Autocritica social(e)3 min read

Amministratore | 20-01-2015 | L'indignato del mese

Grazie a Facebook ho appreso la notizia della morte di Pino Daniele, dei casini legati alla vicenda “Charlie Hebdo” e della recente strage in Nigeria. Non posso nascondere la mia iniziale confusione: troppe cose in un solo momento. Mi sono anche accorto che, vedendo ciò che scriveva la gente, nessuno dei tre avvenimenti prevaleva fortemente sugli altri. Un vero problema, per un assiduo frequentatore dei Social quale sono io. Mi son ritrovato a dover scegliere, perché il tempo stringeva, il trend si abbassava, la gente commentava e commentava, ed io rischiavo che qualcun altro parlasse per me, dicesse quello che io avevo da dire a riguardo. Un vero, maledettissimo problema. Allora ho agito come di solito faccio in questi casi: ho pensato di informarmi. Ho lasciato perdere Pino Daniele, del quale non conoscevo neanche una canzone, e mi sono concentrato sugli altri due. Ho guardato qualche immagine della strage ordinata da Boko Haram, così come guardo le scene dei film horror, ad occhi socchiusi. Ho intravisto qualcuno di quei duemila corpi mutilati e, proprio come succede nei film di paura, sono stato spinto ad andare avanti, finendo per perdermi in chissà quale guerra di chissà quale epoca nel vasto archivio della rete. 

Ho visto anche lui, Boko Haram, e la sua faccia strafottente. Ho pensato: “Boko, questa volta sei capitato male. Se aspettavi un paio di giorni, forse, avresti avuto più visibilità”. E niente, son tornato su Charlie Hebdo. Anche in questo caso, cho provato a informarmi, a leggere qualche fatto di cronaca, ad ascoltare qualche parere illustre. Nulla da fare: ho appurato che Charlie Hebdo fosse una rivista e non una persona, ho visto un paio di copertine e un video dove si sente in lontananza il rumore di uno sparo. Pensai che avevo abbastanza elementi per dire la mia. Notai che la gente si era schierata in “#JeSuisCharlie” e “Solidarietà alle vittime, ma se la sono cercata, con tutte quelle immagini blasfeme!”. Qualcuno si spingeva anche più in là, parlando di estremismo, religione, razzismo, globalizzazione, dentifrici, Pino Daniele… Quante ne sapevano! Anche troppo: con un ignorante medio come me, che non legge giornali e non guarda la televisione, cè poco da fare discorsi con paroloni importanti. Avevo ormai deciso di fare la cosa giusta, ossia di non schierarmi e di fare il super partes, quello che mette daccordo tutti e che riceve più consensi aggirando il problema. Dissi tante cose, tra cui: “Boko Haram ha fatto massacrare duemila persone, in Nigeria, e voi state qui a usare hashtag a caso”; “Schierarsi non risolve il problema”; “Smettiamola di usare male i Social, che dei fratelli di Mango, con tutto rispetto, mi importa poco”. Non lavessi mai fatto. Sono stato ricoperto di aggettivi -ista. Opportunista, dicevano. Perbenista. Benaltrista. Utopista. Camionista. Poi cera anche chi si congratulava, intendiamoci, sennò rimuovevo tutto dalla mia pagina. Però da quel momento è scattato qualcosa. Un po come quando qualcuno che ti vuole bene o che stimi molto non ti appoggia più. Una sorta di: “Ma come osi? Me lo devi”. Ma come osi, popolo di Facebook? Me lo devi, il consenso. Io ho solo detto quello che pensavo. Non era questo ciò che volevi sentirti dire?

È per questo che lignoranza è forza. Qui, nel mio piccolo guscio, davanti allo schermo, non arrivano le urla dei Nigeriani, né le risate soddisfatte di Boko Haram. Non arriva lapprensione parigina, né il dolore per la scomparsa di Pino Daniele. Qui, nel mio piccolo guscio, davanti allo schermo, arrivano solo tante, pompose sentenze. Se ne vedete qualcuna di mia, per favore, fatemi tacere.


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