Captain Fantastic – Un film indie dal cuore serio2 min read

Enrico Guarducci | 10-12-2016 | Cultura - Locomocinema

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In un mondo in cui la tecnologia ci circonda, i problemi sociali avanzano, i giovani pigri e svogliati sono affossati oltre che da loro stessi anche dall’assenza di speranza, arriva un capitano fantastico che tenta di risolvere questi problemi a modo suo. Con lui arriva anche un film indie, coloratissimo, un po’ strampalato ma che lascia dietro di sé una scia di riflessione seria e profonda.
Captain Fantastic è il nuovo film di Matt Ross, vincitore a Cannes per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard e a Roma per miglior film secondo il pubblico, ed esce in Italia in questo weekend di inizio Dicembre. Ben Cash, interpretato da un incredibile e quanto mai duttile Viggo Mortensen, è padre di sei figli e marito di Leslie, assieme alla quale ha deciso di stabilirsi lontano dalla società civilizzata per vivere e crescere i propri figli a contatto con la natura, privandoli di tecnologie e comodità ma istruendoli secondo un modello utopico e perfetto: allenamenti, studio intensivo della fisica della matematica e della letteratura, rispetto verso gli altri e verso la natura, disprezzo di tutti i costrutti tipici del mondo occidentale. Un evento drammatico costringerà Ben e la sua famiglia a fare ritorno al mondo civilizzato e assieme ai kilometri sotto le ruote del loro pullman scorreranno eventi e riflessioni che cambieranno la loro vita apparentemente da sogno.
Captain Fantastic è un film che colpisce per molte cose, ad iniziare dai luoghi magnifici in cui è girato. Colpisce anche per i colori vivi che trovano una costante negli occhi azzurri e bellissimi di tutta la prole di Ben. Colpisce anche, e direi soprattutto, perché in un modo apparentemente leggero e giocoso impone al pubblico una riflessione fondamentale: come educare i nostri figli? Come preparare le nuove generazioni ad un mondo che si incupisce e si digitalizza sempre più? Ben di sicuro impone una educazione ed una vita estrema sotto tutti i punti di vista e nonostante ciò non si è portati a demonizzarla del tutto vista la felicità, la salute, e la straordinaria intelligenza che dimostrano i suoi figli. Anzi la normale vita e la normale educazione sembrano, per lunghissimi istanti, più fuori dal mondo della vita nella foresta di Ben. Gli eventi, ed una straordinaria sceneggiatura, guidano la riflessione e dai due estremi ideali di vita il film guida verso una presa di coscienza illuminante e giusta.
L’unica cosa che stona un po’ è il finale dove concretamente la storia va a parare: un po’ favola, un po’ sogno, quando invece ci si aspetta che anche concretamente le vicende vadano ad adagiarsi su qualcosa di meno frivolo e sognatore. Nonostante ciò la straordinaria riflessione termina straordinariamente, e anche se rimane un retrogusto di eccessiva leggerezza, ciò che resta chiaro in mente è il verde sconfinato delle foreste, il blu profondo di quasi tutti gli occhi incontrati, ed una risposta seria e consistente ai dubbi e alle paure di tutti i genitori o futuri genitori del mondo.
Un film indie, con un cuore serio.

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Enrico Guarducci

Enrico Guarducci

Studente di Giurisprudenza atipico. Appassionato della Città di Perugia, di Cinema e di Sport, curo la rubrica Locomocinema sulle nuove uscite in sala e la rubrica Locomotiva Biancorossa sulle imprese del Grifo. «Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi»