AL VIA IL FRULLATORE DI SANREMO4 min read

Andrea Marconi | 08-02-2017 | Attualità - Cultura - Musica - Nazionale

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Ascolti e pagelle della prima serata

Si sa, il Festival di Sanremo è un po’ come un frullatore, e la strategia di infilarci dentro di tutto un po’ si è rivelata vincente nei decenni. “È il Festival della canzone, le canzoni saranno protagoniste”, ogni anno il solito refrain. Ma diciamocelo, nell’era dell’ego ipertrofico e della febbre da social, dei prodotti discografici usa e getta rimasticati e sputati dai talent show, non bastano le canzoni per reggere cinque prime time di tre ore senza spingere al suicidio i telespettatori. Il rimedio sta nel frullatore, ci si butta dentro un ventaglio di artisti e generi musicali per tutte le età e per tutti i gusti (o quasi); un tourbillon di ospiti musicali nostrani ed internazionali, più o meno noti; la sacrosanta carrellata di attori con film o fiction in promozione; un pizzico di comicità che non guasta mai (un colpaccio la presenza fissa di Maurizio Crozza, che torna sul luogo del delitto dopo i clamorosi fischi del Sanremo 2013 condotto da Fabio Fazio); si chiude il coperchio e si preme il pulsante d’accensione. Via.
In perfetto stile italico, tra le consuete polemiche di contorno a scaldare il clima (feti e alieni canterini, compensi di conduttori e ospiti, biglietti in sala gentilmente offerti a partiti e movimenti), è partita su RaiUno e – udite udite – in Eurovisione, la macchina del Festival, il terzo targato Carlo Conti, nella doppia veste di mattatore e direttore artistico. L’anchorman toscano, perno della programmazione televisiva Rai, officia da professionista il rito sanremese, portando con sé lo stile familiare e rassicurante, marchio di fabbrica che l’ha reso punta di diamante nelle scuderie del servizio pubblico. In veste di co-conduttrice, in una sorta di legge del contrappasso femminista, riscatto delle decine di vallette mute avvicendatesi sul palco del Teatro Ariston negli anni (rigorosamente una mora e una bionda), c’è lei: Maria De Filippi, conduttrice, produttrice e autrice, regina degli ascolti di canale 5 con al seguito il target giovanile dei suoi programmi nonché il nutrito squadrone dei suoi “Amici” tra i cantanti in gara.
8 nuove proposte e 22 artisti “big”, ci sono quelli che strizzano l’occhio al pubblico più agée (Al Bano, Ron, Zarrillo) e ci sono i novizi, spesso semisconosciuti, che in forza della provenienza dai talent show (ben 7 su 22) sono avvezzi ai meccanismi televisivi e alla gara con televoto, già con in poppa il vento dell’airplay radiofonico. A garanzia della qualità del livello musicale poche certezze e qualche sprazzo di speranza: Fiorella Mannoia, che torna dopo 29 anni da “Quello che le donne non dicono”, Paola Turci, Samuel (leader dei Subsonica). Da tenere d’occhio anche i cantautori Ermal Meta, Fabrizio Moro e Francesco Gabbani, tutti sbocciati artisticamente proprio sul palco di Sanremo.
Gli ascolti della prima serata non deludono, e anche quest’anno il mix uscito dal frullatore ha avuto il suo effetto: 11,4 milioni sono stati i telespettatori incollati alla tv, per un equivalente del 50,04% di share. Milioni le interazioni sui social, con l’hashtag #sanremo2017, sponsorizzato da Tim. 14,7 milioni il picco d’ascolto per l’apertura con l’omaggio di Tiziano ferro a Luigi Tenco, a 50 anni dalla scomparsa del cantautore.
Con le sue luci e le sue ombre, piaccia o non piaccia, il frullatore Sanremo è in piedi da ben 67 anni. Ha attraversato la storia d’Italia scandendola di anno in anno, cercando di interpretarla, di inscenarla, vestirla, raccontarla in una chiave nazional popolare, dunque fruibile e inclusiva, sintetizzando spesso gli umori e i sentimenti del momento storico e politico. La cornice è quella conferita dalla rassicurante ritualità della kermesse, una liturgia rimasta pressoché immutata dal bianco e nero delle prime edizioni ai nastri rainbow dell’ultima. Da 67 anni lo specchio di un’Italia ostaggio del discidium fra conservazione e cambiamento.

Pagelle della prima serata
Giusy Ferreri – Fa talmente male
Giù di voce, testo banale, tra il cacofonico e il discotecaro. Sicura Hit radiofonica. Voto: 5
Fabrizio Moro – Portami via
Il pezzo è debole e non decolla, introverso ma non troppo. Salvato dalla timbrica. Voto: 6
Elodie di Patrizi – Tutta colpa mia
Canzone piatta, la ragazza scimmiotta Mia Martini e si vede. Voto: 4
Lodovica Comello – Il cielo non mi basta
Ancora un mistero la sua presenza. Evanescente. Voto: 3
Fiorella Mannoia – Che sia benedetta
Abbiamo sentito di meglio, parole maneggiate con cura. Intensa. Voto: 8
Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso
La cassa che batte il tempo risulta l’unica cosa gradevole all’ascolto. Testo e prestazione vocale da dimenticare. Inqualificabile. Voto: 3
Al Bano – Di rose e di spine
Non delude le aspettative, gli acuti reggono anche in recupero post infarto. Piacerà al suo pubblico, cioè non a me. Voto: 5
Samuel – Vedrai
L’esperienza in solitaria in questo caso giova, pezzo incisivo ed esecuzione pulita. Incantevole. Voto: 8
Ron – L’ottava meraviglia
Rosalino è rimasto incastrato nel passato. Testo mediocre, dinamica assente. Sfocato. Voto: 5
Clementino – Ragazzi fuori
Nel suo genere c’è molto di meglio, testo pseudo impegnato. Pur essendo a Sanremo non parla d’amore. Coraggioso. Voto: 6
Ermal Meta – Vietato morire
Brano originale, citazioni colte senza spocchia. Autentico. Voto: 7


Andrea Marconi

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