreso, che nessun tipo di benessere, nessuna politica della forza, nessuna ideologia che pretenda di dividere l’umanità avrebbe mai potuto sostituire la loro autodeterminazione, la loro libertà di coscienza e di azione. Ma non si tratta “solo” di questo. Questo sacrificio, questa sanguinosa guerra fratricida, è stata ripagata con qualcosa di ancora più alto della libertà individualista cara alle filosofie politiche ottocentesche. La Liberazione, in questo senso è anche simbolo di un cambio radicale di paradigma politico, una nuova concezione della stessa libertà, una libertà che è innanzitutto partecipazione universale alla vita politica di uno Stato, partecipazione che è assioma della democrazia. E ciò pone a stretto contatto questa festa con la nostra Costituzione, e con la moderna concezione di democrazia. È tutto ciò che festeggiamo ogni 25 Aprile: l’autodeterminazione e la dignità umana, la democrazia, il riconoscimento delle minoranze, le garanzie per i diritti di tutti, il suffragio universale, l’eguaglianza sostanziale di ogni essere umano, uno Stato che non lasci nessuno indietro, e che soprattutto è governato dal confronto e dalla ragione, non dalla forza e dalle mistificazioni. L’elenco potrebbe essere assai più lungo, ma basta per capire come in questo giorno non si sta solo commemorando un evento passato, ma si sta festeggiando e si sta combattendo per tutto ciò che oggi abbiamo, e che ancora dobbiamo avere del tutto, grazie a quei fatidici avvenimenti. La prima tappa dunque, di un grande processo ancora in divenire, un processo per permettere a tutti, e non solo a pochi, di poter vivere nel benessere e nella libertà. Nonostante l’indubbio valore di questa ricorrenza, oggi sono molte le persone che invece la trattano come una semplice data da calendario. Innanzitutto, ci sono coloro che sono indifferenti o non credono nella capacità simbolica del 25 Aprile. L’argomento è semplice, di tipo prettamente temporale: sono ormai passati più di 70 anni, il fascismo non esiste più, dunque non ha senso ricordare in quanto non utile ai problemi della modernità. A tutti coloro che credono questo, risponderei in modo molto semplice: 70 anni, nei processi storici, sono un lasso temporale minimo, e molte delle attuali dinamiche politiche odierne sono diretta conseguenza di quelle che sono culminate in questa data, perciò non solo è utile, ma anche doveroso, leggere e approfondire i tempi attuali con tale prospettiva (non molto) passata, per poter meglio comprendere le problematiche della contemporaneità. Inoltre, risponderei che purtroppo ideologie come quella fascista non sono mai davvero morte, ma si sono evolute e adattate alla modernità come tutte le altre, e direi anche che si sono rafforzate in modo preoccupante negli ultimi tempi (ne è una dimostrazione la recente esplosione di episodi di violenza e commemorazioni a stampo fascista che hanno interessato il nostro paese). Poi, tra i detrattori non possiamo che aggiungere proprio quelle persone che, oggi, aderiscono all’ideologia fascista, o meglio a ciò che tale ideologia è oggi diventata. Un fenomeno preoccupante da sempre, ma in particolar modo oggigiorno, dove una nuova crisi ha gettato una pesante ombra sul benessere e la sicurezza delle persone, e molti sono quelli che sarebbero disposti a tornare all’odio, all’esclusione e alla violenza, per porvi rimedio. Proprio il contrario dell’obiettivo di simboli come il 25 Aprile. Ecco allora ancora una volta dimostrata la necessità della ricorrenza, in un paese dove molte, troppe persone ancora oggi negano alla radice la democrazia e le stesse uguaglianza e dignità umana, che sono invece gli unici valori da seguire, insieme, per ottenere un reale benessere. Voglio concludere la mia riflessione riportando un fatto che, alla luce di tutto ciò che è stato detto, trovo a dir poco allarmante: ci son dei detrattori nelle stesse istituzioni. Mi riferisco, in particolari, ad uscite recenti non solo del Ministro dell’Interno, ma di molti dei suoi esponenti di partito e membri della sua coalizione. Molti di loro seguono la linea del segretario della Lega, arrivando addirittura, in alcuni territori, a tentativi di limitazione se non di completa soppressione dei festeggiamenti istituzionali del 25 Aprile, o comunque dichiarando che probabilmente non parteciperanno alle celebrazioni. Un atteggiamento grave, svilente, di un’Istituzione che fondamentalmente nega o sminuisce i valori su cui essa è stata fondata. Un contegno tenuto schermandosi con lo stesso argomento degli indifferenti, ma che forse tradisce, detto dal capo di un tale partito, l’ennesimo ammiccamento velato alle frange più estreme della destra italiana, per puro calcolo elettorale. La Festa della Liberazione è e sarà sempre una festa della Democrazia, una festa che unisce ognuno di noi a prescindere da ogni diversità, una festa che riconosce quali supremi valori la Libertà e L’uguaglianza di ogni essere umano. Essere contro o sminuire il 25 Aprile, che sia per credo personale o bieco calcolo politico, significa essere contro tutto questo, ed è perciò dovere di ogni cittadino che crede in questi valori e non sminuirli mai, per non dimenticare, per impedire che ancora una volta un uomo si creda superiore ad un altro, e conosca un solo tipo di ragione: quella del più forte. La liberazione non è mai stata un “derby”, se non fra Democrazia e qualunque ideologia autoritaria e liberticida. E credo che tutti sappiamo da che parte dobbiamo stare, e da che parte dovrebbe stare colui che ricopre un ruolo istituzionale.


Filippo Alunno Rossetti

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