È un NO di democrazia6 min read

Tancredi Marini | 29-09-2016 | Nazionale

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Al Referendum costituzionale, il 4 dicembre, io voterò NO e voterò NO per scelta ed opinione, da persona di sinistra e libera da schemi e diktat di partito. Mi sento di dover fare questa precisazione e premessa visto il clima che si sta creando sopra un referendum che, nella diatriba comune, passa in secondo piano rispetto all’agone politico di persone e partiti.
Questo è un Referendum costituzionale, che tratta della modifica di 49 articoli su 139 della Costituzione Italiana, la carta su cui si basa la nostra Repubblica, il nostro Stato con i suoi valori fondanti e fondamentali e il suo funzionamento. Proprio a questo lego un secondo preambolo: io non ritengo che alla bocciatura di questa revisione costituzionale sia legata in nessun modo la tenuta del governo, che finché ha la fiducia delle due camere deve restare al suo posto. E ritengo che vada bocciata non per l’abbinamento tra revisione costituzionale e Italicum, ma per quello che questa revisione costituzionale può significare con qualsiasi legge elettorale fortemente maggioritaria che possa essere promulgata da qui a molti anni. Ritengo che la revisione è brutta e sarà brutta con qualsiasi legge elettorale che parta dal preconcetto della maggioranza dopata.
Fatte queste premesse mi trovo a dover dividere in più parti le ragioni che mi portano a dire NO a questa revisione costituzionale, vi sono ragioni politiche e ragioni tecnico-giuridiche, dalle quali comincerò.

1) avremo un nuovo Senato che sarà davvero funzionale al suo ruolo? Non proprio, il nuovo Senato sarà un mostro senza testa. Novantacinque tra sindaci e consiglieri regionali, speciali rispetto agli altri ottomila-novecento- quindici, dovrebbero, part-time forse una o due volte a settimana, abbandonare i loro ruoli a Palermo, Cagliari, Trieste (etc etc) per andare a Roma a discutere di leggi dello Stato e magari studiarle, modificarle e alla fine votarle. Ma soprattutto ci andranno in veste di cosa? Del rappresentante del cittadino o di rappresentante della regione? Sicuramente non andrà in veste di rappresentante del governo regionale, ma manterranno autonomia politica, senza che nessuno gliene abbia realmente dato mandato. Non glielo do io cittadino, che non scriverò “lui è il mio senatore oltre ad essere il mio consigliere regionale” e non gliela da il governo regionale, che lui non andrà a rappresentare. In pratica con quale rappresentanza politica il nuovo senatore voterà leggi e potrà modificare la Costituzione? Alla fine sarà la sua personale, non quella dei cittadini, ne quella degli enti territoriali.

2) avremo almeno semplificato il processo legislativo? Non proprio. Con il nuovo articolo 70, sì quello incomprensibile con i rimandi ai commi come la più ordinaria delle leggi, ci saranno otto iter legislativi diversi, ma siccome è di difficile comprensione alcuni addetti ai lavori hanno azzardato che potrebbero essere anche dieci (come dice Zagrebelsky) o magari due iter paralleli, differenti ed interdipendenti tra Camera e Senato (ipotesi De Siervo).
Insomma semplificare è chiaramente una cosa diversa, rendere il tutto molto più complesso invece è opera di questa “riforma”.

3) avremo finalmente chiare le competenze di Stato e Regioni? Non proprio, anche questa è una grande bugia. Le competenze vengono scritte nel nuovo articolo 117, finalmente separate totalmente tra competenze statali e regionali, peccato che dette in modi diverse si ripetano in entrambi i commi. Come per esempio per le competenze riguardanti l’istruzione: una legge come quella sull’edilizia scolastica a chi spetta? Alle regioni o allo Stato? E se spetta allo Stato può intervenire il Senato o non è affar suo? Ha a che fare con le competenze regionali? Queste domande saranno all’ordine del giorno se questa revisione costituzionale dovesse passare. Una situazione insomma ambigua dove la generalità delle competenze statali fa rientrare dalla finestra un’enormità di competenze condivise, che riescono nell’arduo compito di creare ancora più confusione.

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Questi tre argomenti sono macroscopici e rendono questa revisione inadatta ad essere applicata, nonostante ci possano essere dei lati positivi. Bisogna a questo punto ricordare che al Referendum si vota in blocco tutta la revisione, quindi ad onor di logica votando “Sì” si accetta tutta la riforma, e quindi certamente aboliamo il CNEL un organo inutile ed in disuso, ma accettiamo anche i tre punti precedenti. Per me resta invece inaccettabile l’idea che, anche se c’è qualcosa di buono in questa revisione costituzionale, si accetti tutto il nuovo sistema per i piccoli miglioramenti collaterali. Il pericolo autoritario, non è solo fantasia.
Al pericolo autoritario va legata però la legge elettorale ed a questa è necessario legare la coscienza che una legge elettorale è una legge ordinaria e con pochi colpi di maggioranza può cambiare ancora, peggiorare e modificarsi. Quando viene scritta una Costituzione invece bisogna pensare, guardando più in là della punta del proprio naso, a come verrà usata nei prossimi 10, 30 o 50 anni. Il problema però non è nel combinato disposto legato a questa legge elettorale, non è vero dunque che “tolto l’Italicum, la riforma è accettabile”, ma è nel fatto che una nuova e peggiore legge elettorale potrebbe essere scritta già il prossimo anno o solo pochi mesi dopo il 4 dicembre. Ma dov’è questo pericolo autoritario? Non è certo Renzi che mi spaventa, ma la miopia che non guarda oltre ad un governo perfettamente nel recinto democratico (come attualmente ne abbiamo alcuni esempi in Europa). Ecco se guardiamo la situazione mondiale, oltre a quella del nostro piccolo orticello, scopriamo che un certo tipo di sistema politico aiuta certamente l’ascesa di personaggi poco raccomandabili e ci vuole fin troppo poco dopo una loro democratica elezione per scoprire se i contrappesi funzionano o meno. Ecco in questa revisione costituzionale, con una legge elettorale proporzionale, magari funzionerebbero pure i contrappesi ricalibrati dai riformatori, ma con una legge fortemente maggioritaria? Se con un 30% di voti prendo un 55% dei seggi quanto ci vuole per trovare quel 5% mancante ad eleggere il Presidente della Repubblica? Credo sia facile comprendere la semplicità che ci sia ad arrivare a 60 se si parte da 55 rispetto a quella di chi parte da 30. La stessa cosa vale anche per i Giudici della Corte Costituzionale, che prima venivano eletti dal Parlamento riunito, dopo la revisione spetteranno tre alla Camera e due al Senato nominato (un vero e proprio accrescimento dei poteri del Senato, altro che taglio). Speriamo, ma possiamo solo sperarlo, che non diventino dei “giudici delle ragioni delle Regioni” ossia un buon modo per spaccare l’unità della Corte che dalla sua integrità trae forza e autorevolezza.
Certo a questo punto sono già passato alle ragioni politiche per dire no, e siccome sono già stato lungo ne aggiungerò una sola. In gioco in questo Referendum c’è l’idea stessa che abbiamo di Democrazia. Una parola pesante e complessa, ma soprattutto un concetto che non ci possiamo permettere di perdere. Ritengo che in questo paese abbiamo bisogno di rieducarci all’idea di democrazia, al dibattito e al rispetto dell’opinione dell’altro, ad una società che democraticamente condivide la responsabilità delle scelte e delle decisioni. Tutto questo non fa parte però di un’idea di revisione costituzionale che riduce gli spazi democratici, aumenta i poteri centrali, punta a demolire le pluralità delle opposizioni e invita fortemente a favorire governi monocolore che prendano le decisioni per tutti, senza dover soffrire le opinioni altrui. Io voterò NO a questa revisione perché credo che i cittadini italiani debbano ancora avere una possibilità, debbano provare ancora quella democrazia che nel secondo dopoguerra fu faro del mondo spaccato per blocchi. In Italia il sistema politico creato dalla nostra Costituzione mirava a ridurre lo spazio di contrapposizione dei blocchi della guerra fredda, oggi che non c’è più la guerra fredda potremmo trovare la volontà politica di eliminare quella contrapposizione e applicare a pieno la nostra Costituzione.

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Tancredi Marini

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