Centro Italia – Il bilancio parziale ad un anno dal sisma

Fabio Calcioli | 24-08-2017 | Attualità - Locale

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Torno a scrivere per i lettori di questa testata ad un anno di distanza dalla prima scossa di terremoto che ha sconvolto il Centro Italia.
Alle 3.36 del 24 agosto 2016 la terra ha iniziato a tremare e in 140 secondi nell’area compresa tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto hanno perso la vita 299 persone.
Come già detto la percezione della fine si è avuta ascoltando alla radio la voce del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi in lacrime che invocava aiuto e mezzi: “Amatrice non esiste più. Che Dio ve ne renda merito”.

Nei primi momenti non si realizza quanto accaduto ma, man mano che sorgeva il sole, si iniziava a vedere in tutti i borghi polvere e distruzione. Nel frattempo iniziavano ad arrivare notizie di morti e feriti da ogni parte. Ho avuto contezza della realtà il 30 agosto, giorno dei funerali di Stato, quando, arrivato ad Amatrice, non riuscivo ad avere riferimenti visivi, solamente la Torre Civica che era rimasta in piedi. Nei giorni e settimane successive è stato il tempo delle verifiche di agibilità e delle richieste di case provvisorie per gli sfollati, chiamate altrimenti SAE. Ad oggi ne sono state consegnate solamente poche centinaia. Fu dichiarato lo stato di emergenza e nominato il commissario alla ricostruzione nella persona di Vasco Errani. Ad ottobre e a gennaio vi sono stati altri terremoti che hanno portato il numero di comuni coinvolti a 140, di cui 55 con zona rossa. Ad oggi sono state portate via una quantità minima di macerie: senza la loro rimozione non può avviarsi il processo di ricostruzione. Il commissario Errani ha firmato in un anno 35 ordinanze, di cui molte correggono l’impianto originario che giocoforza si è dimostrato non adeguato. Si può dire che ad oggi la ricostruzione non è stata avviata. Dal punto di vista economico sono stati consegnati 5 ristoranti, un supermercato e poche attività commerciali ad Amatrice. A breve verrà inaugurata l’area commerciale ad Accumoli. È in fase di realizzazione lo stabilimento della Tod’s a Pescara del Tronto. Ad un anno si può dire che la gestione dell’emergenza da parte dello Stato si è rivelata fallimentare e molto spesso i sindaci si sono trovati a combattere contro i mulini a vento per vedere riconosciuti i diritti delle comunità locali.

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Fabio Calcioli

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