Boy Erased – Vite Cancellate11 min read

Anna Mellino | 04-03-2019 | Recensioni

immagine Boy Erased – Vite Cancellate11 min read

Tra qualche giorno uscirà nelle sale cinematografiche un film intitolato: Boy Erased – Vite cancellate. La pellicola annovera, tra gli attori protagonisti, nomi del calibro di Nicole Kidman, Russell Crowe e Lucas Hedges che interpreterà il protagonista della storia, Garrard Conley, autore del libro da cui il film prende ispirazione. Una pellicola che dividerà il pubblico e la critica in quanto tratta un argomento sempre molto caldo e controverso, l’omosessualità. A sostenere questa affermazione c’è la notizia che in Brasile è stata vietata la proiezione del film, la scelta della censura è quella più ovvia e subdola che un governo possa applicare, tuttavia la conoscenza passa attraverso vari strumenti che, per chi ha voglia di utilizzarli, sono sempre a disposizione: il primo è il cervello, il secondo è la lettura, il terzo la comprensione.
Il titolo del libro Boy Erased- Vite cancellate, ha voluto racchiudere non solo la vita dello stesso autore ma di tutti coloro che hanno vissuto con lui questa drammatica esperienza, perché la sofferenza di una persona deve servire da monito a tutti gli altri perché certi errori non si ripetano. Nel raccontare ciò che ha vissuto l’autore ha scelto una struttura narrativa che alterna presente e passato e fa soffermare il lettore in più punti per rimarcare così il suo dramma interiore.
Garrard ha diciannove anni, è un ragazzo come tanti, introverso, intelligente, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola comunità dell’Arkansas, vede la sua vita frantumarsi e sfuggirgli tra le mani nel momento in cui la sua omosessualità viene svelata. I suoi genitori decidono di intervenire per il “bene del figlio” per “farlo guarire” dalle problematiche che lo hanno portato a soffrire di questo male. Così inizia il calvario di Garrard che lo vedrà approdare in una struttura utilizzata da un’organizzazione fondamentalista cristiana, chiamata Love In Action (LIA), che nel 2003 aveva avviato un programma chiamato Refuge finalizzato a “curare” adolescenti e adulti afflitti da varie “dipendenze” di origine sessuale e non solo.
Le virgolette sono doverose dove i termini spesso sono impropri per descrivere determinate azioni. Nonostante già dal 1973 l’American Psychological Association (APA) avesse depatologizzato l’omosessualità eliminandola tra le malattie mentali, ancora oggi nel 2019, esistono delle strutture (e non solo quelle) che si innalzano a portatori di verità, redenzione e di salvezza. Queste parole spesso vengono utilizzate in riferimento alla salvezza dell’anima e non dell’individuo in sé. Gli ingredienti per il dramma ci sono tutti: l’omosessualità, la religione, la piccola comunità dove tutti si conoscono e osservano dallo spioncino della porta i problemi altrui, nascondendo i propri alle spalle.
Garrard sa di essere omosessuale, lo sente dentro, ma ha paura di ammetterlo a se stesso e agli altri, ha paura che la sua famiglia lo veda in maniera diversa, che non lo ami più come prima e così reprime se stesso e fa quello che molti fanno nella sua situazione, finge di essere quello che non è. Frequenta una ragazza (Chloe) per cui non prova, né amore né attrazione, si fa vedere con lei in giro per il paese e attende che arrivi il momento in cui dovrà andare al college, quando finalmente avrà il pretesto e la scusa per lasciarla senza doverle rivelare la verità. Nel momento in cui la sua omosessualità verrà alla luce per lui comincerà un vero e proprio calvario emotivo. Tutti parlano per lui, tutti sono disposti a fare qualsiasi cosa per il suo “problema” ma, nessuno si preoccupa realmente di capire come Garrard si stia sentendo. Se in lui regnano il disagio e il dispiacere, la paura di aver di deluso i propri genitori, il terrore di sentirsi dire, “te la sei cercata”, “non ci può essere amore senza Dio e chi è omosessuale segue il sentiero del Demonio e viene punito per questo”, tutte queste sensazioni lo proiettano verso un sentiero pericoloso; comincia a pensare di risolvere il suo problema nella maniera più drastica possibile: il suicidio. La sua forza d’animo lo spinge ad affrontare qualsiasi ostacolo che incontrerà sul suo cammino, cercherà aiuto in quel Dio che ha sempre pregato ma che non ha mai risposto ai suoi appelli, cercherà di far leva sui suoi ricordi felici d’infanzia trascorsi con la sua famiglia, prima che lo trattassero come se fosse un estraneo ai loro occhi, prima che si verificasse questo cambiamento dentro di lui. Ma se era cambiato da “eterosessuale ad omosessuale” poteva anche avvenire il contrario. In realtà il cambiamento era avvenuto agli occhi dei suoi genitori nel momento in cui la verità era venuta a galla, ma non in Garrard che ha sempre saputo di essere gay.
Si sottopone, su insistenza della madre, a degli esami ormonali per verificare che i suoi livelli del testosterone siano nella norma ed effettivamente è così, i suoi livelli ormonali sono perfetti.
E allora non rimane che ricorrere all’estremo rimedio: si ritrova al LIA dove un gruppo di esperti ex-gay, ex-alcolizzati, ex-tossicodipendenti sono pronti a riportarlo sulla retta via, perché nessuno è più esperto di chi ha affrontato un percorso come il loro e ne è uscito “guarito”. Ex peccatori che hanno capito dove risiedeva il problema della loro dipendenza (a prescindere di quale fosse). Il percorso prevede una serie di passi e sacrifici, bisogna sacrificare qualcosa per raggiungere l’obbiettivo ed è l’autoannientamento.
Appena entrato nella struttura Garrard si trova a dover lasciare tutto quello che ha, dal suo diario personale, al suo telefonino fino alla sua vita e seguire da quel momento delle regole che, se seguite alla lettera, lo porteranno ad essere un uomo diverso, un uomo senza alcun dubbio su quali siano le cose giuste da fare perché dovrà fare autocritica, dovrà ricercare il male che risiede dentro di lui e che l’ha portato a dare ascolto a Satana. Garrard continua a descrivere la sua vita nel campo e le regole dettate dall’associazione Love in Action.. Di notte non si può dormire indossando magliette con maniche corte, ma solo con maniche lunghe; ai ragazzi è concesso di portare soltanto l’orologio, mentre per le ragazze sono leciti gli orecchini, ma uno solo per ciascun orecchio. Le ragazze devono indossare gonne lunghe o sotto al ginocchio, ed è obbligatorio radersi gambe e ascelle due volte alla settimana. Sono concesse soltanto strette di mano: è vietato ogni genere di contatto fisico, tranne una pacca sulla spalla che però non può assomigliare ad una carezza. Ogni ragazzo è obbligato a tenere un diario personale (chiamato “inventario morale”) su ciò che fa durante la giornata, in cui deve annotare anche la propria lotta contro le tentazioni. Questo diario deve poi essere letto durante gli incontri di gruppo all’interno di Refuge. Non si può chiudere nessuna porta e non si può restare in bagno più di 15 minuti. È fatto inoltre divieto assoluto di parlare delle regole del campo con gli altri ragazzi e ragazze, e di instaurare rapporti d’amicizia. Ogni ragazzo è tenuto a riferire se un altro ragazzo abbia comportamenti contrari alle regole citate ed “anche a quelle non citate”, sono obbligati a partecipare alle funzioni religiose e a mantenere un atteggiamento sempre positivo e grato. Ogni mattina tutti i ragazzi devono sottoporsi ad un’ispezione di quella che viene definita “falsa immagine” (l’immagine di sé gay/lesbica), nel corso della quale vengono ispezionati libri, borse, appunti ecc. Se si è in possesso di oggetti definiti “irregolari” (cioè che riconducono ad un’immagine gay/lesbica), il materiale viene sequestrato.
Come se tutto ciò non bastasse bisogna rintracciare a livello del proprio albero genealogico costruendo un genogramma ed indicando con una lettera gli abomini ed i peccati commessi dai propri antenati: una O per omosessualità, A per alcolismo, D per droghe, $ per gioco d’azzardo, perché qualsiasi peccato commesso dai tuoi antenati era, senza ombra di dubbio la possibile causa del problema “le colpe dei padri ricadono sui figli”.
Esodo 20,5 “Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano.”
Due persone all’interno della struttura Smid e Cosby, colpiscono Garrard in maniera diversa per il modo di porsi nei confronti dei loro studenti, il primo per la comprensione, il secondo per l’arroganza ma entrambi hanno una cosa in comune, non capiscono, fanno solo quello che devono ma non possono impedirgli di sentire. Continuare a sentire attrazione per gli uomini, per un suo compagno di terapia, rabbia per il suo Dio che lo aveva abbandonato, dispiacere per sua mamma che lo vedeva diverso ma alla quale avrebbe voluto dire “sono sempre io, guardami”, la rabbia per suo padre che, il giorno della sua nomina a pastore della chiesa, alla domanda del pastore che gli chiedeva: “Farai il possibile per combattere il peccato di omosessualità nella Chiesa?” rispose in maniera affermativa senza batter ciglio.
La vicenda di Garrard si conclude con un grido d’aiuto alla madre per portarlo via dalla struttura ed evitargli l’ennesima umiliazione che gli si presentava davanti. Dire davanti a tutti che ripudiava se stesso, la sua omosessualità, il suo passato. Trovarsi per l’ennesima volta a fingere di non sentire, di non provare, in una sola parola di non essere.
Nelle sue riflessioni finali, dopo essersi allontanato dalla sua casa natale, rimane sconvolto quando vede e sente, in una rete televisiva, Jhon Smith chiedere scusa a tutti per il dolore che ha causato alle famiglie e alle persone che si sono rivolte al programma Love in Action, smantellato e dichiarato non idoneo e pericoloso, soprattutto per i minorenni. Era il 2008 e Garrard era fuggito dall’istituto nel 2004. La stessa persona che, quando lui era un “paziente” dichiarava:
«Il suicidio sarebbe una decisione meno grave di lasciare Love in Action per tornare allo stile di vita gay. In una morte fisica potreste tranquillamente ottenere una resurrezione spirituale; al contrario, tornando allo stile di vita gay subireste una morte spirituale contro cui non c’è alcun rimedio.»
Un’altra decisione importante riguarda proprio la pubblicazione del libro; dopo aver fallito nel suo recupero, il padre di Garrard aveva perso credibilità nella comunità che non accettava da un ministro della fede una macchia così grande nella sua carriera, che rischiava di crollare definitivamente nel momento in cui, non solo all’interno dei confini della cittadina, ma anche oltre, venisse a galla tutta la storia. Qui Garrard prendendo consapevolezza di sé decide di pubblicarlo nonostante tutto.
Allo stato attuale e per la situazione che dovrebbe esserci nel 2019, non vorrei nè scrivere, né sentire e nè riportare storie di usi e abusi di stampo omosessuale ma, a quanto pare, non è così. Ci saranno sempre delle persone che credono di detenere la ragione e la verità su ogni cosa. Serve ricordare che politiche repressive non portano a dei miglioramenti, non si risolvono le problematiche spostando l’attenzione da un problema ad un altro (se ho dolore al ginocchio e mi taglio una mano, non ho curato il problema al ginocchio ma ho una mano in meno). Nella storia dell’uomo, l’omosessualità è sempre esistita, è una minoranza ma non un’anormalità. E’ importante che la società cambi, che non veda alle minoranze come ad una minaccia, impedire a qualcuno di essere se stesso non rende noi delle persone migliori. Bisogna conoscere prima di giudicare e, a tal proposito, è stato istituito, per la prima volta in Italia, un corso di storia dell’omosessualità all’interno dell’Università degli studi di Torino, promosso al Dams, ma aperto anche per chi frequenta altre Facoltà come quelle di Scienze o di Ingegneria, ecc. Il corso ha avuto un buon seguito e non annovera tra i banchi solo ragazzi e ragazze gay ma anche coloro che non si crogiolano nella loro dottrina, ma si aprono a cercare di capire cosa è cambiato nel corso degli anni riguardo questa tematica.
Bisognerebbe aiutare le persone a capire che esistono delle diversità che è ben differente dal concetto di anormalità. Finché non si interverrà a tal proposito sentiremo sempre di ragazzi gay bullizzati, emarginati, messi in istituti da genitori; strutture che vantano la presenza di medici, psicologi e uomini di chiesa e che, con questa parvenza di professionalità, lasciano agli ultimi fare il loro lavoro. Perché tutto sta nell’autoconvincimento: non sei gay, sei convinto di esserlo. Da queste istituzioni che promuovono la guarigione dall’omosessualità tramite la fede non fanno altro che questo. La scienza è una cosa, la filosofia un’altra, la religione un’altra ancora. Se usate per arricchire il bagaglio umano e spirituale sono sempre valide, ma nessuna dovrebbe invadere lo spazio concettuale dell’altra. Si può avere fede pur facendo parte del mondo della scienza e la religione dovrebbe fare altrettanto, senza sostituirsi a nessun diritto.
Nel corso degli anni di passi avanti ne sono stati fatti, ma ci sono ancora Stati dove l’omosessualità è considerata un reato ed è previsto l’arresto per chi si dichiara gay, Stati che fingono di essere aperti ma che nascondono con un sorriso le loro politiche di repressione (Italia), le libertà personali dovrebbero poter essere esercitate nel rispetto delle libertà altrui ma non essere sottoposte ad alcun vincolo. Nel nostro Stato spesso diritto e morale sono intercambiabili quando in realtà si dovrebbero muovere su binari paralleli che all’infinito si incontrano in un punto: la libertà.


Anna Mellino

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