2015: Un compleanno di buoni propositi5 min read

Amministratore | 20-01-2015 | Nazionale

Scocca la mezzanotte. Tutti si augurano Buon Anno. Io penso anche a fare gli auguri alla nostra Libera. L’associazione, fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti, ora una giovane ventenne. In risposta alle stragi di Capaci e Via D’Amelio si è alimentato negli anni un movimento sociale di contrasto ad ogni fenomeno mafioso. Vent’anni in cui si è chiesta incessantemente verità e giustizia. Vent’anni in cui si è stati vicini a tutti i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Vent’anni in cui ci si è battuti per il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Vent’anni di viaggio, di cammino, in cui passo dopo passo ci siamo arricchiti reciprocamente. Vent’anni che non sono un traguardo ma solo una partenza, perché è sempre adesso il tempo dell’impegno.

 

Tradizione vuole che durante il cenone a turno si espongano i buoni propositi per l’anno venturo. Libera lo ha fatto in anticipo, dal 23 al 26 ottobre, a Roma, a Contromafie, la terza edizione degli stati generali dell’antimafia. Un’occasione di confronto nazionale, con la partecipazione di tutti i presidi, anche di quelli giovanili, universitari. Uniti nella costruzione del cambiamento: questo l’obiettivo comune. Proposte e buone pratiche da applicare nell’opposizione alla criminalità organizzata, con il pieno coinvolgimento anche delle istituzioni. La plenaria di apertura si è svolta venerdì 24, i lavori sono iniziati con l’intervento di Roberto Saviano. Il giornalista ha affermato che capire, condividere ed esserci, sono la conditio sine qua non della lotta alle mafie; il capitalismo criminale si può combattere solo con la rivendicazione dei diritti. A seguire hanno preso la parola Luigi Ciotti, il Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso, Nicola Zingaretti in rappresentanza della Regione Lazio, il Sindaco Ignazio Marino per il Comune di Roma, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, e ancora il Procuratore Nazionale antimafia Franco Roberti, la Presidente della Commissione Nazionale antimafia Rosy Bindi, Nunzio Galantino, Segretario generale Conferenza Episcopale Italiana e Stefano Rodotà. La sera siamo stati spettatori di un monologo teatrale molto toccante ed incisivo chiamato “Panenostro”, interpretato da Ernesto Orrico, il cui testo e regia sono di Rosario Mastrota. La giornata di sabato 25 invece si è caratterizzata per la divisione in gruppi e le discussioni di singole aree tematiche: per una parola di libertà e dignità, per un sapere di cittadinanza e responsabilità, per un dovere d’informazione e democrazia, per una politica di legalità e trasparenza, per una domanda di giustizia e verità, per un’economia di solidarietà e sviluppo.

Io ho scelto di partecipare al secondo, coordinato da Nando Dalla Chiesa, Presidente del Comitato antimafia di Milano, volendomi concentrare sull’importanza della conoscenza e dell’educazione. L’università può avere infatti un ruolo nevralgico nell’inversione dellattuale sistema, grazie anche all’introduzione nella didattica ordinaria di corsi attraverso i quali far conoscere quali siano state le armi della legge nella battaglia contro il fenomeno mafioso, tentando anche una ricerca aperta al panorama internazionale. Provare ad essere testimoni coerenti della riaffermazione della legalità, per arginare la connivenza tra cosa pubblica e malavita.

Noi giovani siamo stati ospitati nella palestra del centro sportivo Campo dei Miracoli, a Corviale, quartiere periferico e problematico di Roma, dove ragazzi e ragazze organizzano attività ricreative e partite di calcio sociale, uno sport in cui le regole del calcio sono state riscritte per garantire massima inclusione e accettazione delle diversità, uno sport che diventa strumento di promozione umana e sociale, uno sport che allena alla vita. L’accoglienza è stata messa dunque al primo posto, l’accoglienza che noi stessi siamo in grado di offrire quando ci poniamo come interlocutori, pronti ad ascoltare, capire ed apprezzare l’eterogeneità che ci circonda. Confrontandoci tutti insieme in un grande cerchio abbiamo ricercato sguardi lucidi, onesti che hanno sete di verità. Congiuntamente si è tentato l’impegno quotidiano delle nostre coscienze, in cui noi per primi dobbiamo sentirci chiamati in causa e attori del cambiamento. Abbiamo deciso di batterci per attuare la legalità, la trasparenza, la coerenza, la dignità intrinseca al lavoro e non la sua mercificazione. Si è scelto di perseguire un’economia non corrotta, garante di prospettive future migliori, basata su buoni investimenti e buona gestione della spesa pubblica. Una rete di intenti che si espande senza mai sdrucirsi, rafforzando i suoi nodi ed aggiungendo nuove corde. Al mio rientro a casa, turbinii di emozioni hanno affollato la mia mente. Non è semplice riordinare e rielaborare tante sensazioni forti, ma sicuramente la cosa che mi porterò sempre dietro è la compattezza di tutti i presenti nel difendere l’alternativa. Sì, l’alternativa ai compromessi, alla collusione, all’omertà, alla disinformazione, alla paura di linguaggi veri, limpidi, chiari. L’alternativa simboleggiata da una penna e una voce che tolgono il velo a quello che l’ipocrisia aveva celato. L’alternativa è rappresentata dai diritti rivendicati, dalla cultura della partecipazione, dal bisogno di uguaglianza e di pari opportunità reali. L’alternativa è Libera, non l’io ma il noi, la solidarietà; l’alternativa è costruire quotidianamente uno Stato giusto e legale, concedendosi, ogni tanto, istanti speranzosi di sogni ed ambizioni, come risorse di fronte al cinismo. L’alternativa sono però anche tutte le compagne e i compagni di questo cammino, le ombre dei loro passi danno più forza e sicurezza ai miei.

Il 26 la plenaria di chiusura, il saluto di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, la lettura del Manifesto di Contromafie, in cui sono racchiusi tutti i nostri intenti. “Prima di leggi adeguate per il contrasto alle mafie e alla corruzione, abbiamo bisogno di scelte di vita e di pratiche quotidiane che affermino giustizia e uguaglianza. Prima di addebitare agli altri le colpe del successo di mafie e corruzione, dobbiamo guardare ai nostri errori e alle nostre responsabilità. Le mafie e la corruzione sono diventate così forti perché abbiamo permesso che ciò accadesse.”

In conclusione ci auguro per questo 2015 e per i vent’anni della nostra Libera di essere forti, compatti di avere la forza di agire, assumendoci le nostre responsabilità, di essere fastidiosi granelli di sabbia negli ingranaggi di questi sistemi.

Buon principio, anzi no, buona continuazione


Amministratore

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