CENTRO ITALIA, UN MESE DOPO2 min read

Fabio Calcioli | 24-09-2016 | Nazionale

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Ormai un mese fa, alle ore 3.36 del mattino del 24 agosto, una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 ha devastato per sempre la zona del Centro Italia. I comuni più devastati sono Accumoli, Amatrice ed Arquata del Tronto, ossia le zone che hanno pagato un immane tributo di vite umane. Il sisma ha colpito anche la cittadina umbra di Norcia, che ha avuto minori danni grazie anche ad una ricostruzione successiva al terremoto del 1997 avvenuta in maniera ottimale. In totale vi sono 297 vittime, 55 nelle Marche e 242 nel Lazio. La potenza della scossa ha sconquassato interi paesini, come ad esempio Pescara del Tronto, e distrutto una città meravigliosa come Amatrice, violentata nell’anima ma ancora attaccata al suo simbolo, la Torre Civica, il cui orologio è rimasto fermo all’orario del sisma, quasi a testimoniare la fine di tutto. Una fine di cui si è preso atto, specialmente tra coloro che sono sfuggiti al sisma ed erano fuori di casa, mezz’ora dopo ascoltando alla radio la telefonata del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi in cui chiedeva mezzi per fronteggiare l’emergenza, dicendo: “Aiutateci, Amatrice non esiste più. Dio ve ne renderà merito”. Vi è stata fin da subito grande solidarietà da parte di tutto il popolo italiano nei confronti della mia gente, di cui voglio sottolineare la compostezza nel dolore e la ferma e forte volontà di ripartire, per ricostruire tutto come era e dove era. Una volontà ribadita anche dal sindaco Pirozzi di fronte alle più alte cariche della nostra Repubblica durante i funerali di Stato svoltisi ad Amatrice lo scorso 30 agosto. Ad oggi la situazione è di stasi, in attesa di capire cosa fare e come fare tutto ciò che è necessario per ripartire con una nuova fase di vita. La mia speranza più grande, da amatriciano, è di rivedere la mia città in piedi in tempi brevi e di poter tornare a camminare di nuovo per il corso principale di Amatrice.

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Fabio Calcioli

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