Perché Di Caprio non doveva vincere lOscar6 min read

Amministratore | 29-02-2016 | Cultura - Locomocinema

Ecco, l’ho detto.
Leonardo Di Caprio non è un bravo attore.
Di Caprio è proprio un mostro della recitazione, di quelli che vedi un film con lui protagonista e pensi “porca troia, grazie a dio, maometto, buddha e Anna Marchesini per aver fatto in modo che dessero la parte a lui, che nessuno avrebbe potuto rendere altrimenti giustizia ad un personaggio del genere”.
Ed è per questo che, ve lo dico forte e chiaro, l’Oscar per “The Revenant” non glielo dovevano dare.
E amici miei, non per il fatto che, se la nascita di Facebook ha giovato a qualcuno, quello è Di Caprio, che a forza di meme è divenuto il beniamino degli sfigati, manco fosse il poraccio che tenta di arrancare fino a fine mese rifilandoti il volantino dei corsi che ti fanno diventare intelligente anche se sei uno scemo clinico (scusa Franca).
A me Di Caprio che si fa rubare l’Oscar dall’orso sulla mia bacheca mancherà poco o niente.
Mi rimarrà per sempre, però, l’amaro in bocca per lo smacco che l’Academy, con una mossa del genere, ha fatto ad una carriera altrimenti indimenticabile.

Di Caprio l’Oscar se lo meritava già nel ’93, quando faceva singhiozzare le sale di mezzo pianeta con la sua prima grande interpretazione in “Buon Compleanno Mr. Grape”.
Sono anche convinto che se avessero dato il suo ruolo del film “The Aviator” ad un qualunque altro attore del suo calibro – ammesso che ce ne siano poi così tanti – l’Oscar sarebbe giunto con posta prioritaria.
E ad oggi trovo ancora allucinante che due delle sue interpretazioni migliori, ovvero l’inquietante detective del potentissimo “Shutter Island” e il perfido Candie di “Django Unchained” siano stati snobbati tanto da non fruttare nemmeno una nomination al nostro povero Leo.
Certo, Di Caprio è lo stesso attore che nel 1997 recitava in Titanic, film nominato agli Oscar per la qualunque e vincitore di 11 statuette, quando a lui non dedicavano neanche una candidatura.
Devi avergli fatto qualcosa a st’Academy, perché se come minimo non hai scritto con il pennarello nei bagni del Kodak Theater “La madre del presidente dell’Academy è così grassa che…”, allora vuol dire che o sono ciechi, o sono solo stronzi.

Bene, tornando a noi, vorrei ora spiegarvi perché io, un fan di sto povero derelitto, penso che l’Oscar quest’anno non se lo meritasse proprio.
Primo: “The Revenant” è assolutamente, decisamente ed ingiustificatamente sopravvalutato.
Non fraintendetemi eh, non fa schifo, solo che alla critica americana piace trovarsi di tanto in tanto un beniamino, e se un paio d’anni fa era Cuaròn, bè oggi è Iñárritu.
E cazzarola se è bravo Iñárritu.
Solo che questi suddetti esperti di cinema, a un certo punto ci prendono un po’ troppo gusto, e allora tutto d’un tratto fanno quello che la critica letteraria italiana ha fatto con Dante: ti glorificano fino allo sfinimento, ben oltre il necessario.
E non fraintendetemi, ringrazio ogni giorno che sto in terra (si fa per dire, claro) chicchessia per averci dato un padre della lingua come Dante Alighieri, ma cari esperti di lingua, tendete l’orecchio: quando Dante ha scritto “e” come congiunzione è inutile che mi ci costruite sopra un volo pindarico da Roma fino a Bangkok, perché lui intendeva “e” come congiunzione pura e semplice, e se mi dite altrimenti mi sento un po’ preso per il culo.
Spero che la parentesi sia servita, dunque, per farvi capire cosa intendo: l’ho detto e ridetto, la scena della battaglia iniziale e quella ben più celebre dell’assalto dell’orso, sono robe che entreranno nei libri di storia della macchina da presa. Ma tutto il resto è…carino. Nulla di più, nulla di meno.
Carino il voler utilizzare la luce naturale, carina la storia, carino tutto. Ma giusto poco più.
Perdonatemi, ma io la penso così.

Secondo: Leo, ok, sei popo coraggioso.
Non so quanti dei tuoi colleghi avrebbero accettato di girare con 40 gradi sotto zero in mezzo ai ghiacci del Polo Sud, o si sarebbero infilati nudi nella carcassa (vera) di un cavallo morto per amore della settima arte.
Anzi, forse proprio nessuno.
Però non è che possiamo darti l’Oscar come medaglia al valore, che non siamo all’accademia militare, e anche perché sennò toccherebbe darne uno pure a tutti i concorrenti di Fear Factor che si magnavano palle di toro crudo sorseggiando sperma di mulo per mandare giù i bocconi (se non sapete di cosa parlo, cercate di non scoprirlo mai).
Sei bravo, è innegabile: sei bravo a farci vedere quanto hai freddo, sei bravo a farci vedere quanto ami tuo figlio, sei bravo a farci capire che stai lì lì per tirare le cuoia per le ferite riportate, perché sei così scemo (o coraggioso, sì) da non ricordarti che se t’arriva davanti un orso incazzato tu devi fingerti morto E BASTA, roba da prima sopravvivenza che so pur io, che l’ultima volta che mi sono ritrovato in mezzo alla natura è otto anni fa, e solo perché mi si era rotto l’autobus in mezzo alla campagna perugina (sì, ok, esagero. Gli anni erano solo sette).
Ma ecco…non sei stato indimenticabile, e non perché potevano sostituirti con una fedele riproduzione del Madame Tussauds per metà del film, tanto non ti dovevi muovere, è solo che il tuo personaggio era tutto sommato un protagonista abbastanza comune. E poi, voglio dire, non è che non avessi avversari degni, visto che la danish girl di Eddie Redmayne e il ritratto di Steve Jobs di Fassbender hanno fatto girare la testa a praticamente qualunque critico esistente.
Siamo realisti Leo, eh: per una volta c’era chi aveva fatto meglio.

Terzo ed ultimo: quest’Oscar era un contentino.
L’unico Oscar che avrebbero dovuto darti era quello alla carriera, tra una decina d’anni, dopo qualche altra grossa performance. Invece hanno voluto praticamente scusarsi per quanto ti hanno calpestato e ecco, praticamente hanno fatto peggio.
Ma dimmi quanto saresti stato più figo se fossi entrato tra i grandi errori dell’Academy, a fianco di Robert Altman, regista di culto nominato cinque volte e mai vincitore, che nel 2006 riceveva il premio alla carriera (crepando otto mesi dopo, peraltro, che sfiga oh) o Gordon Willis, da più esperti considerato il più grande direttore della fotografia mai esistito ad Hollywood, alle cui atmosfere film come “Il Padrino” e “Io & Annie” devono l’Oscar, mentre lui non veniva nemmeno candidato, una pecca che hanno tentato di coprire con la stessa onorificenza nel 2009.
L’Oscar a
lla carriera sarebbe stato proprio lo schiaffo morale, l’inchino dell’Academy ai tuoi piedi.

E invece no, il danno e la beffa.
È quasi peggio della scena di Hugh Grant che tenta di salvarsi in corner in “4 Matrimoni e 1 Funerale” dopo aver chiesto all’amico John come sta la fidanzata. Chi l’ha visto comprende, chi no rimedi.

Tutto questo per dire?
Niente, giusto tanti auguri a Leonardo.
E bella figura di merda, Academy.


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