Da tutta Italia si alzano critiche alla deriva razzista del Governo5 min read

Simone Emili | 14-06-2018 | Attualità - Internazionale - Nazionale

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18 aprile 2015: 28 sopravvissuti, 58 morti e tra i 700 e 900 dispersi. Sono state le cifre della più grande tragedia nel Mediterraneo. Si era detto che non avrebbe più dovuto succedere, che l’Europa e l’Italia avrebbero salvato vite per non far diventare il Mediterraneo un mare di sangue e di dolore. Ci ritroviamo invece 3 anni dopo con una situazione che manifesta una decadenza culturale, l’incapacità politica e una disumanità che poche volte si era vista in Italia.

Tra il 9 e il 10 giugno la nave Aquarius delle ONG SOS Mediteraneè e Medici senza Frontiere per i soccorsi in mare ha salvato 229 persone che erano stipate in due gommoni partiti dalla Libia, di cui uno stava affondando. Inoltre ha accolto a bordo altre 400 persone salvate dalla guardia costiera e dalla marina italiana che ha affidato alle ONG il compito di portare le 629 persone nel porto più sicuro e più vicino. Questo doveva essere italiano perché l’operazione era stata eseguita e coordinata dalla guardia costiera italiana. Non la pensavano così, però, il neo Ministro dell’Interno Salvini e il neo Ministro delle Infrastrutture Toninelli. Con un post su Facebook il leghista ha dichiarato che la nave non avrebbe attraccato in Italia, lanciando l’hastag #chiudiamoiporti e che competenza su quella nave l’aveva Malta perché era il porto più vicino a doveva si trovava l’Aquarius. Così è iniziato un braccio di ferro tra Malta e Italia per chi dovesse accogliere i migranti,mentre la nave dell’ONG stava ferma in mare. La situazione si è sbloccata, fortunatamente, l’11 giugno quando il neo premier socialista spagnolo Pedro Sanchez ha dichiaro pubblicamente che la Spagna avrebbe accolto la nave Aquarius nel porto di Valencia.

Alcuni la definiscono una vittoria di Salvini e del nuovo Governo, ma è stata in realtà una grave sconfitta per l’Italia. Una sconfitta perché non si saprà adesso cosa succederà alle prossime navi che arriveranno dalla Libia. Ma è stata una sconfitta soprattutto umanitaria perché si è voluto prendere consenso sulla pelle dei più deboli. Una sconfitta perché ha dimostrato che l’Italia non è più un paese accogliente e tollerante, ma è infettato dalla più bieca malattia: il razzismo. La politica non si può fare sulla pelle di chi scappa via dalla miseria, dalla fame, dalla guerra, su chi cerca un futuro migliore per se stesso e per la propria famiglia. In quella nave c’erano 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte che fuggivano dall’inferno libico (una ha partorito e dato alla luce sua figlia Miracle). Salvini ha voluto fare la voce grossa contro l’Unione Europea perché sostiene che l’Italia è stata lasciata sola dall’Europa. Beh, non è così: l’Italia è stata lasciata sola da paesi come l’Ungheria la Polonia, alleati nel Parlamento Europeo della Lega, che ostacolano in tutti i modi una direttiva Europea per l’equa distribuzione dei richiedenti asilo. L’Italia ha dovuto in questi anni fronteggiare la crisi migratoria da sola, ma in cambio ha ricevuto fondi dall’Unione Europea che ha inoltre permesso all’Italia di scorporare 5 miliardi di euro per non far pesare il costo dell’accoglienza sul bilancio dello Stato. Sicuramente l’Europa deve fare di più, chi in queste ore dice che la scelta italiana è stata, giustamente, vomitevole come l’ha definita Macron, si deve ricordare di quello fa per esempio a Ventimiglia o a Bardonecchia, la Francia, quando usa misure dure e vomitevoli anch’essa. La politica europea, però, si fa a Bruxelles durante i vertici europei o nel Parlamento Europeo in cui “è stato” anche l’odierno ministro Salvini, uno dei massimi assenteisti in Parlamento.

L’Italia è affetta dal male della xenofobia e le ultime elezioni politiche lo dimostrano. Il problema grave è che è diventata razzista e xenofoba anche parte della sinistra. Quella sinistra che come ministro degli interni aveva Marco Minniti che ha fatto accordi orribili e disumani con la Libia. In Libia la situazione per le persone è terribile perché sono rinchiuse in veri e propri lager, per ridurre le partenze, dove si muore e dove si subiscono violenze, pestaggi e stupri. La sinistra ha provato a girarsi dall’altra parte a non guardare a inseguire la destra sull’accoglienza sperando di prendere consensi, ma il prodotto di tutto questo è stata la perdita dei valori della sinistra. La sinistra è stata responsabile della morte di Soumayla Sacko che rappresentava la pessima gestione dei flussi migratori da parte dell’Italia. Migranti che arrivano in Italia e si trovano nelle mani della mafia e dei caporali che sfruttano le persone e le costringono a vivere in condizioni disumane.

Il presidio lanciato da Rete degli Studenti Medi e Sinistra Universitaria UDU in centro a Perugia

Stiamo perdendo umanità, però c’è stato un bellissimo gesto l’11 giugno a Perugia come in quasi tutte le città italiane. Organizzato dalla Rete degli Studenti Medi e dalla Sinistra Universitaria UDU Perugia si è svolto un presidio in Piazza della Repubblica e, sebbene si fosse organizzato in due ore, si sono riunite associazioni, Ong, e decine di persone comuni per dire che i porti non si devono chiudere e per ribadire un briciolo di umanità che ci è rimasto e deve guidarci in Italia e a Perugia. Peccato non ci fosse il Sindaco perchè il bene verso gli esseri umani non deve avere bandiere. Peccato che non ci fossero molte pù persone che continuano in queste ore a vomitare bile sui social network verso persone che non si possono difendere, anche da parte di alcuni con responsabilità di governo e amministrazione. Peccato perchè Perugia si sta trasformando, come gran parte d’Italia, in una città dove regnano odio e intolleranza. Peccato perchè la città di Aldo Capitini e che ospita l’Università degli Stranieri sta perdendo i valori su cui era stata fondata. Fortunatamente, però, esiste ancora chi lotta e crede in un futuro migliore per l’Italia e per Perugia, un futuro fatto di uguaglianza e di tolleranza e che non abbasserà mai la testa all’odio e al razzismo.


Simone Emili

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