Chi è Stato?6 min read

Amministratore | 30-11-2014 | Senza categoria

La “desapariciòn” dei 43 studenti di Ayotzinapa

 

Il 26 settembre ad Iguala, nello stato di Guerrero, sudovest del Messico, un gruppo di studenti della scuola rurale normale di Ayotzinapa viene attaccato da narcotrafficanti e polizia locale. Sei persone, tra cui tre studenti, muoiono durante l’attacco, mentre 43 ragazzi risultano dispersi. Il giorno seguente viene ritrovato nella zona dellagguato il corpo di uno studente diciannovenne brutalmente torturato ed il 3 ottobre le autorità rinvengono delle fosse comuni con corpi carbonizzati, vengono riconosciuti circa 20 degli studenti. Il 7 novembre il procuratore generale della Repubblica, in seguito alla confessione di 3 sicari membri della polizia locale, annuncia che i 43 studenti sono stati consegnati dalla polizia di Iguala ai narcotrafficanti del gruppo Guerreros Unidos per ordine del sindaco di Iguala, Josè Luis Abarca, e della moglie, Maria de los Angeles Piñeda. Sì, autorità locali che consegnano ragazzi poco più che ventenni nelle mani dei narcotrafficanti.
In seguito a ciò, un’ondata di proteste e cortei attraversa il Paese.

“Perché, perché, perché ci assassinano? Il 26 settembre non si dimentica”, è stato il grido di oltre 60 piazze del Messico. Migliaia di manifestanti bloccano l’aeroporto internazionale di Acapulco per protestare contro la presunta (?) uccisione dei 43 studenti e il governo di Enrique Peña Nieto.
A questo punto, sorgono spontanee molte domande. Chi erano e cosa ci facevano quei ragazzi ad Iguala? Chi ha ordinato ai (narco)poliziotti di fermare i normalisti e di sparare? Chi sono davvero Josè Luis Abarca e Maria de los Angeles Piñeda? Perché i due, ma anche l’esercito e le forze federali, hanno lasciato gli studenti alla mercé della violenza? Perché la polizia prende ordini dai narcos e, anzi, fa parte del cartello dei Guerreros Unidos? Com’è possibile che tutto questo sia tragicamente così normale in Messico? Come mai nessuno l’ha impedito?

Torniamo indietro di circa quarant’anni. È il luglio 1968 e i “granaderos”, carabinieri messicani, intervengono con brutalità per reprimere una rivolta scoppiata all’interno di alcuni licei. Questa repressione viola il principio di autonomia delle università e delle scuole messicane, da sempre ritenuti luoghi liberi dagli interventi delle autorità. Per reprimere la proteste scoppiate nei giorni successivi, l’esercito ricorre alle armi. In risposta a ciò, nasce un comitato nazionale formato da studenti e professori che chiedono la liberazione dei detenuti politici, lo scioglimento dei “granaderos”, punizione per i responsabili delle azioni repressive e l’abrogazione degli articoli del codice penale che limitano il diritto di manifestare. L’allora presidente Diaz Ordaz chiude ogni possibilità di trattativa. Nel mese di settembre l’esercito occupa l’Università di Città del Messico. Nella notte tra il 2 e 3 ottobre, gli studenti si danno appuntamento nella Piazza delle Tre Culture (Piazza Tlatelolco). Polizia ed esercito sparano all’impazzata, dopo aver bloccato tutte le uscite della piazza. Le cifre ufficiali parlano di circa 8000 militari, 300 mezzi fra cui carri armati e jeep armate. Il bilancio in termini di morti è altissimo: 300 ragazzi hanno perso la vita. Vengono arrestati e detenuti 5000 studenti, alcuni dei quali sottoposti a torture. Eccola, la strage di Piazza Tlatelolco. Una strage provocata ad arte, passata alla storia come la più sanguinosa e crudele repressione del movimento studentesco. 

Il panorama storico-culturale messicano è ricco di avvenimenti del genere. In particolare, la storia politica dello stato di Guerrero è un susseguirsi di sfruttamento, colpi di stato, omicidi, contrasti armati. La presenza del narcotraffico è in continua ascesa.
Come mai proprio a Guerrero? Guerrero è lo Stato ideale per la criminalità organizzata: una popolazione povera, una società arrabbiata per la repressione dei movimenti d’opposizione, una cultura ancestrale e corruzione politica. In molti municipi dello stato i sindaci e i loro apparati politici proteggono i narcos, si associano con loro e, come nel caso di Iguala, sono loro stessi narcotrafficanti. Infatti la signora Maria de los Angeles Piñeda è imparentata con i Guerreros Unidos, e il matrimonio con Josè Abarca è stato uno di quei matrimoni d’interesse e potere. Cosa c’entrano i fatti del 1968 e la coppia Abarca-Piñeda con i 43 desaperecidos? Secondo la versione ufficiale dei fatti, il 26 settembre i giovani normalistas erano partiti dalla loro università di Ayotzinapa per Iguala, dove hanno “sequestrato” dei pullman. Si tratta di una pratica molto diffusa in quelle zone. Avevano organizzato un evento di raccolta fondi per finanziare la manifestazione programmata per celebrare la strage del 2 ottobre ‘68. Pare che in quei giorni con le loro manifestazioni, proteste civili e l’idealismo rivoluzionario abbiano disturbato gli affari del sindaco e signora (arrestati il 4 novembre dopo un mese di latitanza).
Perché ucciderli? Perché erano “rivoltosi”, ha dichiarato uno dei sicari. Si dice che i tre pullman, dove viaggiavano i circa 80 studenti, sono stati dirottati (secondo una precisa tattica militare chiamata “incudine e martello”) dalla polizia corrotta, tutto affinchè non contestassero un discorso pubblico della signora Pineda. Membri della polizia, figure politiche e cartelli della droga: la triade messicana è completa dunque.

A me non sembra che sparuti gruppi di studenti, seppur combattivi, di un’istruzione rurale siano pericolosi trafficanti né rappresentino minacce sistemiche. Perché annichilirli? Perché “rivoltosi”? No. Io credo che le responsabilità dei fatti rimandino a un contesto più ampio.
L’attacco agli studenti di Ayotzinapa ha lunga memoria: le scuole Normales Rurales, quali simbolo di un nuovo modo di intendere e insegnare la vita, subiscono la repressione dei governi sin da quando sono state create. Uccisioni, sparizioni forzate, campagne di criminalizzazione, sospensione dei finanziamenti alle scuole e loro chiusura. È questo il piano dei molti governi per cancellare il lavoro quotidiano di promozione sociale che attuano i maestri delle scuole Normales Rurales. Oggi quasi senza più fondi, le poche Scuole rimaste ancora in vita vengono viste con sospetto dal governo perché educano all’impegno e alla lotta sindacale. Ad esempio, nel febbraio del 2000, 176 studenti sono stati arrestati perché si ostinavano a scioperare contro la decisione del governo di tagliare i fondi dell’istituto. Le Scuole Normali in Messico non formano l’elite politica e accademica del paese, sono frequentate da figli dei contadini e le loro sedi sono oggi strutture fatiscenti senza acqua né elettricità. “Nessuno li difende perché sono figli di povera gente”, dice Etelvina Sandoval, una ricercatrice dell’Universidad Pedagógica Nacional.

Dal canto loro, i narcotrafficanti, con il beneplacito dello Stato, ostacolano in ogni modo l’istruzione nelle loro zone di dominio, poiché sono ben consapevoli che l’opposizione al loro potere inizia proprio nelle scuole. Essi vorrebbero che gli studenti restassero ignoranti, privi di coscienza ed asserviti totalmente al loro potere. Le organizzazioni studentesche stanno da tempo portando avanti u
na rischiosa battaglia politica sia contro il narcotraffico che contro le politiche neoliberiste e di asservimento all’imperialismo americano dell’attuale governo. Appare quanto mai evidente che la barricata in Messico divide da una parte le organizzazioni, i movimenti ed i partiti patriottici e socialisti che rappresentano gli studenti ed i lavoratori, ossia l’enorme maggioranza della popolazione, e dall’altra parte gli interessi oligarchici ed egoistici di una classe politica e di una borghesia che persegue soltanto i propri interessi che, in una malsana alleanza, trova comunanza con i cartelli del narcotraffico. Non so a voi, ma questo tipo di “gestione politica” a me ricorda vagamente qualcosa. Infondo, todos somos Ayotzinapa.

Sebbene questo popolo sia in parte abituato a sparizioni e omicidi, la sparizione di studenti, soprattutto futuri professori appartenenti a una scuola famosa per la sua lotta contro il narcotraffico, non può e non deve essere tollerata. Speriamo che il Messico, almeno questa volta, non dimentichi.


Amministratore

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