ANIMALI NOTTURNI FAST ANIMALS AND SLOW KIDS3 min read

Leonardo Fortunati | 01-07-2019 | Musica

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“Sai per tanti anni pensavo fosse alternativo fare il punk / ma oggi ho trent’anni e vorrei soltanto dire quello che mi va / lo so, ti parrà strano, ma in fondo questa è la mia nuova libertà”  

Dopo solo due anni da “Forse non è la felicità”, venerdì 10 maggio è uscito Animali Notturni, quinto album dei Fast Animals and Slow Kids. Alla pubblicazione del disco è seguita poi una serie di incontri in-store e live acustici come preludio alle date del tour vero e proprio, con data zero il 24 maggio al MI AMI Festival di Milano. 

Nonostante il poco tempo passato dall’ultima uscita, molto è cambiato in casa Fask. Il passaggio da un’etichetta indipendente come Woodworm a una major come Warner Music Italy e la scelta di affidarsi alla produzione musicale di Matteo Cantaluppi, hanno contribuito a segnare un rinnovamento del progetto della band, con modifiche radicali anche a livello di sound complessivo.  

Già dal rilascio dei primi due singoli che hanno preceduto l’uscita dell’album, “Non potrei mai” e “Radio Radio”, si è potuto costatare il cambiamento di rotta a livello compositivo e di produzione, motivo di critiche da parte dei fan più affezionati. Parte strumentale relegata quasi a sfondo di una voce sempre più protagonista: via le tradizionali distorsioni aggressive delle chitarre, spazio ad arpeggi, cori e addirittura glockenspiel. Lampanti i riferimenti a Bruce Springsteen e agli Smiths in questo senso. L’aggressività dei primi album sembra quindi essere uno sbiadito ricordo, anche se forse più per scelte di mixaggio e produzione che di effettiva composizione.  

Anche i testi confermano la tendenza al rinnovamento. La maturità dei trent’anni, l’amore, l’esigenza di esprimersi con libertà attraverso la musica sono i temi principali. La consapevolezza di essere artisti e di potersi permettere di non dover rendere conto a nessuno. “Dove son finiti tutti quanti?”: La title track “Animali notturni” apre il disco con un suono pulito e definito, parlando di rimpianti, della solitudine. Seguono “Cinema” e “Urlo”, tracce dal sapore molto pop con suoni limpidi e batteria insistente. Il tema dell’amore poi si prende la scena, con “Non potrei mai” e “Dritto al cuore”. “Canzoni tristi” invece sembra essere una sorta di manifesto di intenti, in cui emerge chiaramente la volontà di liberarsi da qualsiasi costrizione artistica, senza più renderne conto a nessuno, concetto poi parzialmente ripreso in “Radio Radio”. L’album ritrova poi tracce della vecchia aggressività della band Perugina con pezzi come “Un’altra ancora”, “Demoni”, “Chiediti di te”, con ritmi più incalzanti e ritornelli da urlare a squarciagola, ma sempre mantenendo la limpidezza e la pulizia dei suoni che caratterizza il disco. I Fask chiudono poi il disco con una ballata, “Novecento”, tra numerosi ricami di chitarra, incertezze e speranze future. 

Animali notturni è quindi un disco maturo, di qualità, in cui la l’esperienza musicale e la limpidezza sonora prendono il sopravvento sull’aggressività giovanile che aveva distinto gli album precedenti, senza tuttavia intaccare la carica che da sempre contrassegna i Fask. Al di là del tono limpidamente più pop e commerciale, le tematiche affrontate e le atmosfere create sono autentiche e sincere. Dopo alcuni ascolti non può sfuggire infatti che l’anima del progetto rimane sempre la stessa. E in un panorama musicale che continuamente strizza l’occhio all’ascoltatore nei modi più banali è importante sapere che c’è ancora chi ci butta il cuore e l’anima senza paura, chi si mette a nudo di fronte al pubblico senza timore delle critiche e mette sempre tutto sé stesso in quello che fa. 


Leonardo Fortunati

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