LO STUDENTE ERASMUS – DA MALTA4 min read

Giulia Compierchio | 15-03-2017 | Erasmus - UNIVERSITÀ

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(da http://blog.zingarate.com/figlidiviaggi/lo-studente-erasmus/)

Lo studente fuorisede: quale meravigliosa, bizzarra, irripetibile esperienza è quella dello studente fuorisede. Se, per di più, sei studente fuorisede e all’estero, il connubio diventa letale. E chiaramente, alla parola Erasmus, la prima immagine che viene in mente non è quella di un ragazzo triste e gobbo sui libri, alla luce di una flebile lampadina, in biblioteca. Lo idealizzi, diviene quasi una leggenda, un mito: colui che si fa pagare dall’Università italiana per creare il panico oltremare. Devo ammettere però che, nonostante i superpoteri ateneo-dacce-i-soldi-per-fare-caciara, nella vita quotidiana degli espatriati rimangono alcune costanti. Per lo meno, qui a Malta, ne ho trovate alcune. Punto primo: per campare, sempre quelle compri. Le immancabili scatolette Riomare, che il Lidl tiene dal 15-18, e che il cassiere ti lancia perché non se le compra nessun altro se non te, disagiato, che sopravvivi di spaghetti aglio-oglio-e-peperoncino. Per di più, tutto il teatrino si svolge nel pittoresco dialetto Maltese, che pensi sia uguale all’italiano, dato che ti salutano con CIAO, ma poi iniziano a parlare ostrogoto, con più consonanti del necessario. E quindi ti fai capire a gesti, dal momento che, a sentirli parlare inglese, ci capisci più con l’ostrogoto. Altra situazione immutabile: la macchina. Tu non ce l’hai ovviamente. Non ce l’avevi a casa, e continui a non averla neanche in Erasmus. E quindi, gioia delle App Contapassi, del Fitness Health del Huawei, inizia la tua infinita passeggiata. È un camminare ovunque: inizi quando arrivi in aereoporto e la smetti quando torni a casa, dalla tua adorata Pandina. Te la fai a piedi per andare all’Università, per comprare il tonno, per incollarti il pacco da sei di bottiglie d’acqua (perché guai se solo annusi l’acqua corrente del rubinetto!). Il problema è però, che i Maltesi nativi, quelli dell’arabo ignorante mischiato al siciliano, odiano andare a piedi. E quindi macchine, macchine ovunque. Trovi automobili per strada, sui marciapiedi, arrampicate sulle salite dei vicoletti, accanto alle barche nei porti. E gli autobus: per loro bisognerebbe iniziare un discorso a parte. Appena atterri, e devi arrivare con il bus a La Valletta, si capisce, è evidente a chiunque sia stato già a Roma. Gli autisti di Malta sono quelli che l’Atac ha scartato. Sono follia allo stato puro; per lo più italiani e maltesi, con la stessa abilità di guida di mia sorella con la Wii a Mario Kart. Il tutto con il senso di marcia a sinistra. Quindi, non solo cadi dentro al pullman ogni volta che scatta un semaforo rosso, ma rischi di diventare moquette sotto questi bestioni, tutti nuovi, con la scritta Tallinja stampata su una coscia (devo ammettere che le vetture sono proprio belle). Terza questione: i coinquilini. Non importa in che paese stai studiando, in quale città hai deciso di trasferirti, il rapporto che stringerai con le persone con cui vivi è meravigliosamente unico. Senza dubbio è una delle questioni più delicate, perché per stare bene, hai bisogno di un posto che ti faccia sentire a casa. E questo non significa avere una bella camera, vista mare (c’ho pure questa!), ma sentirti a tuo agio, e libera nelle mura del tuo temporaneo appartamento. Dormire con ragazze relativamente estranee, sotto lo stesso tetto, in principio non è così semplice. Nel mio caso, sono stata fortunata, di nuovo. La grande divisione dei coinquilini si basa su due frasi costanti: NON-TOCCARE-QUESTO-È-TUTTO-MIO, e TI-HO-FREGATO-LA-MAGLIETTA-DAL-TUO-ARMADIO. Io, da brava romana mezza-terrona, ho bisogno di condividere tutto: il cibo, i vestiti, lo svago, e nei periodi più bui, anche il momento pipì. Non è che non riesca a stare sola, tutti necessitano dei propri spazi, ma stare da soli insieme è meglio. Mi spiego: un conto è stare da soli, un altro è sentirsi soli; e dentro la propria casa, non bisognerebbe mai sentirsi così. Ovviamente io appartengo alla seconda categoria, e devo ammettere, che da questo punto di vista, la mia sorellona di Perugia mi ha dato tante soddisfazioni (CIAO IRINAAAA). Quando vedi che la tua coinquilina inizia ad usare i tuoi maglioni più di te, hai fatto centro! Fatto sta che, se anche all’estero, la tipa brasiliana con cui vivi, ti dice che tocca condividere tutto, stai in pace. Ultima nota positiva di Malta: qui tutti provano a parlare questo benedetto inglese. Il siciliano della pasticceria, la coinquilina cecoslovacca, la tedesca che hai conosciuto all’orientamento, i coordinatori Erasmus, che di british hanno solo il campus universitario; tutti riescono a comunicare. Ma la cosa che mi fa sentire bene è che, nonostante sembra che abbiano una patata bollente in bocca, questi maltesi se la ridono sempre. Sanno di parlare strano, e nella loro cadenza un po’ araba, un po’ italiana, sono uno spettacolo. Il sole ha fatto miracoli qui, mostrando il cuore mediterraneo nascosto nel freddo inglese dei miei libri.

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Giulia Compierchio

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