DIARIO ERASMUS – POTSDAM4 min read

Francesca Ghezzo | 08-01-2017 | Erasmus - UNIVERSITÀ

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Ah l’Erasmus! Quell’esperienza indimenticabile, indelebile nei ricordi di quanti ritornano e poi si laureano, viaggi che si fanno una sola volta nella vita… Beeepp!
Sono partita per il mio secondo Erasmus il 14 settembre scorso, questa volta diretta nel congelatore d’Europa. La Siberia? A quanto posso constatare in questi giorni direi che ci avviciniamo, ma no: sono a Potsdam, a mezz’ora di treno da Berlino. Essendo qui solo da un mese non ho ancora potuto assaporare questa terra e questo popolo, questa cultura che tanto mi affascina e questa società che, non dimentichiamolo, esce solo 27 anni fa dalla realtà totalitaria della DDR (Deutsche Demokratische Republik, per noi comuni mortali: la Germania dell’Est). Cercherò dunque di raccontarvi quello che fin’ora ha maggiormente colpito la mia attenzione.
Partirei con la conferma empirica dell’assioma Ghezzo, teoria per la quale ho sempre giustificato l’inguardabilità dello stile d’abbigliamento tedesco attribuendone la responsabilità non tanto alla mancanza di gusto, quanto più alla totale devozione alla divinità Durchführbarkeit (Google traduttore dice che vuol dire praticità). Non è che non sappiano distinguere il bello dal brutto, ma hanno come una sorta di controbilanciamento morale per cui se una cosa fa piangere sangue a guardarla, ma è così inconfutabilmente utile e pronta alle esigenze, ecco che all’occhio teutonico è presto riabilitata, e la si eleva con orgoglio per le strade della città. Lo stesso spirito pratico emana le sue vibrazioni anche nell’ambito culinario, per cui troveremo piatti onnicomprensivi, dal primo alla frutta tutto semiaccostato in un’adorabile amalgama di burro profumato, oppure il mio preferito: la zuppa di lenticchie marrone con crostini di pane, bocconcini di carne non meglio identificata, verdure bollite e a discrezione del cliente un lunghissimo wurstel a dire il vero ogni volta con un sapore differente. Credetemi, una volta compresa e condivisa la causa, si può apprezzare tutto questo.
Abbandonando i lidi della cultura tedesca, parliamo un po’ di questo spirito Erasmus che ci avvolge tutti quanti. Venire a trascorrere un semestre in Germania apre orizzonti diversi rispetto ad un periodo in Spagna o Portogallo, perché è chiaro, nella destinazione che scegli rifletti anche un pochino la personalità che hai. Dirò che due sono i particolari che più mi hanno colpito: l’inesorabile aggregazionismo magnetico degli Spagnoli e l’allucinante capacità alcolica delle Russe, ma essendo due aspetti in fin dei conti non eccessivamente rilevanti, li possiamo anche tralasciare. Sto invece scoprendo con piacere nuovi amici polacchi, inglesi e irlandesi, con i quali parlare dei loro paesi, delle loro aspirazioni e del loro modo di vedere il mondo, fino a che non si finisce a parlare di Brexit e allora là è meglio shiftare, ché l’animo irlandese rischia di incendiarsi ogni volta.

diariopotsdam2La sede dell’Università

Infine, mi piacerebbe sfatare un mito titanico che non so chi abbia innestato nella testa degli Italiani, ma che è più falso del mio tatuaggio all’hennè del quinto liceo: l’efficienza tedesca. Ragazzi, è con grandissimo dispiacere che giungo oggi a confermarvi che i Tedeschi sono umani, non so se si siano mediterraneizzati di recente, ma vi assicuro che ne combinano quanto gli Italiani. Hanno fatto iniziare le nostre due settimane di corso intensivo di tedesco un venerdì, una volta l’insegnante aveva un matrimonio e al posto della lezione ci hanno organizzato un’entusiasmante caccia al tesoro per tutta la città con tanto di indicazioni in tedesco, indovinelli in tedesco, suggerimenti in tedesco, focus storici in tedesco e santi e madonne, quelli in molte altre lingue. Infine, la tessera magica degli studenti, grazie alla quale si può viaggiare gratis, mangiare alla mensa e fare la lavatrice, ce l’hanno consegnata l’ultimo giorno, giustamente. Scarica ed esattamente un’ora dopo la chiusura dell’ufficio presso il quale si può caricare. Di venerdì. Il lunedì seguente era festa nazionale, tutto chiuso. Un’altra settimana senza lavatrice. Evvai. Al contempo, per ogni minimo passaggio della vita quotidiana di uno studente si erge una macchina burocratica impressionante, capace di lasciare interdetta anche la segretaria dalla fulva chioma della nostra segreteria studenti. Ad esempio, io penso di essermi iscritta ai corsi che devo seguire circa una settimana fa, ma se risultasse che non avevo capito nulla e che in verità al posto di premere il tastino blu ho premuto quello rosso, e invece di cliccare due volte ho cliccato tre e sta di fatto che ora sono iscritta a Capoeira 2 e non a Letteratura inglese del XIX secolo, ecco, accoglierei la notizia con gran naturalezza.
Sciocchezze a parte, sono molto entusiasta di aver cominciato questo percorso in questa città così particolare, ricca di parchi sontuosi, castelli e condomini grigi e spersonalizzanti (indovinate in quale delle tre abito io), capitale dello stato del Brandeburgo, così ricca di storia e così vicina a Berlino, con la quale convive e nei confronti della quale ostenta tuttavia una propria orgogliosa indipendenza. Non ho idea di come andrà, di chi ancora conoscerò, di quello che scoprirò e di quello che mi porterò a casa e nel cuore, per il momento posso solo dirvi : la Germania è interessante, il tedesco è fenomenale, la cucina va capita ma soprattutto, mi hanno detto che in inverno fa meno 20°.


Francesca Ghezzo

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