15/04/2015 COMUNICAZIONE EUROPEA: IL LABIRINTO DEL MULTILIVELLO6 min read

Alessio Smacchi | 29-04-2015 | Cultura

Ewelina jelenkowska-Luca Commissione Europea

Diletta Paoletti Università di Perugia

Giuseppina Paterniti corrispondente Rai

Fabio Raspadori Università di Perugia

L’incontro, tenutosi presso la Sala del Dottorato a Perugia è iniziato sottolineando che è stata la quarta volta che il festival ha ospitato questo tipo di evento, riconoscendo un’attenzione sempre più crescente verso l’Europa ed è stato un onore avere tra gli invitati un membro della Commissione Europea, in quanto la Dott.ssa Jelenkowska è il responsabile del settore stampa e media della rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Il workshop “Comunicazione Europea: il labirinto del multilivello” ha affrontato due tematiche: la prima inerente all’informazione, la seconda alla comunicazione sul territorio.

La prima ad intervenire è stata la Dott.ssa Paoletti che ha dato luce al progetto FISE (una finestra sull’Europa), nel quale l’iniziativa consiste nella pubblicazione periodica, a cadenza fissa, allinterno di un quotidiano ad alta diffusione locale (es. Giornale dell Umbria) di un inserto interamente dedicato a temi europei, dallattualità inerente allUe al commento sulle principali tematiche che riguardano il processo di integrazione europea. Il progetto FISE consiste nella sperimentazione di percorsi formativi sull’Unione Europea aventi come finalità didattica lacquisizione delle competenze teorico-pratiche utili ad una efficace comunicazione europea. Si propone, quindi, di realizzare valide iniziative formative e di comunicazione aventi ad oggetto l’Ue e capaci di fornire risposte a differenti tipologie di bisogni, tra loro connessi. Ciascun tirocinante-redattore dovrà “tradurre” in un linguaggio giornalistico comprensibile ed accattivante i contenuti informativi individuati nelle riunioni di redazione. Dopo un breve video esplicativo del progetto, dati alla mano, si è evidenziato come il 70% dei cittadini europei ritiene di non essere informato adeguatamente sulle vicende europee (2014). Quando non si dispone una buona rete di informazione, in congiunta alla mancanza o pochezza di strumenti personali per effettuare ricerche adeguate, conoscere l’europa della finanza, dell’economia ad esempio, può sembrare un’impresa titanica. Al giorno d’oggi esistono tanti mezzi di comunicazione, oltre ad essere elargita sui mass-media, l’informazione è anche usufruibile sui social-network, (si tende oggi a parlare di frammentizzazione dei canali); ma non basta solo informare, occorre anche comunicare, che si instauri un dialogo. Perciò la comunicazione non deve limitarsi ad essere solo di tipo Top-Down, ma anche di tipo Bottom-Up.

 

La seconda ad intervenire è stata la Dott.ssa Paterniti: nel suo intervento, si è parlato di come a volte è difficile tradurre una valanga di termini tecnici in maniera comprensibile, per un target di ascoltatori più ampio possibile. Il raccontare è complesso, ma come ribadisce è avventuroso al tempo stesso. Importante è che si instauri un rapporto proficuo e di fiducia tra il giornalista ed il pubblico, ma a partire dalla base si effettuano degli sbagli e ciò potrebbe destare confusione, dal lettore più attento a quello saltuario. La maggior parte dei lettori non dà peso ai vari errori di nomenclatura e questo è inteso come sintomo di indifferenza verso l’Europa. Tesi che condivido a pieno, dovrebbe essere la reintroduzione della Educazione Civica nelle scuole, nelle quali è essenziale prima che formare l’alunno, formare la persona consapevole di vivere in una realtà dove l’Europa è vicina a noi; non come adesso dove per i più viene vista come quella dei burocrati e quindi elemento di disinteresse e di distacco. È importante, quindi, che i vari problemi e le varie iniziative innanzitutto siano rese comprensibili, ed arrivino dentro alla notizia, in modo tale che i cittadini si sentano più coinvolti e che comprendano il loro compito di controllo delle istituzioni, legittimando il loro potere democratico. Con lo scoppiare della crisi economica, è evidente che manca un forte percorso comunitario, l’orizzonte comune è ostacolato da interessi particolaristici, ciò ha portato con il lungo andare, alla creazione di un populismo generalizzato e generalizzante, di movimenti euro-scettici, nazionalismi.

Il terzo intervento è stato tenuto dal professor Fabio Raspadori, dove si è partiti dal presupposto che l’Unione Europea, e il concetto di integrazione in generale, sia fondamentale per assicurare benessere e anche per una piena percezione dei valori comunitari. Purché questo progetto possa portare anche frutti è opportuno che si superino anche diversi limiti. Parlando di Unione Europea, le istituzioni stesse sono lontane dai cittadini; ciò si potrebbe riferire ad un luogo comune? In realtà non è così, seguendo gli ultimi valori dell’eurobarometro il 39% dei cittadini rimane fiducioso nell’Unione, il 53% ritiene che la propria voce sia presa in considerazione dalle istituzioni, ma preoccupante è che solo il 9% dei cittadini si identifica con l’Unione Europea. Un altro dato preoccupante è che nelle ultime elezioni del Parlamento Europeo solo il 42,81% degli elettori è andato al voto, a dispetto del 62% dell’89, fra questi due estremi si può notare un segnale di poca fiducia e ultimo, all’interno del parlamento europeo per la prima volta, nel 2014, cominciarono a prendere peso i movimenti euroscettici formati soprattutto da parlamentari inglesi e polacchi. La domanda sorge spontanea: Come si riguadagna la fiducia dei cittadini? L’Ue si è resa conto di questo distacco a partire dall’inizio del decennio passato, iniziando un percorso che è partito dal libro bianco sulla governance del 2001. Quali sono gli obbiettivi che si devono perseguire? La commissione europea è al cuore di questo problema, innanzitutto si deve decentrare la comunicazione, comunicare di più con i cittadini e possibilmente utilizzando un dialogo interattivo utilizzando i media più tecnologici; in modo tale da avere più feedback possibili. Per elaborare delle strategie effettive si devono conoscere le peculiarità del territorio, i vari punti di contatto regionale; in modo tale che essi siano in grado di comprendere le varie vicissitudini europee, ma spesso i responsabili della comunicazione territoriale non hanno una formazione per comprendere le tematiche europee, perciò dovrebbero essere assistiti da finanziamenti e consulenze. Dei 851 progetti approvati e finanziati dall’Ue, scarna la parte dei finanziamenti convogliati alla comunicazione europea. Perciò per essere più vicini ai cittadini occorre una maggiore autonomia e flessibilità delle reti nel territorio e provare a destinare più fondi alla comunicazione.

Il quarto ed ultimo intervento è stato tenuto dalla dott.ssa Ewelina jelenkowska-Luca, nel quale ha affermato che sicuramente parte della responsabilità è dell’Ue intesa come nostro bene comune, quindi la parte che dà le informazioni, ma non si deve dimenticare anche la responsabilità di recepire queste informazioni in maniera corretta. Spesso, nelle varie testate giornalistiche, si usano i termini e le varie nomenclature europee con una certa nonchalance, probabilmen
te il lettore medio non segue la notizia fino in fondo e non riesce a comprendere l’errore, errore che i più capiscono quando si sbaglia su una testata di un quotidiano sportivo. L’Unione Europea è un nostro progetto comune, quindi anche noi cittadini europei dobbiamo fare nel nostro piccolo degli sforzi per comprendere le informazioni (Progetto FISE docet). La Jelenkowska ha sottolineato l’importanza di avere fondi congrui allo svolgimento delle attività, sottolineando con una nota di rammarico, che la quota del PIL europeo destinato alla comunicazione è irrisorio. Certo, è possibile aumentare questi fondi: ma siamo disposti in tempo di crisi economica a vedere aumentare le tasse per avere una comunicazione migliore? La risposta sembra scontata! Toccante è stata la parte in cui la dott.ssa Ewelina jelenkowska-Luca ha ribadito che essendo polacca e avendo vissuto la “sterilita” della guerra fredda, ha visto l’Europa con altri occhi, con altro spirito, con la consapevolezza di non essere sola, di sentirsi europea. Noi diamo per scontato parecchie cose, siamo rintanati nel nostro nocciolo italico, noncuranti che l’Europa è vicina a noi e di certo se continueremo in questa direzione il progetto dell’Unione Europea sarà destinato ad essere eternamente incompleto.


Alessio Smacchi

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