Anime nere3 min read

Amministratore | 02-07-2015 | Nazionale

Una storia di ordinaria malapolitica in Calabria

Esiste una regione italiana che, dallo scorso 2 marzo, non è più raggiungibile percorrendo per intero unautostrada. Se provate a cercare su Google Maps, la Salerno-Reggio Calabria risulta ad un certo punto interrotta. Questo perché il viadotto “Italia”, il più alto del nostro Paese e il secondo in Europa, ha visto cedere una campata durante gli interminabili lavori di ammodernamento; nel crollo ha perso la vita un operaio romeno, Adrian Miholca.
Da allora quel tratto di autostrada, proprio alle porte settentrionali della Calabria, rimane chiuso; in alternativa occorre percorrere una serie di stretti tornanti nel bel mezzo del Parco del Pollino per rientrare in autostrada pochi chilometri più a sud.

 

Due settimane dopo il tragico evento è emerso un dettaglio di non poco conto dalle carte dellinchiesta “Sistema” condotta dalla Procura di Firenze sugli appalti pubblici di mezza Italia, la stessa che ha indotto lex-ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, a dimettersi. La direzione dei lavori del cantiere del viadotto era stata affidata da poco a Stefano Perotti, lingegnere arrestato con laccusa di corruzione, induzione indebita, turbativa dasta e altri delitti contro la pubblica amministrazione. Le indagini sono tuttora in corso.

Questo è però soltanto lepisodio più recente ed eclatante dello stato di abbandono cronico delle infrastrutture che da decenni concorre allisolamento della “punta dello Stivale”, nonché della Sicilia, rispetto al resto della nazione, che richiederebbe una forte e rapida risposta politica da parte, ad esempio, del nuovo governo regionale.

Quando lo scorso 26 gennaio, a quasi due mesi dalla schiacciante vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali, il neopresidente Mario Oliverio annunciò la composizione della sua giunta, gli occhi di molti cittadini calabresi si volsero subito in direzione della casella dei Lavori Pubblici, per conoscere quale sarebbe stato limpavido che avrebbe dovuto occuparsi, con trasparenza e professionalità, di questo settore cruciale. Gli stessi cittadini, magari quelli più informati, strabuzzarono però gli occhi nel leggere il nome di Nino De Gaetano. Costui, escluso eccellente dalle liste PD per il peccato mortale, secondo la regola della rottamazione, di avere alle spalle già due legislature, veniva così magicamente ripescato e “promosso” direttamente ad assessore. Sarebbe stato un perfetto “impresentabile”, se solo la Commissione antimafia avesse espresso un giudizio sul suo cursus honorum. Infatti il suo nome era apparso nellinchiesta denominata “Il Padrino” della Procura di Reggio Calabria in quanto, nel covo del latitante Giovanni Tegano, a capo di una delle storiche famiglie mafiose reggine, erano stati trovati numerosi “santini” e volantini elettorali relativi alle precedenti elezioni regionali del 2010, quando De Gaetano fu eletto niente di meno che nelle liste di Rifondazione Comunista. Questo episodio, risalente al 2014, faceva seguito ad una dichiarazione da parte di un collaboratore di giustizia, ex-membro della cosca Tegano, che recitava testualmente:

 

Di solito abbiamo votato sempre a destra. A sinistra ultimamente abbiamo portato a Nino De Gaetano […] lo abbiamo aiutato moltissimo”.

La nomina di De Gaetano fece scalpore nel PD nazionale, tanto da indurre un altro assessore, Maria Carmela Lanzetta, ex ministro-lampo del governo Renzi, a rinunciare alla sua nomina contestuale nella giunta Oliverio. Nel giro di pochi mesi, però, tutto sembrava rientrato, sopito e taciuto tra le mura del Consiglio, senonché il 26 giugno, nellambito di uninchiesta sui rimborsi ai partiti durante la precedente consiliatura regionale, il primo ad essere arrestato, a causa di spese indebite per oltre 200.000 €, è proprio De Gaetano, subito dimessosi dallincarico e autosospesosi dal partito.

Il cerchio si stringe, ma non si chiude, in attesa che la Giustizia faccia il suo corso. Resta, però, lamaro in bocca per un popolo che non riesce ad imprimere un cambiamento quanto mai urgente a livello locale, probabilmente perché avviluppato in logiche clientelari che rappresentano una forma di assistenzialismo perpetuo che deprime ulteriormente la regione più povera del nostro Paese. Sale, invece, il disgusto per una classe politica non solo incapace di anticipare la magistratura nella selezione dei suoi uomini, ma che addirittura spiana senza alcun ritegno la strada a personaggi a dir poco opachi.
La gramigna, giù in Calabria, resta dura da estirpare.


Amministratore

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