È di nuovo Italia-Germania: sabato ci aspetta l’eterna rivale5 min read

Federica Raspone | 30-06-2016 | Cultura

di Federica Raspone

Germania, ancora tu. Sempre tu. Quella che ci lega è una rivalità speciale, che nel tempo continua a rinnovarsi

Mancano poco più di due giorni ai quarti di finale più attesi di questi Euro 2016: Italia-Germania, un grande classico della storia del calcio, ovvero quel che basta per paralizzare una nazione intera. Sabato sarà fuga dagli uffici, una cena veloce e poi tutti davanti alla tv, perché alle 21:00 c’è il fischio d’inizio. E per un evento simile, per la squadra di Conte le aspettative non possono che essere alte.

La rosa della nazionale ha sollevato, come per ogni competizione che si rispetti, un polverone di critiche e discussioni: chi più, chi meno, ha avuto qualcosa da dire sui convocati e sui presunti fenomeni lasciati a casa, non condividendo alcune scelte del nostro c.t. od esaltandone altre. Una cosa, però, adesso è certa: dopo la performance di lunedì contro le furie rosse, la nostra nazionale ha riconquistato la fiducia dei suoi tifosi, superando un grosso scoglio con la vittoria per 2-0 sui campioni in carica. L’Italia ha così posto fine al ciclo di successi del calcio spagnolo, che negli ultimi anni ha vinto tutto (per citare qualcosa: un mondiale, due europei, cinque Champions League). Lo stesso c.t. tedesco, Löw, ha affermato che “questa non è l’Italia che siamo abituati a vedere”. Dopo la conquista della Coppa del mondo nel 2006, la nostra nazionale è, infatti, sprofondata nel baratro: l’unico risultato positivo è stato il secondo posto a Euro 2012. Ma, nonostante le difficoltà, ha comunque mantenuto immutato un dato storico: e cioè che la nazionale tedesca non è mai riuscita a batterla nei tornei mondiali ed europei. È per questo che, per la Germania, vederci passare il turno lunedì ha significato la riapertura del suo “più grande incubo calcistico”.
L’eterna sfida con l’Italia rappresenta una vera e propria “nemesi” per i tedeschi, sentita così tanto a livello nazionale che Niersbach (ex Presidente della Federazione Calcistica della Germania) ha sentenziato che ogni incontro con l’Italia, amichevoli incluse, non rappresenta una semplice partita, ma una competizione per “il prestigio e l’onore”.

Citando però una delle ultime dichiarazioni di Lothar Matthäus in merito, “i tabù sono fatti per essere spezzati”; i tedeschi sperano già in un calcio di rigore in loro favore, dal momento che gli italiani “tirano un po’ troppo le maglie”. Hanno piena fiducia in se stessi, perché “giocando come contro la Slovacchia (finita 3-0 per i tedeschi), non ci sarà partita”. Sui social intanto le frecciatine si sprecano (“Come, ancora Buffon? Ma a che età si va in pensione in Italia?”), ma sono comunque accompagnate da preoccupazioni. Löw invece, durante le ultime interviste, non ha lasciato trapelare particolari apprensioni: ritiene anzi di non aver subito alcun tipo di trauma, ma solo lezioni da cui ha potuto imparare molto. È per questo che, sostiene, la Germania di oggi ha potuto cambiare solo in meglio, distaccandosi completamente dal passato.
Ancora scuote, in effetti, la memoria del 7-1 messo a segno contro il Brasile nei mondiali di due anni fa, che ha fatto apparire agli occhi del mondo la nazionale di Löw come una vera e propria macchina da gol. La Germania ha infierito sul nemico fino all’ultimo minuto, lamentandosi anche per il gol della bandiera subìto. Oggi, come due anni fa, è una squadra che punta soprattutto sulla sua fisicità, volendo intimorire l’avversario con l’imponenza che emana: la convinzione della maggior parte dei suoi giocatori talvolta rischia di ricordare la crudezza di Schumacher, che nel 1982 sembrò volesse fare un’esecuzione in campo, mandando senza il minimo indugio Battiston in coma (e hanno pure il coraggio di dirci che tiriamo troppo le maglie).
Löw dal canto suo ribadisce quanto abbia fatto tesoro delle vecchie sconfitte (prima fra tutte, proprio quella della semifinale di Euro 2012 contro l’Italia) e punta ad andare avanti senza esitazione. Non c’è dunque da aspettarsi clemenza da parte della difesa tedesca, che precluderà senza scrupoli ogni cm possibile di spazio ai nostri attaccanti: il blocco Neuer-Boateng- Hummels (già acquistato in toto dal Bayern) farà di tutto per imporsi agli occhi del mondo come miglior difesa esistente, contando sul supporto del portiere Neuer, la cui rete è inviolata da cinque partite consecutive. Non scordiamo che l’ultima amichevole contro i tedeschi noi l’abbiamo persa appena tre mesi fa per 4-1; la nostra difesa (Barzagli, Bonucci e Chiellini) sabato riuscirà a contenere Gomez e Muller, dando un’adeguata risposta agli avversari?

Con l’Italia, si sa, tutto è possibile: Conte, che si sta dimostrando a ogni partita un vero e proprio dodicesimo uomo in campo, ha messo insieme questa nazionale con grande grinta e determinazione. Non perde occasione per trasmettere entusiasmo e convinzione a un’Italia che sta cercando la gloria lavorando come un gruppo coordinato, in grado di imporre il gioco ai propri avversari.
Sabato peseranno purtroppo le ormai certe assenze di Candreva e di De Rossi: Conte proporrà uno dei suoi due piani B, che prevedono o un modulo 3-5-2 (con l’inserimento di Sturaro e con Parolo nel ruolo di regista) o un 3-4-3 (meno probabile, che permetterebbe un avanzamento di Giaccherini nel tridente e potrebbe concedere maggiore spazio a Insigne). Finora, una nota di demerito va data a Thiago Motta (diffidato), che ha avuto una caduta di tono e di volontà. Eder e Pellè invece non hanno deluso, così come Parolo e Giaccherini.
Come ha affermato Florenzi, l’Italia ora deve scalare l’Everest e “sappiamo che non sarà facile, ma vogliamo l’impresa”. Il futuro è, come sempre, nelle nostre mani (o meglio, nei piedi dei nostri giocatori). Dovranno tutti dare il meglio, questo è certo: non pretendiamo una goleada, né un’altra “partita del secolo”; un altro urlo di festeggiamento alla Tardelli, però, sarebbe sicuramente ben accetto. Ci aspettiamo, in definitiva, la dimostrazione della nostra tenacia e l’esaltazione del nostro amore nei confronti dello sport nazionale, senza paura né timori. Perché nonostante tutte le auto-esaltazioni, in realtà i tedeschi ci temono, come sempre.

Immagini tratte dalla pagina FB Euro 2016

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