«Dimenticata Militanza», quand’era possibile la lotta di classe col cinematografo8 min read

Riccardo Rinalducci | 21-10-2017 | Cultura

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60 recitazioni in quasi quarant’anni di carriera, 2 David di Donatello, 3 Nastri d’argento, un leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 1991. I numeri di Gian Maria Volonté basterebbero a parlare per lui, attore eccezionale che ha lasciato il segno nella fortunata stagione neorealista italiana, raggiungendo notorietà internazionale. Eppure non è di fama e di onori ad essere pieno il ricordo del milanese classe 1940, piuttosto lo è di una sensazione di coerenza e impegno nell’interpretazione capace di impressionare intere generazioni, di sopravvivere fino ad oggi, impressa su pellicola. In molti infatti hanno conosciuto Volonté dopo la morte, per ragioni anagrafiche, soprattutto per l’assidua ricorrenza della sua figura in capolavori del cinema su toni chiaramente schierati, polemici, nelle trattazione di temi di interesse sociale, economico, politico. (Nell’impossibilità di citarli tutti) riportiamo alla mente dei nostri lettori alcuni personaggi cui Volonté diede volto, voce e temperamento indelebili: dal dirigente di polizia in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Lulù in La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, il tenente Ottolenghi in Uomini contro e Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, “Bart” in Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo. E ancora in Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più di Leone, Il caso Mattei di Rosi, Giordano Bruno di Montaldo, Il caso Moro di Ferrara, Sbatti il mostro in prima pagina di Bellocchio, L’armata Brancaleone di Monicelli, I sette fratelli Cervi di Puccini. Un protagonista, artista, a tutto tondo, con una chiara visione del suo ruolo e mestiere: Per me c’è la necessità di intendere il cinema come mezzo di comunicazione di massa, come il teatro, la televisione. Essere un attore è questione di scelta innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, o ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita (cit. Un attore contro. Gian Maria Volonté. I film e le testimonianze, a cura di Franco Montini e Piero Spila, 1984).

Volonté in Uomini contro (1970, Francesco Rosi)

Dal 13 ottobre è partita la campagna di crowdfunding per la realizzazione di un documentario (link a fine pagina) sulla vita e la vocazione – politica prima ancora che artistica e cinematografica – dell’attore. Di Dimenticata Militanza – Un ritratto politico di Gian Maria Volonté abbiamo parlato con il regista Patrizio Partino.

Come nasce l’idea del documentario? Tutto nasce molto semplicemente dalla coniugazione di uno… anzi due interessi personali, con la possibilità offerta dal Premio Cesare Zavattini e dunque dall’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) che è il promotore del premio. Credo sia una genesi del progetto abbastanza scontata e normale, di solito le cose nascono da esigenze, spunti, stimoli molto personali. Circa un anno fa ero intenzionato ad inviare la mia proposta progettuale per partecipare all’iniziativa. Il premio richiedeva una proposta per un cortometraggio documentario di massimo 15 minuti, a base parziale o totale di archivio. E facendo delle ricerche sul loro canale YouTube ho iniziato a visionare diversi materiali dove il protagonista era Volonté o dove in qualche modo c’era una connessione con lui. Tornando ai due miei interessi personali, Volonté e la politica (con i suoi affascinanti mutamenti), il risultato vien da sé. Mi sembrava l’occasione giusta per provare a mettere su un progetto simile e a quanto pare erano di questo parere anche all’AAMOD dove la commissione decise di selezionarmi tra i finalisti.

Volonté (Lulù) in La classe operaia va in paradiso (1971, Elio Petri)

Perchè «Dimenticata» Militanza? Partiamo da quello che è un dato di fatto, almeno per me. Anche se sono certo di non essere il solo a vederla così. Viviamo in un momento in cui la politica si è trasformata in banali slogan, variopinte volgarità, la sfida a chi riesce ad urlare meglio fomentando la massa con l’obiettivo di tirare fuori il peggio. Insomma tutto è ridotto alla chiacchiera da bar, alle constatazioni superficiali buone giuste per una battut(acci)a ma nulla più. Parere mio eh, non sono un politologo, però così mi sembra essere oggi la politica e il parlare di politica. E allora quella parola lì, nel titolo, quella “militanza” non sembra una cosa quasi anacronistica, caduta nell’oblio? Una parola che quasi non ricordiamo più cosa significhi? E perché poi non accomunare il discorso ad un personaggio immenso del nostro cinema ma oggi meno ricordato di quanto meriterebbe, che però fu anche altro e che fece del suo mestiere (e della sua vita) qualcosa che somigliava più ad un guerriero perennemente in lotta che al corretto svolgimento del proprio lavoro? Un dimenticato modo di vivere quel mestiere, di vivere il cinema ma specialmente di utilizzare le proprie capacità per andare altrove, varcando il limite senza timore.

Da quali fonti state attingendo e chi sta collaborando per la realizzazione del progetto? Componente principale per quanto riguarda il repertorio è e sarà il prezioso materiale dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con cui collaboriamo e che è co-produttore del documentario. Con loro è nata la versione corta del progetto e con loro continueremo a collaborare assiduamente per questa estensione a lungometraggio. L’altra metà fondamentale nella realizzazione del documentario saranno le interviste girate appositamente da noi, dove (ri)troverete personalità del cinema, del sindacato e dell’attivismo italiani. Questi i poli essenziali che formeranno il racconto, ma certo è che siamo continuamente alla ricerca di ulteriori materiali inediti e non che potrebbero arricchire il documentario e lo sguardo su Volonté.

Volonté in arresto durante una manifestazione degli operai della Coca-Cola, in sciopero da due mesi, nel 1971

Per quando è prevista la realizzazione del progetto, e come potremo fruirne? Puntiamo a completare il documentario per la seconda metà del 2018. Cercheremo in seguito di farlo arrivare nelle sale, con tutte le difficoltà che un documentario incontra solitamente con la distribuzione classica. Ma tramite la campagna di crowdfunding abbiamo messo a disposizione la possibilità, scegliendo determinate ricompense, di poter vedere in anteprima il documentario tramite copia digitale, Blu-ray Disc o DVD fino ad arrivare ad un vero e proprio invito alla prima proiezione pubblica romana del film. Dunque, per chi fosse davvero impaziente di vedere il progetto completato, avrà la possibilità di poterlo vedere in anticipo rispetto agli altri.

Quanto mancano – se mancano – al grande schermo del 21esimo secolo produzioni ed interpreti «partigiani», pensando a certi capolavori realisti e neo- del passato? Eh. É una domanda assolutamente interessante e che è anche un po’ alla base del documentario. Quanto mancano figure del genere e film del genere oggi? Ma soprattutto ne abbiamo ancora bisogno? Dunque ad averne bisogno ne abbiamo certamente bisogno, per motivi già detti: della politica si chiacchiera ma non si parla, non si discute. Ognuno dice la sua ignorando il parere altrui e ancor peggio spesso conoscendo molto poco ciò di cui sta parlando, cadendo per forza di cose in semplificazioni e banalizzazioni in alcune situazioni addirittura pericolose. Si riflette meno pensando però di aver già elaborato a dovere cosa dire. Per questo mancano film forti capaci di smuovere le coscienze, di far riflettere talvolta a fondo (pensiamo a “Todo modo” di Petri o “Le mani sulla città” di Rosi), capaci di non esaurirsi al momento dell’uscita della sala, irruenti tanto da non farsi dimenticare. Così come autori e interpreti desiderosi di esprimere il proprio dissenso attraverso il cinema, di denunciare le ingiustizie facendo per bene il proprio mestiere. Altro interprete importante di quegli anni ma non troppo ricordato (e che ha dunque pagato per la sua militanza) oltre a Volonté è certamente Riccardo Cucciolla, che con Gian Maria recitò in “Sacco e Vanzetti”. La verità però è che figure del genere mancano proprio perché oggi di autori e interpreti simili non ce ne sono e per quanto, come detto, necessitiamo di opere come quelle di Petri e di Rosi e di Damiani e di Vancini, stiamo parlando di un cinema che non si fa più, in cui non si crede più. Avranno ragione a pensarla così? Difficile dirlo. Si dovrebbe tentare però di smuovere qualcosa per averne una conferma e non restare pigramente abbracciati ad una ipotesi. “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” avrebbe oggi la stessa forza e lo stesso successo internazionale di quando arrivò nelle sale? “Perché non dovrebbe averlo?” penso io. All’epoca sapevano che avrebbe avuto un riscontro positivo importante e mondiale? Immagino di no e credo che abbiano rischiato a realizzare un film del genere, venendo una volta tanto però premiati per il coraggio.

Volonté e Riccardo Cucciolla in Sacco e Vanzetti (1971, Giuliano Montaldo)

Link per il crowdfunding: https://it.ulule.com/dimenticatamilitanza/
Link per la pagina Facebook del progetto Dimenticata Militanza – Un ritratto politico di Gian Maria Volonté: https://www.facebook.com/dimenticatamilitanza/?fref=ts
Link per la pagina Facebook di AAMOD: https://www.facebook.com/archivioaamod/
Foto dal web – in evidenza: Volonté in I sette fratelli Cervi (1968, Gianni Puccini)


Riccardo Rinalducci

Riccardo Rinalducci

Studente di Scienze della Comunicazione all'Università di Perugia, entra in redazione nel 2017 come vicedirettore. Appassionato di calcio e tifoso del Grifo, si interessa di musica e cinema italiani - più sono d'autore e noiosi, meglio è. Ama viaggiare e discutere di attualità e politica, più volentieri davanti a una birra che a un touch-screen.