CARA EUROPA, COSA VUOI FARE DA GRANDE?3 min read

Francesco Donati | 28-04-2017 | Attualità - Internazionale

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Secondo Marine Le Pen “il 2016 è stato l’anno in cui il mondo anglosassone si è svegliato” (con il referendum sul Brexit e l’elezione di Donald Trump) “e il 2017 sarà la volta dell’Europa continentale” (con le elezioni in Francia, Germania e Paesi Bassi).
Forse la leader del Front National si sbaglia e questo non sarà l’anno in cui salirà al potere, ma una cosa è certa: di fronte alla costante crescita delle forze euroscettiche e reazionarie, i difensori dell’Europa unita non possono permettersi di stare con le mani in mano in attesa che la tempesta passi.
Perché la tempesta non passerà.

L’incapacità dell’Europa di fronteggiare e gestire problemi quali disoccupazione, debito pubblico e immigrazione è la prima causa della crescita dei consensi per chi vorrebbe vedere l’Europa distrutta.
Un’Unione Europea fondata su un assetto intergovernativo, come quella che abbiamo ora, dove per prendere le decisioni più importanti occorre l’unanimità di tutti i 28 Stati, è chiaramente inadeguata a dare quelle risposte incisive ed immediate che i cittadini europei vorrebbero. O si cambia questa Europa o l’Europa (qualsiasi Europa) è destinata a sprofondare di fronte ai tanti “Make *inserire-nome-Paese* Great Again”

Il 16 febbraio a Strasburgo, poche ore dopo l’intervento del Primo Ministro canadese più amato di sempre, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione (il c.d. Rapporto Verhofstadt) – dunque un documento privo di effetti legali – con la quale ha indicato al Consiglio Europeo la propria posizione su un possibile processo di riforma dei Trattati (la legge fondamentale dell’UE). Tale processo potrebbe aprirsi quest’anno in occasione del 60esimo anniversario del Trattato di Roma, accordo con cui nel 1957 i 6 Paesi fondatori istituirono la CEE.

In particolare il Parlamento (unica istituzione europea eletta in modo diretto dai cittadini, ricordiamolo) nel Rapporto chiede di riformare il sistema elettorale europeo per aumentare la legittimità democratica della Commissione Europea.
Inoltre viene chiesto di dare applicazione al principio di integrazione differenziata (o flessibile) attraverso l’istituzione di un’Europa a due velocità e la creazione di due categorie di Stati: una prima comprendente quelli che sono intenzionati ad intensificare l’integrazione e una seconda comprendente quelli che si accontentano di far parte del mercato unico. Il principio è che chi non è disposto ad una maggiore integrazione non può impedire agli altri di andare avanti, se questi invece lo vogliono.
I fronti di ulteriore integrazione riguardano una difesa ed una politica estera unica, un’unione fiscale (che possa completare il quadro incompleto dell’unione monetaria) e strumenti di debito pubblico europeo, un sistema unico di gestione dell’immigrazione e delle frontiere. Infine si chiede di superare la regola dell’unanimità sostituendola con quella di una maggioranza qualificata dei 4/5 degli Stati.

L’idea di fondo, non certo nuova, è quella degli Stati Uniti d’Europa. La consapevolezza è quella secondo la quale al giorno d’oggi alcune questioni – dalla vigilanza sul sistema finanziario all’immigrazione, dai cambiamenti climatici all’evasione fiscale internazionale – non possano più essere affrontate a livello nazionale e che pertanto l’unico modo in cui oggi si possa rimanere “sovrani” su alcuni temi sia quello di condividere la sovranità a livello europeo.

Il 25 marzo, in concomitanza con il Consiglio Europeo, si terrà a Roma la Marcia per l’Europa, una manifestazione internazionale organizzata da tutte quelle associazioni progressiste, che da una parte si oppongono a chi crede che la soluzione ai problemi del presente stia nel costruire muri, dall’altra sono convinte che l’Europa possa essere migliore di molto rispetto a quella che abbiamo oggi e non soltanto un’Unione economica, monetaria e finanziaria.
Lo scopo della Marcia è chiedere a gran voce che questa straordinaria opportunità di rinnovare l’’Europa non venga sprecata e che ne esca finalmente un’unione con meno governi e più Governo.

La Gioventù Federalista Europea (GFE) è un movimento apartitico giovanile che agisce per la promozione della cittadinanza europea, con l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa.
La GFE è il ramo italiano degli Young European Federalists, presenti in 32 Stati europei (UE ed extra-UE).
La Sezione di Perugia della GFE è nata il 14 gennaio 2017.

 


Francesco Donati

Francesco Donati

Studia Economia Aziendale, fra i fondatori della sezione di Perugia della Gioventù Federalista Europea. Nel tempo libero prende in giro i lettori de Il Fatto Quotidiano, divora noci e ascolta musica orrenda.