#esserelesbica4 min read

Amministratore | 21-06-2015 | Over the rainbow

Sono figlia, nipote, zia. Sono la fidanzata di qualcuna. Sono una studentessa e una dipendente, sono una volontaria. Sono una divoratrice di pasta senza glutine e libri, sono un’amante del caffè americano. Sono aracnofobica, creativa. Fotografa per passione, scrittrice per sopravvivenza. Sono lesbica. Cosa è cambiato? La discriminazione nei confronti di persone gay e lesbiche si realizza secondo modalità differenti. L’aggressione, fisica o verbale, nei confronti di un ragazzo omosessuale è spesso mossa da un sentimento riconducibile al tradimento: la vittima non risponde al modello di maschio in una cultura fallocentrica e patriarcale, ma piuttosto la ribalta, non rispondendo al suo ruolo predominante nei confronti della categoria femminile, uscendo dal branco. Ha tradito. Ha tradito il suo storico ruolo di dominatore sociale, e, secondo le menti meno consapevoli delle istanze psicoaffettive dell’omosessualità, si avvicina pericolosamente alla categoria rosa. L’aggressione nei confronti di una donna lesbica al contrario si realizza sotto forma di paternalistica punizione. L’intento è quasi sempre di riconvertire all’eteronormatività, fisicamente con lo stupro “correttivo”, verbalmente omettendo una terminologia specifica che ne darebbe merito di esistenza. O mettendo in dubbio la possibilità che una simile dichiarazione risulti effettivamente veritiera. L’insulto ad una donna non eterosessuale resta sempre nella formulazione che comprende la parola “lesbica”, termine specifico non discriminatorio di per sé, affiancandola ad una parola di tipo denigratorio di uso comune. La mancanza nel lessico volgare di un termine specifico indica il rifiuto sociale dell’esistenza stessa di una comunità, riflessione centrale del cortometraggio “Le lesbiche non esistono”, che ha ispirato una discussione riguardo visibilità e lesbofobia nel gruppo “LezGo! – Interferenze lesbiche” di Omphalos Arcigay Arcilesbica di Perugia. Il lesbismo è spesso ridotto a stereotipo e svalutazione, soprattutto per quegli aspetti che sono riconducibili all’affettività e alla personalità della donna lesbica. La raison detre della campagna #esserelesbica riflette la necessità di superare gli stereotipi che fossilizzano la lesbica nella compensazione della figura maschile, in quanto ad aspetto e ruolo allinterno della coppia. Lautodeterminazione e la libertà di affermare la propria personalità, sessualità e affettività, scevri di condizionamenti culturali e costrutti sociali, sono i valori fondamentali della cultura lesbica.

Gli stereotipi di stampo prevalentemente maschilista agiscono riducendo la donna ad oggetto sessualizzato, una figura assertiva, attrice di un atto sessuale utile al piacere maschile. Ridurre ad oggetto sessuale un soggetto che dichiara, al contrario, la propria affettività, agisce di fatto come svalutazione della rilevanza umana dell’essere lesbica. Una visione più conservatrice svaluta a “fase momentanea” una realtà ricca di sfaccettature e sfumature, asserendo ad una visione in cui l’unico ruolo di donna socialmente legittimo, in qualche modo inevitabile, si rispecchia nella realtà patriarcale. La lesbica dichiarata si discosta dal modello romanico di “angelo del focolare” e di allevatrice, di figura asservita al ruolo di madre che accudisce il marito, oltre i figli. Questa Amazzone della modernità per i conservatori mina all’integrità del modello familiare classico dei film in bianco e nero degli anni 50 (posto che il concetto di “famiglia tradizionale” manca di sostegno storico sociale dal momento in cui i nuclei familiari sono stati da sempre fortemente sensibili alle richieste pratiche della vita quotidiana, ben lontani dal tradizionalismo). Paura, eh? Questi ad altri molteplici aspetti caratterizzano la concezione di lesbica oggi, in una cultura in cui il potere sociale è costituito dalla normatività maschilista, eterosessuale e caucasica. Questa figura demoniaca, ribelle, demolitrice dell’equilibrio della società, ispiratrice di rivolte, veneratrice del Male non esiste. Oggi la lesbica è caffè Starbucks e tacchi a spillo, copywriter, madre, moglie, detentrice di ben mille fidelity card (Coop, Palestra, Sushi Restaurant…). È istruttrice di nuoto, volontaria in canile, dipendente dal memory foam e dal laccio fucsia. È barista o medica, studentessa da media del 28 o disoccupata dipendente dalle serie tv. Niente di speciale (oltre ovviamente ai piani di distruzione di massa). Ma quanto spesso i media mostrano questo modello di lesbica, a svantaggio, finalmente, dell’Amazzone con forte bisogno di balsamo di cui sopra? Istinto di sopravvivenza? Spirito di conservazione? Il genere umano, per quanto tendente all’adattamento, non ama ciò che non conosce. E un modello così astruso di donna farebbe paura pure ad un pesce pagliaccio! La visibilità è utile dal momento in cui a raccontare noi Amazzoni sono gli altri, che per forza di cose non raccontano “noi”, ma ciò che di noi percepiscono, oppure ciò che di noi hanno percepito da altri, e altre, e altri di altri… Insomma bando agli stereotipi, bando alle favole horror postmoderne (ma non troppo), bando all’informazione da fonti quindicesime! Ecco a voi, signori e signori, signore e signore, signore e signori, le lesbiche.

 

Federica Cozzella
Omphalos Arcigay Arcilesbica


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