#IJF18 – Impressioni di un rappresentante degli studenti davanti a Di Battista4 min read

Daniele Salvanti | 15-04-2018 | Attualità

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Ieri, 14 Aprile 2018, ho scelto di partecipare a un incontro del Festival del Giornalismo che ha avuto come ospite l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, Alessandro di Battista. (Qui il video dell’incontro integrale)

Non ho mai supportato direttamente il Movimento ma in questa occasione ho ritenuto importante e necessario confrontarmi e andare a ascoltare la voce di una personalità con una diversa visione della vita e della politica. Sono stato seduto per due ore sulle scomode panche laterali della sala dei Notari ponendo grande attenzione alle parole che uscivano dalla bocca di Di Battista che, prima di quel momento, avevo visto solo in televisione. I miei pensieri in quel contesto oscillavano continuamente tra una lieve approvazione e una severa critica.

Alessandro Di Battista, prima volta al Festival del Giornalismo di Perugia

Ciò che mi ha più stupito di Alessandro di Battista è stato il linguaggio. Io, che al Dipartimento di Scienze Politiche ho imparato a studiare i politici come persone rispettabili e impeccabili, in quanto rappresentanti di una Nazione,  sono rimasto sconcertato nel momento in cui ho udito le parole “stronzata” e “infame”. Da quando sono piccolo i miei genitori mi hanno insegnato che la parola “infame” deriva da un lessico mafioso e sentirla pronunciare da un ex parlamentare mi ha fatto gelare il sangue.

La seconda cosa che mi è rimasta impressa è stato il tono di voce così spinto e duro. Nonostante fosse chiara l’ammirazione della platea per questo politico, lui ha sempre tenuto un atteggiamento difensivo, tipico di una campagna elettorale. Io capisco l’odio per le istituzioni corrotte, capisco la volontà di prorompere e cambiare questo sistema malato, ma il tutto è possibile anche mantenendo la calma. Mi avrebbe fatto molto piacere intervenire per dire all’ex parlamentare di riascoltare un incontro del giorno precedente, nel quale Marco Damilano ha parlato di Aldo Moro, un uomo che è riuscito a fare politica e ha provato a cambiare radicalmente questo paese con contegno e pacatezza.

Il mio intervento doveva essere questo, ma negli ultimi minuti dell’intervista ho sentito un discorso che mi ha fatto sorgere una domanda più importante. Infatti, nonostante le urla e l’astio, ciò che realmente conta sono le idee che ci sono dietro e io ero lì proprio per quelle. Dopo una serie di interventi ho preso il microfono e ho iniziato a esprimere la mia posizione.

Prima di tutto mi sono presentato e, sempre dandogli del Lei, ho ringraziato per aver detto che l’impegno politico dovrebbe essere sempre costante da parte di tutti e di tutte. In un mondo dove si sta passando sempre più da un’individualità a un individualismo essere consapevoli di ciò che ci circonda diviene centrale. Dopodiché ho aggiunto che c’è una sottile ma fondamentale differenza tra “fare politica” e “essere rappresentante politico”. Io credo che TUTTI/E dovrebbero fare politica e che TUTTI/E debbano avere il diritto di prepararsi al fine di essere in grado di rappresentare. Ma fare Rappresentanza non è banale, soprattutto negli organi istituzionali. Io non credo che un individuo possa essere mai veramente pronto per farla ma, allo stesso tempo, credo che chi sceglie questo percorso debba anche impegnarsi al massimo per acquisire le conoscenze necessarie per rappresentare al meglio altre persone. Questo paese è troppo burocratico, ne sono consapevole, ma non riesco a immaginare un membro della Camera dei Deputati che non conosca il funzionamento della Camera stessa.

Sia ben chiaro, non mi sto rivolgendo al Movimento 5 Stelle in blocco, anzi li ringrazio molto per aver portato giovani ragazzi e ragazze dentro le istituzioni. Io mi sto rivolgendo a tutti quei politici che nemmeno conoscono il sistema nel quale lavorano, o per lo meno in modo troppo superficiale. Ho usato la parola lavoro non a caso. Per me che studio Scienze Politiche e che ancora credo nel sistema Democratico, fare politica è una cosa importante. Alessandro di Battista rispondendo al mio intervento ha invece detto che fare politica è un impegno Civico e che ormai non può essere più considerato un lavoro.

Daniele Slavanti, rappresentante degli studenti nel consiglio di dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia

Io comprendo la sua argomentazione riguardo al fatto che ormai il panorama politico è composto sempre dagli stessi volti che “non vogliono lasciare il proprio posto” ma questo non giustifica l’idea secondo la quale si può arrivare anche impreparati. Anche se tale impegno dovesse durare solo 5 anni, ritengo che sia necessaria una grande preparazione alla base. E questo per me non è opinabile. Penso che un Parlamentare Europeo debba conoscere il Diritto Internazionale. Penso che un qualsiasi parlamentare debba conoscere la nostra Costituzione, anzi, che ogni cittadino/a debba conoscerla. Sto studiando per acquisire gli strumenti necessari per entrare nel mondo Istituzionale e non c’è niente di più doloroso per me che sentir dire a un ex rappresentante del popolo italiano che tutto questo studio in fondo non è necessario.

Credo anche io, come il Movimento 5 Stelle, che la Politica vada cambiata e comprendo quest’odio che è salito come la bile e che ha lasciato a tanti questo amaro in fondo alla gola. Ma non credo che il modo migliore per cambiare la politica sia distruggerla.


Daniele Salvanti

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